Foggia, un enorme caso politico è scoppiato in maggioranza dopo l’intervista ai big M5S Furore e Barone

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E’ scoppiato un enorme caso politico nel campo largo foggiano, dopo l’intervista de l’Attacco ai big del M5S, ovvero il coordinatore provinciale/europarlamentare Mario Furore e l’assessora regionale Rosa Barone. “Non rifaremmo la scelta del campo largo e non riteniamo ci siano le condizioni per replicarlo altrove, dalle provinciali di gennaio alle comunali di maggio”, hanno tuonato i due contiani. “Pd e CON sono stati del tutto scorretti con noi. Lia Azzarone presidente del consiglio è la peggiore scelta che si potesse fare per Foggia. Riteniamo che la sindaca Marida Episcopo sia in buonafede, ma in malafede sono certamente nel Pd e da loro non vogliamo più essere presi in giro”. Affermazioni pesantissime perché arrivano da quel M5S che aveva scelto la candidata sindaca, la seconda forza della coalizione che è stata portata come esempio in tutta Italia dai leader nazionali Conte e Schlein. E’ il “modello Foggia” che appare già profondamente malato e lacerato al proprio interno.

“Ci fidiamo della sindaca, la nostra fiducia è invece pari a zero nei confronti degli alleati”, ha sottolineato Furore, le cui dichiarazioni appaiono agli antipodi rispetto a quelle proferite in aula consiliare, il 14 dicembre scorso, dal consigliere comunale Giovanni Quarato nell’annunciare, a sorpresa, il sì del gruppo M5S (tranne Dal Maso) in favore di Azzarone presidente del consiglio. “Riteniamo che la figura di Lia Azzarone sia valida per la sua esperienza, per le sue capacità e le doti che ha dimostrato nella sua esperienza politica”, disse Quarato, che oggi torna a fare ironia su Furore: “Vi ricordate quella canzone di Mina che faceva ‘non gioco più, me ne vado"? Che poi, se non sai giocare, ovvio che perdi...’. Peraltro, sempre dalla maggioranza trapela un’indiscrezione rispetto alla prima seduta consiliare: secondo tali rumors dietro l’assenza dei decreti di nomina degli assessori (presentati alla stampa e alla città prima dell’adozione degli atti da parte di Episcopo) potrebbe esservi stato lo zampino del dominus Pd Raffaele Piemontese, che avrebbe voluto prima esser certo che passasse l’elezione della fedelissima Azzarone, presidente dell’assemblea regionale dei dem.

Duro, dall’opposizione, il consigliere Giuseppe Mainiero, già candidato sindaco: “Non succederà niente perché Barone e Furore non controllano nulla, non hanno alcun tipo di collegamento col gruppo consiliare. quei consiglieri non sono assolutamente vicini a loro, né politicamente né tantomeno umanamente. Ormai Barone e Furore parlano da soli. Si dovrebbero vergognare: hanno resuscitato i morti ed ora hanno paura degli zombie”.

“Sono allibito, mai sentito niente del genere”, esordisce a l’Attacco l’ex assessore Claudio Amorese, oggi capogruppo consiliare di Fratelli d’Italia. “Innanzitutto vedo una grande improvvisazione. Non si può votare Azzarone presidente del consiglio come gruppo consiliare e poi disconoscerlo come vertici del M5S e in modo così pesante. C’è qualcosa di personale che va oltre gli aspetti politici, evidentemente. Di certo le dichiarazioni di Barone e Furore dimostrano che il campo largo non esiste più, quantomeno nei termini iniziali. C'è una grande inaffidabilità che verrà scontata dalla città. E’ evidente che nel Pd sono più scaltri ed avvezzi alla politica. Se questo è il clima la maggioranza non avrà vita lunga e facile. Quanto è avvenuto è un segnale anche di schizofrenia politica e a maggior ragione noi siamo completamente alternativi a questo tipo di maggioranza, una coalizione ingestibile. La proposta del campo largo si è rivelata del tutto inaffidabile, hanno buttato giù la maschera dopo poche settimane soltanto. Ora li attendiamo sui temi, visto che finora hanno parlato soltanto di scontri interni e di poltrone. E già alle elezioni provinciali e alle comunali capiremo gli effetti di quanto detto da Furore rispetto all’impossibilità di replicare il campo largo”, conclude il meloniano Amorese.

“E’ davvero triste ricordare che l’avevamo detto. L’intervista fa emergere tutte le contraddizioni interne a quella coalizione, dopo che erano già emerse in consiglio comunale. L’avevamo detto che sarebbe stata una bomba ad orologeria. Oggi è un campo santo, l’esperienza è già giunta al termine”, commenta Raffaele di Mauro, candidato sindaco e consigliere comunale di Forza Italia.

“Non risparmiano nulla ad Azzarone e al Pd. Ne dicono di tutto e di più. E’ un piccolo manuale di come non si fa una coalizione. Dopo la prima seduta consiliare non se le mandano a dire, ne fanno di tutti i colori. Neanche un Mainiero sarebbe mai arrivato a dire cose così tremende contro il Pd e Azzarone. Ma Furore ha anche ammesso di non aver controllato il proprio gruppo, per inesperienza politica. Quando afferma che i consiglieri saranno autonomi ammette che i vertici non li controllano. Quanto al grado di fiducia nei confronti della sindaca, il 7-8 dato da Barone e Furore fa pensare, ad una settimana dalla prima seduta consiliare”.

Articolato il commento, a l’Attacco, di un altro candidato sindaco, il neo consigliere Antonio de Sabato: “Non mi stupisce una polemica interna al campo largo, anzi mi amareggia. Siamo stati sin da subito consapevoli che il metodo del campo largo non era percorribile, perché con tale metodo si vince ma non si governa. Lo abbiamo detto in tempi non sospetti e oggi, purtroppo, i fatti ci danno ragione. Dobbiamo prendere atto dell’incapacità della classe politica di connotarsi sui temi e valori identitari di una coalizione. Oggi se il centrosinistra è diviso lo è sui temi più importanti. Era su questo che bisognava costruire la coalizione, non sulla somma algebrica e sul tutti dentro per assicurarsi matematicamente le condizioni per arrivare alla vittoria. Non era ciò di cui la città aveva bisogno, visto che in tal modo si garantisce quell’ingovernabilità che ormai è una caratteristica della politica italiana e che contribuisce ad alimentare la disillusione e sfiducia dei cittadini. Quindi si sta ottenendo tutto il contrario di quanto detto in campagna elettorale”.

“Oggi”, continua de Sabato, “è più chiara e nitida la scelta del sottoscritto e di altri 62 cittadini di candidarsi in maniera autonoma, pur avendo i nostri valori nell’alveo del centrosinistra. Non era praticabile la strada del campo largo, non possiamo far finta di cadere dalle nuvole. Vi è una responsabilità politica nei confronti delle persone a cui chiediamo il voto. Sapevamo cosa avrebbe significato governare col Pd e con Cusmai, sappiamo quali sono le loro regole e cosa fanno. Abbiamo già visto nella prima seduta consiliare il “biscotto”, il tacito accordo col centrodestra su Azzarone e Soragnese. Abbiamo visto gli ammiccamenti tra Azzarone e il capogruppo di Fratelli d’Italia Amorese. E rispetto alla presidente del consiglio Azzarone mi permetto anche io di sollevare qualche ragionevole dubbio rispetto a possibili conflitti di interesse. Quale è la discontinuità e la rottura col passato in tutto questo? Già le prime beghe, rotture, mal di pancia, dopo due mesi soltanto. A nulla serve oggi piangere e puntare il dito contro Pd e Cusmai: erano stati avvisati per tempo, erano stati messi al corrente. Erano consapevoli ed ora saranno chiamati a risponderne in consiglio comunale. A me oggi interessa la governabilità e dire la verità. Foggia ha bisogno innanzitutto di dirsi la verità, altrimenti andrà a sbattere come è avvenuto nella vicina Manfredonia”, conclude de Sabato. 

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