La Torre boccia campo ristretto Pd-5S: “Condizioni effimere, sono tutto e niente. Pronti a correre da soli”

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Le civiche del centrosinistra sono pronte ad ufficializzare la propria coalizione e il candidato sindaco Domenico La Marca qualora i neo alleati Pd e M5S non convergessero sul loro nome. Il rassemblement comprende Molo 21, CON, Progetto Popolare, Manfredonia Civica e una lista civica in via di formazione attorno a La Marca. Molto vicino alla Diocesi, La Marca è assistente sociale e volontario impegnato nell’accoglienza degli immigrati, animatore interculturale, responsabile a Foggia del centro interculturale Baobab e referente di Emmaus. L’intesa stretta ufficialmente tra contiani e dem rischia di non allargarsi ulteriormente. Ieri sera era previsto un confronto tra i coordinatori delle varie realtà del possibile campo largo, ma senza alcun ottimismo da nessuna delle parti. Lo si comprende chiaramente dalle parole dell’ex vicesindaco Franco La Torre, referente di Molo 21. L’Attacco lo ha intervistato.

Che pensa dell’intesa Pd-5S?
Siamo partiti il 26 ottobre e ad oggi c'è ancora bisogno di riflettere per qualcuno, evidentemente le cose non tornano perché c'è la tendenza a far prevalere logiche che la storia dovrebbe aver messo da parte, al di là delle persone. È chiaro che se si vuole il campo largo vero ciascuno deve mettersi in discussione e rischiare di dover cedere il passo ad altri. Il campo largo ad oggi non c'è. Non mi interessa chi sostiene chi, la discontinuità la rilevi se percepisci da parte di tutti la volontà di mollare gli ormeggi e nuotare in mare aperto. Invece c'è chi continua ancora a temere il mare aperto e a voler tenere saldamente in mano gli ormeggi per non rischiare nulla nelle proprie posizioni istituzionali. Ciò stride con la situazione vissuta dalla città e dagli ultimi avvenimenti rispetto ai quali non può non esserci una presa di distanza da fatti e persone. Il campo largo dovrebbe basarsi sul rinnovamento dei metodi, mi pare che questa disponibilità non sia stata raggiunta. Si punta ancora alla conservazione. 

Nel M5S affermano che “mai c’era stata tanta umiltà e apertura da parte del Pd” e che i dem si sono dissociati dalle “esperienze nefaste del passato”, condizione posta anche agli altri possibili alleati. 
Per me non vuol dire nulla. Quando si entrerà nello specifico delle questioni, visto che tra meno di un mese dovranno essere presentate le liste? Questa è una città di medie dimensioni in cui chi si interessa di politica è una percentuale molto esigua. Alla fine ci sarà sempre qualcuno che sosterrà qualcun altro. Il tema è, piuttosto, con quale metodo nuovo ci approcciamo a queste decisioni. Chi si candida a governare deve mettere su un programma credibile e sostenibile in un brevissimo lasso di tempo, con proposte sempre più effimere man mano che il tempo si restringerà ulteriormente. E’ necessario chiudere subito, con un principio cardine: non ci saranno più rendite di posizione per nessuno. La scelta deve ricadere su persone che non dovranno guardare indietro ma soltanto avanti. 

Andate avanti con La Marca?
La candidatura è scaturita non da noi di Molo 21 ma, inizialmente, da una discussione più ampia con altri partner del possibile campo largo. Lo spirito era di mollare gli ormeggi. La Marca ha una storia che la dice lunga sulla possibilità di potergli dettare l'agenda. L’agenda la si fa assieme ma poi il sindaco dovrà avere ampi margini di autonomia e non dovrà rispondere a nessuna logica particolare di interessi. Più che un nome è un'idea di piena discontinuità col passato. Stiamo provando ad allargare, con la speranza che ci siano ancora i margini per un vero campo largo. Diversamente, ce ne faremo una ragione e proseguiremo per conto nostro se non ci sarà accordo con Pd e 5 Stelle. La Marca non può essere etichettato sotto nessuna sigla, può governare senza lacci e lacciuoli che possano condizionarne le scelte amministrative. E’ una scelta di rottura, noi ci crediamo e non comprendiamo le ragioni per cui ci si nasconde dietro nessun argomento pur di dire no. 

E’ netto il veto posto dai contiani su tanti ex amministratori dem, a partire dagli incandidabili del 2019. 
Mi sento una persona del passato, al pari di Bordo, Campo, Prencipe, Riccardi, Zingariello. Lo siamo tutti. In questa vicenda il nostro ruolo dovrebbe essere solo esprimere le nostre opinioni e lavorare perché le cose cambino. Le condizioni alla base dell'accordo Pd-5 Stelle mi sembrano effimere, sono tutto e niente. Il passato - parlo per me - sta cercando di favorire l'avvio di una cosa che possa smarcarsi e guardare avanti. 

E se emergesse un nome nuovo? 
Come detto da noi sin da subito, se dovesse emergere una personalità di rilievo diremmo sì. Ma lo considero ad oggi inimmaginabile, dubito che si possa riuscire a coinvolgere in extremis una personalità del genere. Non c'è più spazio per tergiversare, serve andare avanti. Il Pd mostra la tendenza a Manfredonia a rendere l'accordo con i 5 Stelle esclusivo, tenendo fuori le civiche tranne noi di Molo 21, mentre da parte dei 5 Stelle mi pareva esserci una apertura alle civiche a certe condizioni. Nelle prossime ore siamo pronti ad ufficializzare il nostro candidato se le cose dovessero andare male nella interlocuzione finale. 

Il deputato FI Giandiego Gatta sta cercando di spostare il centrodestra sul candidato sindaco della coalizione civica Manfredonia 2024, Ugo Galli. 
C'è molta confusione nel centrodestra. L'altra volta Gatta sostenne Rotice, non vedo perché non debba andare adesso su Galli. Non credo che ci sia un rischio di ritorno al consociativismo, per quanto la coalizione di Galli comprenda a pezzi di centrodestra anche qualche pezzettino di centrosinistra e dunque presenti del trasversalismo. Sono convinto che, quando le proposte saranno definite e chiare, i cittadini sapranno attribuire a ciascuno il proprio peso. 

Alcuni temono che sulla futura amministrazione possa piombare lo scioglimento per mafia. 
Tecnicamente sarebbe possibile ma lo considero altamente improbabile. Da quanto è emerso finora ci sarebbero responsabilità di singoli soggetti, con procedimenti giudiziari pendenti. Se non c'è asservimento della macchina amministrativa né sono evidenti condizionamenti degli atti amministrativi mi pare inverosimile uno scioglimento per i futuri eletti, a meno che non ci sia una continuità rispetto al passato oppure emergano ulteriori elementi. Sono valutazioni che il prefetto e il Governo faranno, con scelte chiaramente politiche. 

Cosa pensa del caso Bari?
La ricerca sfrenata del consenso, purtroppo, rischia di degenerare. Nelle singole comunità vivono anche persone che non dovrebbero avere nulla a che fare con i partiti e con le istituzioni pubbliche, e che non dovrebbero mai poter condizionare le scelte amministrative. La logica del potere fine a sé stesso per allargare è un metodo visto all'opera in Regione e sconta i propri limiti. La selezione della classe dirigente non la fa più nessuno. Noi stiamo ponendo delle regole nel mettere in piedi la coalizione, con verifiche sulle candidature. Questo stesso lavoro pare che il Pd lo stia facendo a livello nazionale rivedendo il codice etico, ma poi in Puglia si allea con una miriade di civiche formate da personaggi che fanno politica da una vita e che ambivano alla vittoria di Emiliano. 

A Bari le primarie sono saltate alla vigilia per le inchieste giudiziarie e, a Manfredonia dimostrarono nel 2014 quanto possano essere viziate.
Ritengo che a Bari la decisione di sfilarsi sia stata un pretesto, le avevano condivise e concordate e poi si è gridato allo scandalo per l'inchiesta in corso. I 5S sono rimasti in giunta e in altri ambiti. Decaro non può essere assolutamente associato alle persone indagate. Peraltro, chi comprava il voto a 50 euro lo faceva per le vere elezioni. Ritirarsi a due giorni dalle primarie per queste inchiesta sul Comune di Bari - ma non direttamente su giunta e maggioranza – la considero un'operazione un po' strumentale dei 5 Stelle, forse l'hanno fatto perché presagivano la possibile sconfitta alle primarie. 

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