“Piuttosto che guardarci sempre indietro è preferibile riprenderci il desiderio di guardare verso il futuro”

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Domenico La Marca è noto per il suo lungo impegno nell’ambito sociale accanto agli ultimi, adesso il suo nome è il terzo della serie - in ordine cronologico – dei candidati Sindaco per le elezioni amministrative che si terranno l’8 e 9 giugno prossimo, per la coalizione Insieme per Manfredonia composta da Molo 21, Progetto Popolare, Manfredonia Civica e CON Manfredonia. 

Quali ritiene possano essere le analogie tra l’ambito sociale e quello politico e amministrativo in cui si sta calando?
Lavorare nel sociale, in qualche modo, vuol dire fare politica se la intendiamo come battersi per i diritti, migliorare la qualità della vita, lottare per le ingiustizie. Il lavoro sociale è una professione di alto valore politico.  Ho lavorato in terreni del sociale molto particolari: dalla difesa dei braccianti a quella dei clochard, dagli ex detenuti ai malati di AIDS e agli ex tossicodipendenti, nel tentativo di restituire dignità alle persone. Mi sono perciò interfacciato con la politica e con il settore pubblico anche per via dei progetti che, a volte, ho scritto di mio o seguito come coordinatore. Il ruolo politico di rappresentanza dei cittadini richiede un bel lavoro di squadra, e la necessità di mettere su energie e competenze che ci permettano di gestire al meglio il bene comune.

Lei non è un politico, come non lo erano i componenti della scorsa Amministrazione. Ci si può permettere di pagare ancora dazio all’inesperienza?
Sono pur sempre laureato in Scienze politiche con indirizzo Amministrativo, conseguendo anche 110 e lode! Penso che il ruolo del Sindaco è anche quello di cercare una mediazione sugli obiettivi, di ascoltare e prestare attenzione. Manfredonia ha sicuramente bisogno di riaccendere la macchina e riavviarsi subito, perciò c’è bisogno che a Palazzo San Domenico vadano persone oneste, preparate, credibili. E la credibilità viene da quello che si fa. Non voglio essere l’uomo solo al comando. Chi si pone in questo modo, come abbiamo visto negli ultimi anni, è destinato a durare poco o a fare del male a sé stesso e alla città. Vengo dal mondo della collaborazione che mi ha insegnato a lavorare insieme, perciò penso che sia necessario partire da subito con un lavoro di squadra e di condivisione con chi ci avrà eletto. Così facendo, sarà più semplice.

Condivide l’abiura tout-court verso il passato e nei confronti degli ex amministratori?
Chi è senza peccato, scagli la prima pietra. Piuttosto che guardarci sempre indietro e farci venire il torcicollo, sarebbe preferibile restituire alle persone la capacità e il desiderio di guardare oltre, verso il futuro. Con un’Amministrazione più vicina alla città, disposta ad accogliere. Gli scorsi due anni avrebbero dovuto restituirci quella dignità che, invece, ci è stata ancora tolta. Sappiamo cosa non dobbiamo fare, perciò abbiamo tutti la voglia di voltare pagina.

La sua coalizione ha tolto il terreno sotto i piedi all’alleanza che stanno costruendo PD e M5S, chiudendo di fatto la strada di un campo largo progressista in cui figuravate anche voi civici di centrosinistra. La sente questa responsabilità?
Ho tanti amici là e c’è tanta gente che stimo, ricevendo altrettanta stima. Sto però accorgendomi che le dinamiche politiche spesso portano anche a dire che è meglio che ognuno vada per conto proprio. Il mio auspicio è che comunque se saremmo in più persone a guardare nella stessa direzione a volere le stesse cose, forse ci faremmo fare forza. Sono dispiaciuto e non lo nascondo perché poteva essere una bella occasione per riscrivere una bella pagina di Manfredonia. Vabbè, ci potrà essere l’occasione. Ne sono sicuro. 

Va di moda il civismo e, al momento, c’è quello di Antonio Tasso, quello di Ugo Galli e adesso il suo. Non si rischia di confondere gli elettori?
Stiamo pagando lo scotto della crisi dei partiti. Lo stesso MoVimento 5 Stelle ha fatto ‘successo’ sul fallimento dei partiti e noi sappiamo che è solo la punta dell’iceberg di quanto è stato purtroppo costruito lungo tanti e tanti anni. Le liste civiche rappresentano la voglia di partecipare da parte dei cittadini al di là di alcuni schemi. Ci sono pericoli, è chiaro, vedi quelle civiche che nascono e muoiono nell’arco di due mesi. Però proviamo a cogliere la voglia di partecipazione e, per riuscirci, dobbiamo essere bravi noi.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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