Il panorama politico e istituzionale di Capitanata mostra molti esempi di mediocrità. Ecco una carrellata di esempi, nient’affatto esaustiva.
Strategie confuse e fallimentari
Serve una seria terapia psicologica per tanti militanti di Capitanata dopo le scelte, ritenute da loro incomprensibili e suicidarie, dei rispettivi vertici politici rispetto alle elezioni comunali dell’8 e 9 giugno prossimi. Il caso più noto è quello di San Severo, dove il centrodestra – che avrebbe dovuto necessariamente correre unito per evitare la sconfitta in partenza contro il candidato del campo largo Angelo Masucci – è riuscito, invece, nell’impresa di dividersi addirittura in tre: Forza Italia e alcune civiche con Rosa Caposiena (che avrebbe meritato di guidare l’intera coalizione essendo stata, con Nazario Tricarico, la spina nel fianco del sindaco uscente Francesco Miglio in questi dieci anni); il raggruppamento UdC-civiche sorto attorno all’ex assessora foggiana Annapaola Giuliani; e, da ultimo, la clamorosa decisione di Fratelli d’Italia e Lega di sostenere la civica Lidya Colangelo, ex braccio destro di Tricarico.Una scelta, quella dei meloniani inizialmente orientati sull’usurato nome interno Leonardo Lallo, che ha finito per fare a pezzi il già tremendo rapporto tra il livello provinciale retto dal coordinatore Giannicola De Leonardis e il circolo locale, dove nessuno ha compreso tale strategia. Tra quanti stanno facendo sentire con sconcerto la propria voce, oltre al meloniano Emilio Gaeta e al civico Ciro Matarante, c’è ex consigliere comunale Mario Miale e attualmente tesserato in FdI, che ha comunicato di essersi autosospeso dal partito.
“Gli ultimi mesi di gestione del partito e i gravissimi accadimenti delle ultime ore ci consegnano un quadro inquietante sulle elezioni amministrative in provincia di Foggia”, ha detto Miale. “Mi astengo per ora dall’effettuare un preciso esame delle cause delle scellerate scelte, ma quello che è accaduto a San Severo non ha precedenti nella storia delle competizioni elettorali e confonde enormemente l’elettorato, che si aspettava una vera e autentica proposta di centrodestra e non una quantomeno contronatura compagine, volta unicamente a isolare chi aveva autenticamente lavorato nell’ultimo quadriennio a favore dell’intera compagine del centrodestra alla quale intendeva consegnare l’amministrazione della città. Una volta tramontata l’ipotesi Lallo o De Lallo per il candidato sindaco, i vertici hanno scelto Colangelo, civica sì ma con una connotazione da sempre sinistroide, testimoniata dalla presenza di una moltitudine di soggetti di sinistra all’interno della sua coalizione. Noi tesserati abbiamo per altro ricevuto la notizia, ennesimo prodromo di uno sfacelo, dalla “commissaria” De Lallo, ex consigliera comunale di Miglio, che ha scelto di trascinare il partito verso la sua casa avita: la sinistra. Inoltre sarebbe ora che qualcuno spiegasse a che titolo la stessa De Lallo si rappresenta commissaria. Pertanto, non riconoscendomi nelle scelte e nella gestione provinciale e cittadina di FdI che non riconosco affatto, ritengo opportuno autosospendermi dal partito, seguendo i tanti amici tesserati che stanno come me, manifestando il loro disappunto. Con totale serenità continuerò a lottare per un centrodestra più forte e certamente diverso da questo mostro pseudo destra-sinistra che i “gestori” di FdI, in realtà gestori di perdenti comitati elettorali autoreferenziali, vorrebbe venderci come alternativa al campo largo Pd-5S”, ha concluso Miale.
Sfacelo totale per il centrodestra anche nell’altro grande Comune al voto, Manfredonia. Né poteva andare diversamente vista la deludente esperienza di governo degli scorsi due anni. Nel Golfo il deputato forzista Giandiego Gatta vuole portare almeno FI col candidato sindaco di Manfredonia 2024 Ugo Galli (un rassemblement civico fondato, tra gli altri, da nomi quali gli ex assessori Palumbo e Basta), l’ex sindaco Gianni Rotice ha condotto i propri reduci della civica Strada Facendo – con Lega e UdC - a sostegno dell’ex capogruppo FI Vincenzo Di Staso e FdI provinciale è rimasta col cerino in mano, tanto da doversi ora contendere col M5S il candidato sindaco civico Antonio Tasso.
Un’operazione su cui il coordinatore provinciale 5S Mario Furore attende il placet del presidente Giuseppe Conte ma che non piace affatto né alla base pentastellata né agli alleati Pd. Si immaginava la replica del campo extralarge di Foggia, invece contiani e dem sono rimasti soli. Fanno dunque gola le tre liste piene (quattro sulla carta) dell’ex deputato Tasso, che però – piccolo particolare – è sempre apparso più vicino al centrodestra, nella cui coalizione si candidò alle elezioni politiche del 2023.
Delusioni post scioglimento
Dopo il trauma di una gestione commissariale del proprio Comune per oltre un biennio, ogni comunità coltiva la più che legittima aspettativa che quel lungo lasso di tempo sia servito, quantomeno, a preparare al meglio i futuri amministratori, su cui ricade il difficile compito di rilanciare l’ente e la città. Speranze che si sono scontrate dolorosamente con la realtà in diversi Comuni tornati a gestione ordinaria in seguito agli scioglimenti per mafia. Tanti bluff e delusioni per chi aveva creduto nella risalita e al “peggio non può andare”.
Paradigmatico il caso di Manfredonia, dove l’amministrazione Rotice di centrodestra è durata appena due anni ed ha mostrato tutta l’insipienza, l’inadeguatezza e l’inconsistenza di una nuova classe dirigente fatta di neofiti, non pervenuti o personalità finite nel mirino della magistratura (come l’ex assessore ai lavori pubblici Angelo Salvemini, il più suffragato del 2021).
Non ha finora dato risultati esaltanti nemmeno l’amministrazione comunale di centrosinistra a Cerignola, guidata dal sindaco dem Francesco Bonito, ex magistrato. “Si è fatto poco e male, si è persa anche la capacità di coltivare il rapporto con la comunità. Appaiono arroccati a Palazzo”, dicono alcuni cittadini a l’Attacco. Emblematici il caso dello stadio e il dietrofront sui rifiuti. Ma quello che più risulta stomachevole e del tutto contrario alla libertà di stampa è l’ossessione per il giornalista Michele Cirulli e per il suo sito Marchiodoc. Quando era addetto stampa di Bonito in Comune, Cirulli subì una pretesa inaccettabile: che la sua testata online (da cui si teneva distante) si allineasse all’amministrazione e non avesse una linea autonoma che gli permettesse di continuare a dare spazio a tutte le parti. Non volle farlo, decidendo piuttosto di mettere fine alla sua esperienza a Palazzo di città.
L’incontenibile Bonito è in buona compagnia: il Pd è qui rappresentato da chi, in aula consiliare, come capogruppo del partito (Rocco Dalessandro, padre del presidente della direzione provinciale Pd Daniele e suocero della vicesindaca Maria Dibisceglia), ha proposto un’azione di dossieraggio contro Cirulli. Una situazione surreale, come evidenzia Benedetto Mandrone di Noi Comunità in Movimento: “I 5 stelle portano in consiglio comunale una mozione pro Assange, a difesa del giornalismo libero. Il Pd, invece, propone un’azione di dossieraggio da sottoporre a un giudice ‘attento’ in danno di un giornalista locale. Sempre lui, l’ex portavoce del sindaco. Il tutto a distanza di pochi minuti, surreale. In ultimo, ma non per ultimo, a un mese e mezzo dall’arrivo del nuovo gestore del servizio rifiuti, e a poco più di due dal consiglio in cui si dichiarava pubblicamente ‘eccellente’ il servizio offerto da Tekra, oggi li sindaco si rianima, prende contatto con la realtà e attacca la società campana. Rimarcando la inefficienza del servizio di raccolta, certo che col cambio gestore ci saranno ‘cambiamenti radicalmente positivi’. Onestamente, ce lo auguriamo anche noi, ma fino ad oggi, di preciso, sindaco, giunta e maggioranza dov’erano?”.
Da dicembre scorso è partita concretamente a Foggia l’era dell’amministrazione capitanata dalla sindaca Marida Episcopo ma ad oggi permangono numerose perplessità sulla capacità di governare l’ente in linea con le attese dei cittadini e dell’intera Capitanata, che ha guardato al proprio capoluogo con grande preoccupazione negli ultimi anni. E non perché le attese siano eccessive quanto, piuttosto, per un mix finora micidiale di inesperienza, supponenza e scivoloni non da poco.
Sono state anche le principali forze del campo largo a lagnarsi per l’avvio troppo lento della giunta. Nei mesi successivi alla vittoria alle urne del 23 ottobre scorso l’ente è apparso ingessato e se, sin da subito, appariva scontato un periodo di rodaggio per Episcopo e i suoi, poi la pazienza è terminata. Nessuna critica pubblica, ma dietro le quinte a lamentarsi sono stati vari big della coalizione, pentastellati come piddini. Lo stesso vicepresidente della Regione e dominus Pd, Raffaele Piemontese, si è lasciato sfuggire l’ammissione di una certa irritazione per un esecutivo eccessivamente fermo. Gli atti adottati in questi mesi appaiono pochissimi rispetto al proliferare di sopralluoghi, accoglienza di scolaresche in visita, ora anche presenza ai compleanni dei centenari. Operazioni simpatia che però mal si conciliano con chi deve recuperare il tempo perso e rimettere in moto a pieno regime la macchina amministrativa. La qualità della giunta ha lasciato insoddisfazione: profili deboli, o debolissimi in alcuni casi, scelti peraltro anche tra i non eletti.
Approdare a Palazzo di città come i depositari della legalità e vantando la vicinanza a Prefetture&Procure – per Bonito come per Episcopo - non è garanzia di doti amministrative e politiche, in realtà nemmeno morali come dimostra l’ostinazione a Foggia nel porre la dem Lia Azzarone alla presidenza del consiglio facendo finta che non esistano gli appalti multimilionari del marito imprenditore Gigi Colucci. Anche lo spessore istituzionale talvolta appare latitare. Non si contano, ormai, gli episodi in cui la sindaca ha sbraitato in malo modo nei confronti di dirigenti, eletti, referenti di partiti e civiche. I beninformati raccontano un gustoso, quanto sconveniente, siparietto che sarebbe avvenuto col consigliere piddino Italo Pontone, il quale sarebbe stato apostrofato con un termine irripetibile da Episcopo a pochi metri dalla Madonna dei sette veli, durante la processione in strada di marzo scorso. Pontone, offesissimo, se n’è andato via. Non va meglio rispetto alla tecnostruttura, dove, oltre ad aver consentito ad Affatato di dominare incontrastato nell’Area tecnica di via Protano, i nuovi arrivi degli scorsi anni (Marchitelli, in primis) hanno abbassato in alcuni casi in modo lampante la qualità dell’apparato burocratico creando non pochi problemi interni all’ente.
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