Pd, chi dietro Piemontese? Tutolo e il piano B del ritorno in Comune: Miglio azzoppato, il no di Giorgione

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Chi sarà il secondo eletto dei dem di Capitanata dopo il dominus Raffaele Piemontese? E’ questo l’interrogativo intorno al quale è partita la competizione interna alla lista piddina, che venerdì scorso è stata approvata all’unanimità dalla direzione provinciale del partito rispetto alle elezioni regionali del 23 e 24 novembre prossimi. Nomi che erano già noti da tempo: oltre al vicepresidente uscente della Regione con delega alla sanità e al capogruppo uscente Paolo Campo, l’assessora del Comune di Cerignola Teresa Cicolella che ci riprova dopo aver mancato per un soffio l’elezione cinque anni fa, la dirigente scolastica Maria Fiore moglie di Salvatore Mangiacotti, l’ex assessora del Comune di Vieste e attuale componente del cda di Acquedotto Pugliese spa Rossella Falcone, l’assessore del Comune di Torremaggiore Enzo Quaranta e l’ex assessora di San Severo Mariella Romano. “Una squadra che rappresenta i diversi territori della nostra provincia — da Foggia a Manfredonia, da Torremaggiore a San Severo, da Vieste a Cerignola fino a San Giovanni Rotondo — e che incarna l’impegno, l’esperienza e la passione del Partito Democratico per una Puglia sempre più giusta, solidale e sostenibile”, dicono i dem. “Siamo la prima Federazione provinciale della Puglia a chiudere la lista. Un segno di compattezza e di forza politica che testimonia il grande lavoro di squadra fatto in questi mesi. Abbiamo costruito una lista che tiene insieme competenza e rappresentanza territoriale, rinnovamento ed esperienza. Una squadra che parla alla Capitanata con linguaggi nuovi, ma con radici profonde nella comunità democratica e progressista di questa terra. Con il sostegno convinto ad Antonio Decaro presidente, vogliamo continuare a costruire una Puglia che investe sul lavoro, sulla sanità pubblica, sulla scuola, sull’ambiente e sui diritti. Una Puglia che non lascia indietro nessuno, che guarda al futuro con fiducia e che continua a essere un modello di buona amministrazione e di partecipazione civile”, le parole del segretario provinciale Pierpaolo d’Arienzo. Il popolo dei piemontesiani è certo che la performance dell’avvocato foggiano non sarà distante dai 21mila consensi del 2020, ma alberga anche la rassegnazione rispetto al fatto che Decaro vorrà varare una giunta nel segno della discontinuità e Piemontese dovrà abbandonare le vesti di assessore. Il vero tema è, piuttosto, chi si collocherà dietro di lui all’esito delle urne. Nelle scorse settimane, come rivelato su queste colonne, dal Gargano nord era trapelato come Piemontese stesse spingendo la corsa di Rossella Falcone, che godrà del sostegno di diverse amministrazioni comunali, a cominciare da quelle di Vico del Gargano e Rodi Garganico. Ma un così evidente ticket tra i due avrebbe fatto inevitabilmente risentire e tirare i remi in barca agli altri candidati, come difatti aveva iniziato ad avvenire. 

Ecco perché ora, invece, si respira un’atmosfera diversa, in cui tutti i candidati della lista considerano contendibile il secondo posto. Ci crede la ditta Fiore-Mangiacotti a San Giovanni Rotondo, dove il ticket col vice di Emiliano è per l’appunto con la professoressa alla prima candidatura. Ma nella città di San Pio i più ritengono che anche stavolta non si riuscirà ad eleggere un consigliere regionale e si indica come molto complicato che Fiore possa avvicinarsi ai 4mila voti. Peraltro, marito e cognato Giuseppe Mangiacotti potrebbero sì garantire un bacino consolidato, da un lato, ma per qualcuno potrebbero anche rappresentare un boomerang in termini di voto d’opinione.

Ci crede Quaranta, tra Torremaggiore e l’Alto Tavoliere col sostegno in primis del proprio sindaco Emilio Di Pumpo (si ragiona, nel comitato, sui 3000-3500 voti in città, più altri nel comprensorio), con l’occhio sulla Manfredonia dello sfidante ed eterno Campo (che sta cercando di strappare qualcosa all’assessore regionale pure nella città capoluogo, con l’aiuto degli amici Gianluca Ruotolo e Tommaso Pasqua), così come a Cerignola Cicolella, che stando ai beninformati avrà il supporto anche dei sannicandresi nell’accoppiata con Piemontese. C’è chi ritiene che in diversi tra loro possano aspirare alla forbice tra i 4.500 e i 6mila consensi, buona per tentare di approdare a via Gentile.

Per la Puglia
Come preannunciato da l’Attacco ai primi di ottobre, sarà sfida interna tra il coordinatore provinciale di CON Rosario Cusmai e il consigliere regionale uscente Antonio Tutolo per il primo posto nella lista Per la Puglia. I due, dopo l’accordo trovato nelle scorse settimane, si spalleggiano e non si fanno la guerra: se i civici emilianisti del primo vantano le capacità carismatiche dell’ex sindaco lucerino e si dicono certi che saprà replicare l’exploit del 2020, sostenendo che tuttora Tutolo non valga meno di 8mila voti, il secondo appare sereno e c’è chi insinua che, quand’anche non venisse rieletto e si vedesse sfilare la poltrona da Cusmai, poco male perché l’obiettivo sarebbe il ritorno a Palazzo di città indossando per la terza volta la fascia tricolore. Del resto il suo successore Giuseppe Pitta non ha mai fatto breccia allo stesso modo, dimostrando sia un legame sentimentale assai più flebile con la comunità (locale e di Capitanata) che l’incapacità di cogliere fino in fondo e in maniera prospettica occasioni strategiche come quella di Lucera Capitale regionale della cultura.

Ma Decaro, che è stato così duro con Michele Emiliano da impedirne la candidatura a consigliere dopo molti mesi di estenuante braccio di ferro che hanno tenuto tutti sospesi, cosa si aspetta dalla condotta degli emilianisti nella prossima consiliatura? Nella più scontata partita delle regionali pugliesi, in cui l’europarlamentare è dato al 70% contro il centrodestra di Luigi Lobuono, la sensazione degli analisti è, da diverso tempo, che si andrà verso una opposizione interna, in cui coloro che in questi anni sono stati direttamente legati al governatore uscente non risponderanno mai veramente a Decaro e da cui quest’ultimo dovrà guardarsi bene. Persone, per l’appunto, come gli eletti di CON e i Popolari di Gianni Stea.

Decaro Presidente
Nella civica Decaro Presidente, coordinata sin dallo scorso anno dal presidente della Provincia e sindaco viestano Giuseppe Nobiletti, chi si trova oggi in difficoltà è Francesco Miglio. L’ex sindaco di San Severo ed ex presidente della Provincia è tra quanti da lungo tempo lavoravano con Nobiletti per dar luce alla lista, quando nella città dei campanili non c’erano rivali nel campo largo. Oggi, invece, la situazione è del tutto mutata, perché Miglio si ritrova, a sottrargli voti, non una ma ben due personalità: da un lato l’ex assessora Mariella Romano, che corre coi dem; dall’altro l’ex candidato sindaco e oggi leader della minoranza consiliare Angelo Masucci, schierato come civico esterno col M5S dell’amica deputata Carla Giuliano.

Il contenitore è destinato a quanto pare ad ospitare anche l’avvocato foggiano Giulio Scapato, socialista, ex consigliere comunale del capoluogo e assessore nella giunta Ciliberti, che a fine settembre aveva ufficializzato la propria candidatura. Il presidente della Commissione nazionale di garanzia del PSI, “dopo un’attenta valutazione”, aveva fatto sapere: “Credo in una politica che cresce, che include, che ascolta. Con la lista Decaro Presidente porto avanti un impegno concreto, di esperienza progressista e riformista nel solco del socialismo per i nostri territori: lavoro, giovani, infrastrutture, sanità e sostenibilità ambientale. Per una politica vicina alla gente, fatta di progetti reali e passione civile. La Puglia ha bisogno di un futuro migliore, e io sono pronto a dare il mio contributo”.

Quando si è delineata la sesta linea - come quella dei Popolari dell’assessore regionale Gianni Stea, dei renziani di Italia Viva, di Azione e dei socialisti – da fonti legate a Scapato è poi trapelato che avrebbe rinunciato a candidarsi piuttosto che finire in quella compagine: è vero che ad occuparsene è il coordinatore della segreteria nazionale del Partito Socialista, Luigi Iorio, a lui legatissimo, ma le chance di far scattare il seggio sono ridottissime se non assenti. Il gioco, dunque, non vale la candela.

E’ la stessa ragione per cui fino all’ultimo sia il consigliere regionale uscente calendiano Sergio Clemente che il consigliere comunale foggiano Nunzio Angiola, leader provinciale del movimento Cambia, hanno tentato di opporsi all’ingresso di Rosario Cusmai nella lista Per la Puglia. Per entrambi dover traslocare nella sesta lista era lo scenario che bisognava evitare, per quanto davvero non si comprendeva (specie tra i civici emilianisti di Cusmai) come mai Azione dovesse schierare Clemente in Per la Puglia mentre nella BAT il capogruppo in consiglio regionale del partito, Ruggiero Mennea, correva sotto la sigla di Stea&Co.

Ha detto no alla candidatura in tale lista il noto sindacalista della sanità UIL FPL Luigi Giorgione, che cinque anno mancò l’elezione nonostante i quasi 4mila voti conquistati. “Non ho accettato. Ho ricevuto varie richieste per essere candidato, da quasi tutte le liste, ma ho rifiutato”, commenta a l’Attacco. Gli umori appaiono tutt’altro che alti tra chi orbita intorno a questo contenitore. Da fonti renziane trapela un certo scoramento: “Non ci sono nomi certi, nessuno a dir la verità. Stiamo verificando innanzitutto se la lista si fa. Il rischio che non si faccia c’è”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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