Programmi fantasma e valanga di post: la campagna si gioca sui social (e su inaugurazione comitati elettorali)

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La campagna elettorale per le Regionali in Puglia entra nel vivo. Il 23 e 24 novembre i pugliesi torneranno alle urne per eleggere il nuovo presidente della Regione, ma la contesa tra Antonio Decaro e Luigi Lobuono sembra giocarsi più sulla gestione della comunicazione che sui contenuti reali. Pochi programmi, molti messaggi “atmosferici” e un clima di attesa strategica. È una campagna costruita sulla prudenza, dove ogni parola è calibrata e ogni uscita pubblica pianificata al millimetro. A oggi, di programmi ufficiali non c’è ancora traccia. Nessuno dei due principali candidati ha presentato un documento completo con proposte e priorità. Dal centrosinistra si fa sapere che il programma di Antonio Decaro è pronto ma non ancora reso pubblico, per timore che i competitor possano “ispirarsi” a impostazioni e contenuti. In sostanza, ognuno aspetta che sia l’altro a muoversi per primo. Un gioco di tattica che rischia però di trasformarsi in un’anomalia: una campagna elettorale senza programmi ufficiali e con i cittadini lasciati in sospeso. Uno dei temi più commentati riguarda la posizione politica di Antonio Decaro, che si muove su un terreno complesso. Da un lato incarna la continuità del centrosinistra, al governo della Regione da vent’anni; dall’altro tenta di marcare una distanza politica e di stile da Michele Emiliano, da cui eredita la macchina amministrativa ma non vuole ereditare la narrazione. È un equilibrio sottile, quasi una discrasia narrativa: Decaro parla di “rigenerazione” e “nuova stagione per la Puglia”, ma il suo progetto politico nasce dentro la stessa cornice di potere e di alleanze che negli ultimi due decenni hanno segnato la guida regionale. Un passaggio di testimone, dunque, che cerca di sembrare un nuovo inizio ma che molti osservatori leggono come una continuità travestita da cambiamento. A confermare questa prudenza è anche la gestione dei rapporti con la stampa. L’incontro che Decaro avrà lunedì 3 novembre con Confindustria Foggia sarà a porte chiuse: niente giornalisti, nessun giro di tavolo, a differenza di quanto avvenuto con Luigi Lobuono, che lo scorso 24 ottobre aveva accettato, seppur per breve tempo, l’ingresso dei giornalisti. Lobuono, candidato del centrodestra, ha scelto il linguaggio della rottura. Le sue parole chiave sono “cambiare passo”, “liberare le energie del territorio” e “tagliare la burocrazia”. Il messaggio è diretto: rompere con vent’anni di gestione targata PD ed Emiliano e proporre una Puglia più libera e dinamica. Sì, tutto bello — ma i contenuti? Dove sono le proposte vere, quelle scritte nero su bianco, come facevano i politici di un tempo?

Quelli che stipulavano con i cittadini un patto politico scritto con l’inchiostro indelebile della lealtà, della trasparenza e della serietà, un impegno controfirmato idealmente dagli elettori stessi. Oggi, invece, la campagna si gioca quasi tutta online, con una velocità che rischia di tagliare fuori lo zoccolo duro dell’elettorato pugliese: quella parte di cittadini che continua ad andare a votare nonostante tutto, che crede ancora nel potere del voto come strumento di cambiamento.

Sono soprattutto gli anziani, i pensionati, gli elettori “analogici” che si informano ancora attraverso giornali, tv locali e incontri pubblici. A loro la politica digitale parla poco, o per nulla. Eppure, sono proprio loro a rappresentare la memoria civica della Puglia, la generazione che vota per convinzione, non per appartenenza algoritmica. In un tempo dominato da like e stories, rischiano di essere spettatori silenziosi di una campagna costruita per chi scorre, non per chi ascolta.

Instagram, Facebook e TikTok sono ormai i principali palcoscenici della politica pugliese. I candidati alternano video emozionali, dirette brevi e slogan “in pillole” per raccontare la propria idea di Puglia, con linguaggi veloci e visivi.

Un modello di comunicazione che funziona con i più giovani e con chi vive connesso, ma che svuota la profondità del dibattito e sostituisce il contenuto con la percezione. Ma chi si nasconde dietro queste nuove dinamiche di comunicazione, chi gli artefici dei nuovi strumenti divulgativi.

Dietro la riservatezza di Decaro c’è uno staff composto da consulenti esperti di marketing politico, storytelling e campagne territoriali. La parola d’ordine è controllo: nulla viene lasciato al caso, nemmeno le pause. La scelta di tenere il programma “sotto chiave” fino all’ultimo rientra in questa logica di protezione e sorpresa. 

Lobuono si è affidato a figure locali e a un nucleo ristretto di comunicatori che lo segue a bordo di un van in giro per la Regione, scegliendo un linguaggio più diretto e meno filtrato. Una strategia che, nel suo obiettivo, punta a recuperare empatia e contatto, soprattutto nelle aree interne della regione.

In entrambi i casi però il vero incubo da scongiurare resta la grande incognita: l’astensionismo. In una campagna che finora non ha offerto ancora proposte concrete, il rischio che molti pugliesi decidano di non votare è altissimo. 

Un’affluenza bassa potrebbe favorire chi dispone di una rete organizzativa più solida – e dunque il centrosinistra – ma se la disaffezione dovesse colpire soprattutto le aree urbane, il centrodestra potrebbe approfittarne grazie a una base più motivata. In ogni caso, un calo di partecipazione renderebbe più fragile la legittimazione del vincitore e alimenterebbe la percezione di distanza tra cittadini e istituzioni.

A meno di un mese dal voto, la corsa alla presidenza della Regione Puglia appare come un duello più comunicativo che politico. 
(Mary Vergura - l’Attacco)

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testatina dillo al direttore WEB

 



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