Opposte visioni, Splendido (Lega): “No al civismo acchiappatutto”. Quaranta (Pd): “Decaro è diverso”

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Due volti, due visioni, un solo obiettivo: conquistare la fiducia degli elettori alla vigilia di un voto che promette di ridisegnare gli equilibri politici della Capitanata. Da una parte Joseph Splendido, avvocato e politico di lungo corso, oggi consigliere regionale e punto di riferimento della Lega. Dall’altra Enzo Quaranta, assessore del Comune di Torremaggiore e candidato del Partito Democratico, simbolo di un rinnovamento che parte dal basso. Entrambi rappresentano due modi opposti di intendere la politica: l’esperienza amministrativa e di partito contro la spinta di una partecipazione più diretta e comunitaria. Li ha messi a confronto Piero Paciello, direttore de l’Attacco, nel primo appuntamento del nuovo format di contraddittori tra centrodestra e centrosinistra che accompagnerà i lettori fino alle elezioni del 23 e 24 novembre. Un dialogo serrato, tra visioni, strategie e prospettive per la Puglia che verrà.

Partiamo da una riflessione di carattere generale sul tipo di campagna elettorale. Mi sembra una campagna elettorale assolutamente singolare, unica. Non ho mai visto una campagna del genere: tendenzialmente spenta. Come avete organizzato le vostre rispettive campagne elettorali rispetto a questo elemento?
Quaranta: Il problema principale è quello dell’astensionismo. Oggettivamente, la gente è disinteressata, non va a votare, e io lo sto vedendo in giro. È anche molto disinformata. È una di quelle elezioni che sembrano non attrarre. A mio avviso, anche i sondaggi in qualche modo stanno incidendo su questo aspetto. Cinque anni fa la competizione era molto più accesa, perché i sondaggi davano uno scarto limitato tra i due candidati. Entrambi correvano e trascinavano di più. Io sto facendo una campagna elettorale in mezzo alla gente, girando i mercati e facendo il porta a porta, come si faceva una volta, con il vecchio metodo. Sto andando ovunque, anche nei paesi più piccoli, che sono quelli che si sentono più abbandonati dai candidati. Molto spesso, infatti, il voto si cerca nelle grandi città, nei bacini più grandi. Credo che ci sia un problema serio, di cui la politica deve tornare a parlare: questo disinteresse, che non si può attribuire ai cittadini. È la politica che deve tornare ad avvicinarsi a loro, e non sperare che lo facciano da soli. Ho fatto tante iniziative in luoghi particolari – in una sala da ballo, nei bar – perché, se i luoghi tradizionali della politica, come i circoli di partito e i comitati elettorali, non sono più attrattivi, è la politica che deve andare nei luoghi dove la gente si ritrova. Dobbiamo provare a ricostruire questo dialogo, che obiettivamente sta venendo meno. I social e la comunicazione sono importanti, però la gente ha bisogno di persone in carne e ossa. Ho dato il mio numero a migliaia di persone, perché ho capito che loro vogliono avere un contatto diretto. È estenuante fare una campagna elettorale così, ma se vogliamo riavvicinare i cittadini alla politica credo che sia l’unico modo.
Splendido: È una campagna elettorale veramente strana. Lo dico perché qualcuna l’ho fatta. La sento diversa rispetto a quella di cinque anni fa, e infatti la sto facendo in maniera differente. Sto dando il cento per cento, ma mi rendo conto che il tempo a disposizione è veramente pochissimo. Siamo partiti in ritardo, sia a destra che a sinistra. Questo ha creato uno stallo sia nei temi che nei programmi. In realtà noi abbiamo un programma elettorale, e il nostro candidato presidente Luigi Lobuono lo ha anche enunciato pubblicamente. Dal canto mio, ho aperto vari comitati – circa una decina in tutta la provincia – e questo mi serve anche per avere un contatto diretto con le persone, per ascoltare quello che hanno da dire. C’è un grande malcontento. La gente non va a votare. Prevedo un astensionismo altissimo.

È realistico questo dato dell’affluenza al 43%? Realisticamente si perderà un cittadino su sette rispetto al 2020. E poi, in questo 43%, quanto incide il voto organizzato?
Splendido: Il dato è realistico perché l’astensione sarà superiore al 50%. Basti pensare che in Toscana, dove c’è un esercizio di voto superiore al nostro, si sono registrati numeri bassissimi. Il problema è serio. Mi permetto di dissentire rispetto a quello che dice Quaranta. Io non me la sento di dare la colpa a chi fa politica, perché chi fa politica viene mandato in assise dall’elettore. Per cui, se l’elettore si lamenta deve andare a votare. Chi non va a votare vota due volte, lo dico spesso, perché poi non può lamentarsi se verrà rappresentato da un soggetto sbagliato. Credo che, in questo malcontento generale, sarà avvantaggiato chi ha un partito strutturato, con sezioni e comitati. Penso sia molto più complicato, invece, per chi non ha questo tipo di organizzazione alle spalle. E questo farà la differenza.
Quaranta: Due cose. La prima, sulla questione del programma. Decaro è venuto qui a Foggia a presentarlo e, da buon ingegnere qual è, lo ha fatto in maniera chiara e dettagliata. Senza grandi promesse, ha trattato alcuni temi in modo preciso. La seconda, sull’astensionismo. Ha detto una cosa molto interessante Splendido, che è anche quello che io sto dicendo in giro. Il tema reale della disaffezione dalla politica è che la politica si è trasformata. Prima partiva dal basso e andava verso l’alto, oggi è il contrario. Molte scelte fatte a livello regionale sono state calate dall’alto: è la verità. Le candidature, molto spesso, vengono fatte a livello centrale. Abbiamo una legge elettorale per la Camera e il Senato che fa schifo, perché finché comprimiamo la volontà di partecipazione dei cittadini non andiamo da nessuna parte. Alla Camera e al Senato si vota con listini decisi dalle segreterie di partito. Se il cittadino non si sente partecipe del progetto, non va neanche a votare. La mia candidatura sta andando bene in alcune realtà dove è stata condivisa prima che fosse accettata dal partito: a Torremaggiore, Apricena, San Paolo di Civitate. In queste realtà vedo una partecipazione maggiore, perché si sono sentiti coinvolti già nella fase della scelta della candidatura. Quindi, se non proviamo a riportare la politica dal basso, cambiando la legge elettorale e facendo in modo che le scelte provengano dai territori e non dalle federazioni provinciali, regionali e nazionali, non riusciremo a riavvicinare la gente alla politica. Il 9% in meno di elettori rispetto al 2020 deriva da due fattori. Il primo è che, a Foggia, nel 2020, insieme alle regionali si votava anche per le comunali in alcune città come Lucera. È chiaro che così l’affluenza aumenta. L’idea di unire più elezioni insieme, se può essere utile, va messa in pratica. Oggettivamente aumenta la partecipazione. E poi c’è il tema reale: le scelte non possono più provenire dalle segreterie di partito, a iniziare dal Pd, ma devono partire dai territori. Solo in questo modo, con candidature volute dalla gente, ci può essere maggiore partecipazione. È una discussione che sto portando all’interno del mio partito.

Una battuta velocissima: in questo 43% c’è una parte di voto d’opinione? E il voto controllato, quanto vale? Il 30%?
Quaranta: Molto spesso i candidati alle regionali fanno leva sul voto organizzato, facendo affidamento ai referenti che hanno nei territori, chiamati a garantire il voto. Credo che questa sia una visione vecchia, sbagliata, che va cambiata. Io sono certo che ci sia un voto libero, ed è quello a cui fa riferimento la mia campagna elettorale. Più riusciamo a intercettare il voto libero, più aumenta l’affluenza alle urne. È nel provare a motivare il voto libero che si riduce l’astensionismo. Perché il voto organizzato è un voto statico, non dinamico.

C’è un elettorato di centrodestra demotivato, che andava coinvolto prima in certi processi decisionali? È un tema che state affrontando?
Splendido: Sì, è un tema che stiamo affrontando. Noi scontiamo, rispetto al centrosinistra, un voto organizzato meno importante. Il Pd ha circoli ovunque, ha un contatto quasi giornaliero con l’elettorato. Noi, purtroppo, questa cosa non l’abbiamo. E scontiamo anche i sondaggi, che stanno mortificando l’elettorato di centrodestra. Dovrebbero far capire che basta veramente poco per sovvertire una competizione elettorale dove tutti partiamo da zero a zero e dove la partita non è già persa. La scarsa affluenza dovrebbe spingerci a invogliare le persone a votare, perché la differenza la possono fare gli incerti. La sacca è molto ampia e si può andare a pescare con maggiore facilità. Andare a togliere voti al collega di partito o all’avversario politico è una perdita di tempo, perché riusciresti a convincere una persona su dieci. Invece, su dieci indecisi, magari convinci tre o quattro, in cambio di temi e proposte politiche. Questa competizione viene percepita distante dai cittadini, ma non è così. Il 75% del bilancio della Regione riguarda la sanità, e cosa c’è di più vicino ai cittadini? Per prenotare una mammografia oggi ci vogliono due anni e mezzo. Quindi, alla fine, le persone che non votano, per quale motivo non scelgono di cambiare gestione?

Il gruppo consiliare di Con al Comune di Bari va verso il Pd. È il segnale dello sfaldamento finale del blocco di Michele Emiliano? Siamo davvero a un cambio di stagione?
Quaranta: Non entro nel merito delle scelte degli altri partiti della coalizione di centrosinistra. In generale, la stagione del civismo non credo sia ancora finita. Se guardiamo alla coalizione di centrosinistra a sostegno di Decaro, vediamo tre partiti politici e tre forze civiche. Per cui non credo che la stagione del civismo sia terminata, anche se io, che ho sempre militato all’interno di un partito, non riesco a comprenderne fino in fondo le ragioni. In queste liste, per esempio, si parla di civismo, ma all’interno c’è gente che fa politica da prima di me, e io la faccio da oltre trent’anni. L’idea del civismo parte dal presupposto che al suo interno ci sia gente che non ha mai militato in un partito e che si appresta ad avvicinarsi alla politica. Se analizzo le liste civiche del centrosinistra, questo elemento mi sfugge. Cinque anni fa, per ragioni anche di opportunità politica, Michele Emiliano aveva messo su una coalizione di dodici o tredici liste. Partiva in svantaggio rispetto al centrodestra e quindi ha provato a mettere in campo qualsiasi forma di civismo. La storia gli ha dato ragione, almeno rispetto al risultato elettorale ottenuto. Però, la stagione di Con è terminata nei fatti. I suoi esponenti hanno solo cambiato prefisso: adesso non sono Con la Puglia ma Per la Puglia, ma sono gli stessi. Polarizzare la sinistra rispetto alla destra è un esercizio che, a mio avviso, dovremmo imparare a fare. In un momento in cui l’astensionismo aumenta, dobbiamo rimodulare i partiti politici, renderli più capillari e più presenti. Continuare a usare strumenti temporanei come le liste civiche non aiuta le persone ad avvicinarsi alla politica e crea anche molta confusione. La politica seria deve tornare ad avere partiti che abbiano un’identità e una visione della società. Dovremmo tornare ad avere partiti di questo tipo, che sono stati il fondamento della nostra democrazia.

Il centrosinistra, cinque anni fa, ha avuto la capacità di pescare anche fuori dal sistema della rappresentanza classica. Il centrodestra invece no, e infatti ha perso e continua a perdere con gruppi dirigenti che non riescono a costruire un’offerta politica competitiva. Perché non ha prodotto fenomeni di civismo il centrodestra?
Splendido: Il centrodestra ha un’idea di partito che ha un programma, mentre il civismo quasi mai ce l’ha. Cinque anni fa, Emiliano senza le liste civiche avrebbe perso. Ha pescato ovunque, soprattutto nel centrodestra. Ha preso queste persone e le ha messe in liste civiche che sono tutto e il contrario di tutto pur di arrivare ai numeri, e poi si arriva allo sfacelo. Noi questa scelta non l’abbiamo fatta, e sicuramente ci ha fatto perdere. Anche in queste elezioni abbiamo meno liste rispetto al centrosinistra, ma sono liste di partito che portano avanti un’idea chiara e condivisa. Io credo che la disaffezione dalla politica nasca proprio da questo: nel civismo si nasconde spesso qualcosa di differente. Io stesso sono partito come civico. Il civismo può aiutarti ad avvicinarti alla politica, ma poi hai bisogno di un partito, presente anche a Roma. La settimana prossima viene Salvini a Foggia per annunciare la realizzazione del famoso tubone, un’opera che si realizzerà anche grazie alle sollecitazioni di referenti del partito come me, presenti sul territorio. A un certo punto il civismo, che è un trampolino di lancio verso la politica, deve finire. Si ha necessità di relazionarsi con un partito. Altrimenti diventa solo un luogo dove si mette dentro tutto pur di vincere, e questo crea disaffezione da parte dei cittadini.

Voi girate per i 61 comuni della provincia. Che sensazione si ha del cambiamento avvenuto in Puglia negli ultimi vent’anni di governo del centrosinistra? È passata questa idea di cambiamento che rivendica Emiliano?
Quaranta: La sensazione che noto in giro è la seguente. Abbiamo una provincia che è la seconda più estesa d’Italia. È chiaro che gli elementi di positività del governo regionale non sono percepiti ovunque alla stessa maniera. Girando il Gargano noto una certa positività rispetto al governo Emiliano e ai risultati raggiunti, alle infrastrutture realizzate, e lo stesso accade in altri comuni medio-grandi, dove c’è un giudizio positivo sulla gestione regionale. L’aeroporto di Foggia, per esempio, dovrebbe essere una battaglia bipartisan. È interesse di tutti che quello scalo continui a funzionare. Il dato positivo è che è stato riaperto dopo venti o venticinque anni: è un risultato concreto. Ora dobbiamo lavorare tutti per renderlo più strutturato, ma alcuni elementi di positività si vedono e si riscontrano. Diversa è la percezione nelle aree marginali, come il Subappennino, dove ci sono difficoltà oggettive a cui, secondo me, la Regione deve dare maggiore attenzione. Quindi, rilevo elementi positivi nella gestione Emiliano ma anche la voglia di rinnovarsi del centrosinistra con Antonio Decaro. Quella di Decaro è una figura apprezzata in maniera universale, anche in ambienti non tipicamente di centrosinistra. Nei dieci anni di Vendola si è lavorato molto su riforme sociali e sanitarie; con Emiliano si è lavorato su imprese tecnologiche, industrie, infrastrutture e turismo. Ora, con Decaro, ci si aspetta un’ulteriore novità. Il programma di Decaro ha elementi di innovazione anche rispetto ai vent’anni precedenti. Credo che il prodotto che si presenta sia ottimo.
Splendido: Non sono d’accordo. Non c’è questa percezione di cambiamento. Non salvo nulla dei vent’anni di centrosinistra. L’aeroporto di Foggia, quando finiranno i fondi europei, verrà chiuso di nuovo, perché nessuna compagnia oggi è stata messa nelle condizioni di sostenere in autonomia i voli. Non è stato fatto nulla. Ci si limita a delle tratte per Milano e Torino, senza neanche uno scalo merci. Quando, tra sette anni, finirà il finanziamento europeo, si chiuderà di nuovo tutto. Spero di essere smentito. Girando tra i cittadini non avverto questa percezione positiva. Parlare di novità con Decaro è inappropriato, perché è il figlioccio politico di Emiliano, anche se poi lo ha rinnegato. Nel centrodestra sono tutti scontenti. Se tutti loro andassero a votare, potremmo davvero ribaltare questa situazione.
Quaranta: Emiliano e Decaro hanno due teste diverse. Il fatto che abbiano lavorato insieme non significa nulla. Non è che Emiliano ha creato Decaro. Ha solo riconosciuto, avendo maggiore esperienza, le sue qualità. Emiliano ha capito che Decaro era una figura su cui puntare, ma non significa che dopo vent’anni Decaro non possa essere diverso da Emiliano. Emiliano ha governato in un modo, Decaro lo farà in un altro. Decaro ha fatto il Sindaco a Bari dopo Emiliano e ha governato in maniera diversa. Farà lo stesso in Regione. Non funziona questa narrazione che mette Emiliano contro Decaro: parlate della vostra visione politica per la Regione Puglia nei prossimi cinque anni, invece di continuare a dire cosa non ha funzionato in questi venti passati. Altrimenti sarà difficile sovvertire i sondaggi.
Splendido: Quaranta stesso dice che Decaro è diverso da Emiliano, quindi anche i candidati consiglieri rinnegano Emiliano. È chiaro che sono due persone diverse, ma sono padre e figlio da un punto di vista politico. Il figlio ha rinnegato il padre, ma c’è un cordone ombelicale che non si può spezzare. Se Decaro non lo nomina assessore, Emiliano lo metterà in difficoltà nei prossimi anni. E poi vedrete.

Le tre proposte più interessanti e originali che state presentando ai vostri elettori.
Quaranta: Il primo tema è legato all’agricoltura. Decaro ha posto interventi seri nel suo programma sia per quanto riguarda la crisi idrica sia per l’emergenza xylella. Per la crisi idrica, prevede interventi di manutenzione su Acquedotto Pugliese, la riduzione del 2% degli sprechi annuali e l’aumento dei depuratori in Capitanata, come quello di San Severo. Poi, sulle politiche giovanili, le proposte che proveremo a portare in Regione riguardano maggiori risorse agli atenei per la ricerca, per fare in modo che le migliori menti restino qui. Bisogna allineare i corsi di formazione regionale alle esigenze reali del territorio, altrimenti non servono. Infine, un’attenzione particolare agli anziani, agli over 65. Dobbiamo provare a realizzare strutture che rendano l’anziano non un peso economico per la famiglia ma una risorsa: collaborazioni con le scuole, orti sociali, attività di co-housing. Insomma, rendere l’anziano attivo. Ultimo aspetto: evitare i bandi. Decaro vuole creare un catalogo di opere necessarie per le comunità e assegnare finanziamenti specifici in base ai fabbisogni reali dei singoli comuni.
Splendido: Sull’acqua, il problema non è solo il tubone, che risolverà in parte la questione e che grazie al governo nazionale verrà realizzato. Il problema è la dispersione idrica: il 50% dell’acqua viene perso. Occorre puntare sui dissalatori, per utilizzare l’acqua del mare, investendo tre milioni all’anno. Secondo tema: il welfare. Bisogna assicurare con puntualità alle famiglie quelli che sono i loro diritti. Infine, potenziare i pronto soccorso. Non ci sono medici, anche se con la riforma del governo Meloni avremo tanti nuovi medici qualificati. Propongo di dotare i medici dell’emergenza-urgenza di una fiscalità differente, che consenta loro di andare in pensione prima: premiare, cioè, chi sceglie questa professione. 
(A cura di Domenico Suriano - l’Attacco)

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