La trappola degli impresentabili: la Commissione Antimafia mette in crisi la corsa di Luigi Lobuono

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La campagna elettorale per le regionali in Puglia si è fatta improvvisamente più complessa per Luigi Lobuono. Non soltanto perché parte sfavorito, con l’armata “decariana”, la coalizione che sostiene Antonio Decaro, data in netto vantaggio nei sondaggi, ma perché si trova a fronteggiare anche difficoltà interne alla propria coalizione, dalle conseguenze non solo politiche ma anche di immagine pubblica. Il recente annuncio della Commissione parlamentare Antimafia, che ha segnalato quattro candidati “impresentabili” nella tornata elettorale pugliese, tre dei quali nella lista di Forza Italia a sostegno di Lobuono, ha inevitabilmente scosso l’entourage dell’imprenditore barese. La comunicazione ufficiale è arrivata dalla presidente della Commissione, Chiara Colosimo, al termine della seduta dedicata al monitoraggio delle liste regionali. Un atto formale ma dal peso politico enorme, perché arriva in piena campagna elettorale e colpisce al cuore l’equilibrio della coalizione di centrodestra. Ancora più delicata la posizione di Mauro D’Attis, segretario regionale di Forza Italia in Puglia e vice presidente nazionale della stessa Commissione Antimafia: una sovrapposizione di ruoli che inevitabilmente accresce l’imbarazzo. I nomi sono noti: Antonio Ruggiero, Paride Mazzotta e Pasquale Luperti (tutti e tre in Forza Italia) e Marcello Cocco della lista “Alleanza Civica per la Puglia”. In poche ore la notizia ha generato reazioni, smentite e una valanga di chiarimenti. Il primo a intervenire è stato proprio Paride Mazzotta, capogruppo uscente di Forza Italia in Consiglio regionale e ricandidato. “La Commissione, ha dichiarato, asserisce che io sia impresentabile, ma mi aspetto delle scuse: sono stato oggetto di un errore di persona. Mi vengono attribuite ipotesi di reato mai contestate. Per la turbativa d’asta si tratta di un errore materiale, e per l’altro reato l’ipotesi accusatoria non è nemmeno arrivata davanti al collegio giudicante. Mi auguro che la rettifica sia diffusa con la stessa visibilità di questa notizia che ha colpito la mia immagine in piena campagna elettorale”. Fonti della Commissione, tuttavia, hanno replicato in modo secco: “Dai documenti e dalle informazioni trasmesse dalla Procura di Lecce non risulta alcuno scambio di persona sul candidato, rinviato a giudizio per entrambi i reati citati”.

In questo clima teso, Lobuono si trova a gestire un doppio fronte: da un lato contrastare la corazzata decariana, dall’altro contenere le ripercussioni di una vicenda che rischia di minare la credibilità del suo schieramento. L’imprenditore gentiluomo, come lo definisce lo stesso Decaro, sembra incassare dignitosamente il colpo, ma chi lo conosce bene sa che il terremoto giudiziario ha richiesto un chiarimento diretto con l’onorevole D’Attis, chiamato a calmare i nervi tesi del numero uno del centrodestra pugliese. 

Lobuono, che si è più volte descritto come “un uomo delle regole e della trasparenza”, mantiene un profilo sobrio e istituzionale. “Sono e resto un garantista, ha ribadito. Spetta solo e unicamente alla magistratura esprimersi su eventuali reati o colpevolezze. La politica deve rispettare le regole, ma senza trasformarsi in tribunale”. Un messaggio chiaro, volto a difendere il principio della presunzione d’innocenza e a preservare l’immagine di una coalizione che ambisce a presentarsi come alternativa al centrosinistra. Lobuono sa bene che la partita pugliese non si gioca soltanto sui programmi, ma anche, e forse soprattutto, sulla fiducia. 

In una regione dove le dinamiche giudiziarie si intrecciano spesso con le campagne elettorali, ogni parola e ogni lista diventano materia di giudizio pubblico. Il candidato presidente mira ora a riportare la narrativa della sua campagna nei binari di un impegno concreto, centrato su temi come la riforma della macchina amministrativa, la sanità e il rilancio dell’impresa. Chi gli è vicino riferisce che il suo obiettivo sia quello di richiamare la coalizione alla compattezza e di spostare l’attenzione dalle polemiche alle proposte concrete, convinto che i cittadini si attendano serietà, non scontri interni. Un invito all’unità che suona anche come una presa di distanza dalle scorie di una campagna sempre più velenosa, dove ogni accusa rischia di diventare un’arma di delegittimazione reciproca. 

Nel quartier generale di Forza Italia pugliese, intanto, si lavora per ridurre i danni e ristabilire una comunicazione più ordinata. D’Attis, profondo conoscitore delle dinamiche della Commissione Antimafia, è impegnato nel chiarire le posizioni dei candidati coinvolti, mentre l’entourage di Lobuono cerca di ricompattare il racconto politico della coalizione. 

“Non possiamo farci logorare da vicende che appartengono alla sfera giudiziaria, osserva un consigliere vicino al candidato. L’obiettivo è tornare a parlare di Puglia, non di carte bollate”. Resta però il dato politico: la pubblicazione della lista degli “impresentabili” ha rallentato la marcia del centrodestra in una campagna già complessa. Se per Decaro la priorità è difendere il consenso e consolidare il vantaggio, per Lobuono il compito è doppio: convincere gli elettori della bontà del suo progetto e dimostrare, allo stesso tempo, che la sua è una coalizione credibile, non solo utile. 

La vicenda degli impresentabili non è un episodio marginale, ma un vero test di tenuta politica e morale. Per Luigi Lobuono la sfida non è soltanto contro il favorito Decaro, ma anche contro le ombre interne che rischiano di offuscare la sua idea di rinnovamento. Se la vittoria si decide anche sulla credibilità, in queste ore Lobuono è chiamato a dimostrare che la sua è una coalizione credibile, non solo utile. E su quel banco non ci sono solo i rivali: ci sono anche i suoi.
(Mary Vergura - l’Attacco)

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