Le elezioni regionali pugliesi hanno lasciato strascichi evidenti anche tra compagni di partito. Trapela molta maretta da Fratelli d’Italia a Foggia città, dove la più votata è stata, a sorpresa, l’ex poliziotta Rita Montrone, moglie del consigliere comunale Gino Fusco, arrivata (alla sua prima candidatura) prima nel centrodestra con 2.612 preferenze, surclassando di 113 voti Giannicola De Leonardis, consigliere regionale uscente e coordinatore provinciale dei meloniani di Capitanata, fermatosi a quota 2.499. Terzo l’ex sindaco di Candela Nicola Gatta con 1.594 consensi, ma primo a livello provinciale con 10.395 preferenze, davanti a De Leonardis (7.884) e Montrone (4.741). Il gruppo dirigente foggiano sosteneva quasi interamente De Leonardis insieme al gruppo consiliare (tranne Fusco) e dunque sono stati accolti con stupore i numeri di Gatta e Montrone. “Montrone era partita con la campagna elettorale molti mesi prima degli altri e ha saputo infilarsi in tutti i ticket, da Nicola Gatta a Giannicola De Leonardis”, avevano detto la settimana scorse fonti meloniane a l’Attacco. “Qualche sgambetto qua e là c’è indubbiamente stato. Ma la vera novità, che ci ha sorpresi, è stato l’oggettivo exploit di Nicola Gatta, che ha stravinto su De Leonardis a Cerignola e nei Monti Dauni. Il blocco forte in FdI è ora quello basato su Gatta e De Leonardis”. Parole che non sono piaciute alla diretta interessata. “Non ho fatto ticket con nessuno, qualcuno aveva paura di farlo con me”, afferma Montrone a l’Attacco.
“Non ne ho usufruito in alcun modo, basta con questa storia. Sembra che ci sia chi voglia sottovalutare il mio risultato e la mia posizione come candidata di FdI in Capitanata e Puglia. Sono partita prima degli altri? L’ho fatto dopo aver ottenuto il benestare del partito a livello centrale, devo la mia candidatura solo all’onorevole Marcello Gemmato”, è il riferimento al sottosegretario e coordinatore regionale di FdI. “Anche la mia professione di una vita ha pagato”, dice l’ex dirigente di Polizia. “La gente ha voglia di fidarsi di qualcuno e in particolare di chi ha lavorato nelle istituzioni, evidentemente. Io penso di aver lavorato bene nella mia professione”.
Nel gruppo di Montrone si sottolinea come le preferenze ottenute a Foggia città siano stati “di oltre 100 voti superiori a quelle di un consigliere regionale uscente e coordinatore provinciale del partito”. “Ho corso da sola. Comunque non ce l’ho con nessuno”, ribadisce la donna. “I miei voti non sono politici, sono del popolo. Non ho potuto beneficiare del ticket e ho combattuto con le mie sole forze”.
“Dalle tabelle di scrutinio si evince se il voto su un candidato è stato diretto o indiretto, insomma se c’è stato il ticket o meno”, ribattono invece altri meloniani a l’Attacco. “I voti “secchi” a Foggia città di Montrone sono per noi 1.500-1.700, ovvero il bacino elettorale che Fusco aveva alle precedenti elezioni comunali, quando militava fuori da FdI, aumentati della metà. Fusco è cresciuto nella segreteria di De Leonardis, ne conosce dunque gli ambienti. Sul risultato di Montrone ha inciso aver usato l’elettorato di Fusco come voto secco, per poi agganciarsi a De Leonardis per il resto, dove poteva. Il motivo per cui le è stato detto no sul ticket dipende proprio dal fatto che si portava secca, senza indicare chi altri votare oltre a lei. I numeri non mentono”.
Malumori ha suscitato, dietro le quinte, in FdI a Foggia anche la presenza del consigliere comunale Gino Fusco (rientrato in FdI a febbraio scorso), lo scorso 29 novembre presso l'Hotel Atleti, accanto all’ormai ex consigliere regionale Lega Joseph Splendido per la presentazione della rete dei patrioti di Remigrazione e riconquista, primissimo appuntamento pubblico nel Sud del comitato che punta ad affrontare i temi del controllo dei flussi migratori e della confisca contro lo sfruttamento dell’immigrazione. Il comitato sarà coordinato nel capoluogo daunio dall'esponente di CasaPound Rocco Finamore e dall'avvocato Andrea Petito. In prima fila, tra il pubblico, la stessa Montrone, accanto a Mario Giampietro, che l’ha sostenuta dopo lo scontro con De Leonardis&Co sulla segreteria cittadina andata a Daria Cascarano.
“Mio marito è stato inserito in questo comitato, io non c’entro nulla invece. L’ho solo accompagnato”, commenta Montrone. “Fusco si è limitato ad ammettere che la politica migratoria è fatta senza ragionamento, non è ben fatta insomma. Di sicuro siamo tutti d’accordo sul fatto che chi non rispetta le regole deve andare via”.
Ma in FdI non l’hanno presa affatto bene. “Fusco fa le cose senza il partito come già avvenuto in precedenza, dalle dichiarazioni sul cimitero islamico alla difesa a spada tratta degli ex agenti di polizia non aventi più diritto agli alloggi Gozzini, ponendosi di fatto contro la Prefettura che voleva liberare quegli immobili”, dicono fonti interne ai meloniani a l’Attacco. “Ora c’è questo comitato che stanno mettendo su persone di Casa Pound, Forza Nuova e i mondi vicini a Vannacci. E’ una iniziativa “costola” di Vannacci che è a sua volta costola della Lega, una iniziativa che ha lanciato un messaggio critico nei confronti dell’attività del Viminale. C’era Giampietro, presidente di Gioventù nazionale. E c’erano nel pubblico tanti con lo stesso giubbotto nero, una sorta di divisa che è tutto dire…”.
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