A Cerignola le elezioni comunali, attese per la primavera 2027, sono ancora lontane ma è già partita la campagna elettorale. Il responso delle regionali è servito soprattutto a delineare equilibri e numeri. Il Pd che governa col sindaco Francesco Bonito, fermatosi al 19%, è arrivato addirittura terzo dopo la lista civica Decaro Presidente (23,54%) e Fratelli d’Italia (22,35%). Nel centrosinistra, se l’assessora Pd Teresa Cicolella ha conquistato appena 1.988 voti nella propria città, molto meglio ha fatto l’ex candidato sindaco di Noi - Comunità in movimento ed ex dem Tommaso Sgarro, scelto da 2.718 cerignolani (in tutta la Capitanata 3.626 preferenze). L’Attacco lo ha intervistato.
Perché pur essendo al governo della città il Pd è arrivato dopo la sua lista?
L'amministrazione non gode di buona salute rispetto all'opinione pubblica cittadina e questa era cosa nota presso gli stessi amministratori comunali, ora ha avuto conferma nelle urne. Siamo il paese dal più alto astensionismo, in cui l'amministrazione comunale aveva due candidati in maggioranza: Cicolella e la contiana Laura Valentino che ha ottenuto 188 voti. Le due, insieme, hanno raggiunto meno voti della lista Decaro Presidente portata da un'associazione che in maggioranza non c'è. Questa lista è arrivata prima sia a Cerignola che a Vieste, dove però era sostenuta dall'intera maggioranza di governo e da un sindaco che è anche presidente della Provincia. Noi invece siamo qui minoranza, tutt'altra condizione.Da questo voto lei emerge a Cerignola come il vero leader del centrosinistra. Un responso importante rispetto alle comunali prossime?
Non posso che essere frate semplice e portatore d'acqua rispetto a un progetto che non potrà non partire dalla lista Noi Comunità. Sentiamo la necessità di essere l'ago della bilancia ma i ragionamenti non saranno fatti su di me. Non soffro di candidite. Se mi sono candidato stavolta per le regionali è stato per provare a consolidare i risultati associativi. Ora bisogna cominciare a lavorare al dopo Bonito e alla ricostruzione di un rapporto, oggi rotto, tra la politica e la città.
Qual è lo stato di salute del centrodestra dopo le regionali?
Il centrodestra è molto diviso al proprio interno, non parliamo di una compagine compatta. Si è andato a contare ma nessuno ne è uscito vincitore. Dovranno lavorare parecchio per tentare di ricompattarsi. Detto questo, sono molto preoccupato rispetto alla tenuta della società. Registro disinteresse, disincanto, disillusione. I problemi irrisolti sono tanti, dai rifiuti alle opere pubbliche. Aumentano le tensioni e il malcontento è montante, col rischio di produrre cortocircuiti antipatici in città. Temo non solo che nei prossimi anni si abbassi ulteriormente l'asticella della partecipazione al voto ma che si possano generare tensioni sociali. Questa città è fin troppo sopita, mi sembra un elefante che dorme. Le fasce popolari sono sempre più distanti dall’impegno e dall'interesse al voto. Noi avevamo percepito il rischio di un'astensione così alta.
Quanto vi ha penalizzato l’astensionismo?
Parecchio. I 300 voti assenti rispetto al secondo posto nella lista Decaro Presidente andato al foggiano Giulio Scapato sono anche frutto del delta di partecipazione alle urne esistente tra Foggia città e Cerignola. Che la gente non sia andata a votare è stato uno di fattori che ha impedito a Cerignola di essere in una posizione contendibile rispetto ad un seggio in consiglio regionale.
Due elette per Vieste e zero per città ben più popolose quali Manfredonia, Cerignola, San Severo, San Giovanni Rotondo. Come legge questo dato?
Questo è anche un problema per Decaro, che si ritrova una provincia tagliata in due, con una rappresentanza forte del Gargano tra Vieste e la piemontesiana Monte Sant'Angelo, oltre a Lucera e Foggia. Mentre poi ha tutto un territorio a sud che non è affatto rappresentato tra Cerignola, Cinque Reali Siti, Manfredonia.
Un voto che non ha neppure risolto la guerra in consiglio provinciale.
Lo scontro tra Nobiletti e Piemontese non pare vada a placarsi. Sarà compito di Decaro dare due risposte importanti: rispetto alla conflittualità politica e rispetto alla rappresentanza di ampie fette di una provincia che oggi non hanno propri eletti nel nuovo consiglio regionale.
Con Decaro il civismo, tanto dilagante con Emiliano, avrà meno spazio come si è già visto finora.
Credo che il civismo ad uso e consumo delle situazioni contingenti in questi anni non abbia portato al miglioramento effettivo della situazione presente in Capitanata. A Decaro la prospettiva di risolvere le varie situazioni, non sarà facile per lui. Decaro ha detto che non si candida ad essere leader di un progetto civico. Ora il punto è capire come le forze che si sono ritrovate con lui potranno trovare la giusta rappresentanza.
Quando partirà la campagna elettorale a Cerignola per le comunali?
Io credo che sia già partita, in queste ore già tutti stanno pensando al 2027. La questione è capire cosa il centrosinistra, ovvero Pd ed altri gruppi consiliari, pensano di fare fino ad allora. Limitarsi a qualche opera pubblica, illudendosi di poter così risolvere le cose, è stato un atteggiamento miope. Oggi l’amministrazione Bonito si ritrova tre quarti della città sostanzialmente contro, è l’amministrazione di un quarto della comunità locale e quando si rompe il rapporto con la comunità è preoccupante. Hanno vivacchiato e difatti il risultato del Pd è molto al di sotto di quello provinciale. Cicolella non è riuscita ad essere eletta per la seconda volta, nell’ambito della logica accentratrice di Raffaele Piemontese. C'è una dinamica interna molto appiattita sul dominus del Pd.
Quando la città avrà di nuovo un consigliere regionale?
A me fa specie che siano passati dieci anni dall’ultimo, adesso diventeranno 15 anni con quest'altra consiliatura. Ma se le cose continueranno ad andare così a Cerignola arriveremo anche a 25 o 30 anni. Se invece si deciderà di guardare meno il proprio ombelico e di più quello che ci sta intorno le cose forse potranno cambiare.
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