A San Giovanni Rotondo la sinistra si divide e il campo largo si restringe: Rossella Fini si unisce alla festa

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A San Giovanni Rotondo il centrosinistra si scopre improvvisamente fragile, attraversato da tensioni che fino a poche settimane fa restavano sottotraccia. Quello che doveva essere il “campo largo” capace di presentarsi unito alle prossime amministrative si è trasformato, nel giro di qualche giorno, in un terreno minato dove accordi già siglati vengono rimessi in discussione e gli equilibri interni si ribaltano. Il punto di rottura ha un nome preciso: quello del candidato sindaco. La direzione cittadina del Partito Democratico aveva individuato all’unanimità in Giuseppe Siena la figura su cui costruire la coalizione. Una scelta formalizzata anche con un accordo politico sottoscritto con Casa Riformista, che prevedeva un ticket con Pio Cisternino vicesindaco. Un’intesa che sembrava chiudere il cerchio dopo mesi di interlocuzioni. Ma quel percorso si è scontrato con la necessità, imposta dai livelli provinciali e regionali, di tenere insieme tutte le componenti del cosiddetto campo largo. Il nome di Siena, condiviso a livello locale, ha trovato infatti l’opposizione netta del Movimento 5 Stelle, del PD provinciale e delle civiche vicine all’area del Pdc, riaprendo la partita. A l’Attacco Cisternino rivendica quel passaggio come decisivo: “Quell’accordo era chiaro, limpido, votato all’unanimità. Non era un’intesa di potere ma un progetto costruito in mesi di lavoro”. Poi l’affondo: “Dopo averlo approvato, qualcuno ha deciso di stravolgere tutto. Questo è incomprensibile per chi ha messo la faccia in questo percorso”. È in questo contesto che, nella lunga riunione tenutasi nel pomeriggio di sabato 11 aprile, è emersa la soluzione alternativa: Rossella Fini. Un nome individuato al termine di ore di confronto, come punto di equilibrio tra le diverse anime della coalizione. “Bisognava trovare una figura che potesse piacere a tutti”, è la sintesi che filtra dal tavolo, dove la parola d’ordine è stata una sola: restare uniti.

La scelta, però, non ha ricomposto le fratture. Anzi. All’interno dello stesso Partito Democratico sangiovannese si registra una resistenza significativa, soprattutto tra quella che viene definita l’area “storica” del partito, che non intende arretrare rispetto alla candidatura di Siena. Una linea che entra in collisione con quella portata avanti dai livelli superiori, dove invece si spinge per una sintesi più ampia, anche a costo di sacrificare le indicazioni territoriali. Dal canto suo, Casa Riformista rivendica la validità dell’accordo già firmato e mette in discussione l’intero impianto della nuova proposta: “Chiediamo il rispetto di un percorso condiviso”, è la posizione espressa da Cisternino, con il timore che si stia costruendo una coalizione “per imposizione” più che su basi politiche solide. Il candidato vicesindaco, per giunta, sottolinea anche la presenza, nelle riunioni di coalizione, di esponenti non riconducibili al perimetro tradizionale del centrosinistra, elemento che alimenta ulteriori perplessità.

Lo stesso profilo della Fini, difatti, porta con sé anche un percorso politico articolato. Avvocato, già assessora in una precedente esperienza amministrativa, la sua figura è legata a una stagione politica segnata da passaggi trasversali e da equilibri non sempre lineari. Un aspetto che, proprio in queste ore, viene osservato con attenzione dentro e fuori la coalizione. Non sfugge, infatti, come parte del suo percorso si sia sviluppato in contesti lontani dall’attuale perimetro del centrosinistra, circostanza che alimenta più di una riflessione tra i dirigenti locali. Un tema che si intreccia con la richiesta, avanzata da più parti, di mantenere una linea politica coerente rispetto alle posizioni assunte negli ultimi anni. Una candidatura dunque, che, proprio per questo, rischia di riaprire vecchie faglie più che sanarle.

Il risultato è un quadro in continua evoluzione, dove nulla appare definitivamente chiuso. La candidatura di Rossella Fini resta comunque al momento l’ipotesi più avanzata, ma è legata a un passaggio decisivo: il via libera del PD locale.  Passaggio che tuttavia porta con sè  il rischio più che fondato di una spaccatura formale, con l’assai verosimile uscita di Casa Riformista e la possibile nascita di schieramenti alternativi.
A farlo intendere - senza sbilanciarsi - è proprio Cisternino, tra i protagonisti dell’accordo saltato, che precisa: “Non è solo una scelta di nomi, è una questione di metodo. Qui si rischia di costruire una coalizione fondata su imposizioni e non su un progetto per la città”. E ancora: “Noi non possiamo piegarci a logiche che non hanno nulla a che vedere con San Giovanni Rotondo”.

Intanto, sullo sfondo, il centrodestra osserva. Partito tra divisioni e distinguo, oggi si ritrova con una candidatura già definita e liste in fase avanzata, mentre dall’altra parte il quadro resta incerto. Un ribaltamento che fino a poche settimane fa sembrava improbabile. Le prossime ore saranno decisive. La direzione cittadina del Partito Democratico è chiamata a sciogliere il nodo: confermare la linea originaria o accettare la mediazione costruita ai livelli superiori. Da quella scelta dipenderà non solo il nome del candidato, ma la tenuta stessa del centrosinistra a San Giovanni Rotondo. Perché, al di là delle formule, il vero banco di prova sarà capire se questo “campo largo” è davvero in grado di reggere o se, come molti iniziano a temere, è destinato a frantumarsi prima ancora di arrivare alle urne. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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