Quello che doveva accadere, alla fine, è accaduto. E soprattutto si è verificato esattamente nei termini in cui era stato descritto alla vigilia da l’Attacco. A San Severo, le elezioni provinciali non sono state un passaggio neutro, ma il detonatore di una crisi politica già latente. Tutto scritto, tutto previsto. E puntualmente confermato dai fatti. Il punto di partenza era quello di due candidature contrapposte dentro lo stesso perimetro amministrativo. Da un lato Daniela Vassallo, espressione di Fratelli d’Italia e sostenuta dal blocco che regge formalmente la Sindaca Lidya Colangelo. Dall’altro Raffaella Vene, costruita politicamente dall’asse tra l’assessore Gigi Marino, il sindaco-ombra Giuseppe Manzaro e il presidente della Provincia Giuseppe Nobiletti. Una candidatura nata fuori dalla maggioranza e diventata progressivamente una sfida interna. Alla fine Vene è stata eletta e Vassallo è rimasta fuori. Esattamente lo scenario più critico ipotizzato alla vigilia. Un esito che cambia completamente i rapporti di forza. Manzaro esce rafforzato, Fratelli d’Italia ridimensionata, la maggioranza spaccata. I segnali di quello che stava accadendo si sono visti chiaramente anche a Palazzo Dogana durante lo spoglio. Persino i consiglieri civici di maggioranza Mariani e Franciosi sono stati notati a lungo in contatto con lo stesso Manzaro, con Marino, con Nobiletti e con l’assessora regionale Graziamaria Starace. Non con il Partito Democratico. Non con Ciro Cataneo, a cui pare avessero garantito il voto, dato tra i possibili eletti del campo largo e rimasto invece fuori. Un dettaglio che pesa, anche alla luce di un episodio emblematico: una scheda annullata con il nome Vene prima scritto e poi cancellato per inserire Cataneo. Segnale plastico di una partita giocata fino all’ultimo voto utile. Ancora più rilevante il caso di Rosa Caposiena. La presidente del Consiglio comunale di San Severo, espressione di Forza Italia, si è presentata a Palazzo Dogana accompagnata dal consigliere Alfredo Tardio, vicino proprio a Manzaro. Un elemento che rafforza la convinzione, diffusa tra gli addetti ai lavori, che anche da ambienti formalmente lontani dalla lista di Nobiletti siano arrivati voti decisivi per l’elezione di Vene. San Severo si ritrova così dentro una crisi che da latente diventa ora apertamente politica e difficilmente gestibile.
Il risultato delle provinciali non è un episodio isolato, ma l’innesco di una resa dei conti interna alla maggioranza che sostiene la Sindaca Lidya Colangelo. Giuseppe Manzaro, uscito vincitore sul piano politico, rafforza la propria centralità e consolida un asse diretto con Nobiletti e con l’assessore Gigi Marino, diventando di fatto il perno di un nuovo equilibrio che si sovrappone a quello formale. Dall’altra parte, Fratelli d’Italia si ritrova scavalcata dentro il proprio stesso campo, con una candidatura – quella di Vassallo – costruita per marcare presenza e invece travolta da una operazione politica interna. Un passaggio che apre inevitabilmente uno scontro frontale, anche perché il partito resta il primo per peso numerico all’interno della coalizione.
In mezzo, la posizione della Sindaca Colangelo appare sempre più fragile, stretta tra equilibri che non controlla più e dinamiche che si sono da tempo spostate fuori dal perimetro istituzionale. Il ruolo di Marino, sempre più allineato con Manzaro, e i movimenti di Caposiena, che certificano una divaricazione anche dentro Forza Italia, completano un quadro di frammentazione avanzata. A questo punto, il nodo non è più se ci sarà una crisi, ma quando e con quali modalità si manifesterà. Perché dopo questo passaggio, tenere insieme tutti i pezzi appare sempre più complicato. E la sensazione, condivisa da molti protagonisti, è che il voto provinciale non abbia chiuso una fase, ma ne abbia aperta una ancora più instabile.
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