"Dovreste cancellarvi dalla scena politica, scriverò alla Meloni": Mimmo Longo ancora contro il centrodestra

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A San Giovanni Rotondo, mentre nelle ultime settimane i riflettori si sono concentrati soprattutto sulle fratture del centrosinistra e sul travagliato approdo alla candidatura di Rossella Fini, anche sul fronte opposto la situazione è tutt’altro che lineare. Anzi, per Mimmo Longo, esponente dell’Udc, il quadro è persino più grave, perché investirebbe direttamente l’identità stessa del centrodestra cittadino. Il giudizio, affidato a una serie di post sui social media e ribadito nel corso di una lunga intervista a l’Attacco, è netto: “Il centrodestra a San Giovanni Rotondo è morto”. Parole pesanti, che Longo motiva con quella che definisce una dissoluzione politica e valoriale del perimetro moderato e conservatore in città. Secondo la sua lettura, la coalizione che sostiene Floriana Natale non avrebbe una vera impronta di centrodestra, ma sarebbe piuttosto un contenitore composito, dentro cui convivono anime civiche, pezzi provenienti dall’esperienza Barbano e figure che, in passato, hanno orbitato nell’area progressista o nel centrosinistra. “Dentro quella coalizione - sostiene - ci sono persone che vengono da storie politiche diverse, in alcuni casi opposte, e che oggi stanno insieme solo per un obiettivo numerico. Ma il cittadino non è stupido, il cittadino vede”. È questo, per Longo, il cuore del problema: non la sola esclusione dell’Udc o della Lega dal tavolo, ma la perdita di una fisionomia riconoscibile. La candidatura di Floriana Natale, osserva, sarebbe nata proprio per tenere insieme mondi che con un simbolo dichiaratamente di partito non si sarebbero mai ritrovati sotto lo stesso tetto. “Lei si definisce civica - dice Longo - e non è un dettaglio. Se fosse stata candidata in Fratelli d’Italia o in Forza Italia, quel gruppo non si sarebbe potuto comporre. È stata una scelta funzionale a mettere insieme persone che altrimenti non avrebbero potuto stare nella stessa coalizione”.

Da qui il suo affondo: “Quando dico che il centrodestra è morto, mi riferisco a questo. Chiunque vinca queste elezioni, il centrodestra sangiovannese ne uscirà cancellato o quasi. Se vince il campo largo, scompare. Se va avanti questa coalizione pseudo-centrodestra, al massimo resteranno due o tre consiglieri, forse nemmeno quelli. Non è una prospettiva politica, è una sopravvivenza”. Longo ricostruisce anche il tentativo, portato avanti nei mesi scorsi insieme ad altri esponenti rimasti fuori dalla coalizione, di ottenere un intervento chiarificatore dai livelli superiori del partito e dell’alleanza. Racconta di incontri regionali e provinciali, nei quali sarebbe stata indicata una linea precisa: centrodestra unito in Puglia e nei comuni al voto. “Ci avevano detto che il problema si sarebbe risolto - afferma -. Ci siamo fidati, abbiamo aspettato, non ci siamo organizzati in altro modo. E invece non è successo nulla. Hanno dettato una linea e poi se ne sono completamente disinteressati”.

Nel suo racconto compaiono tavoli a Bari e Foggia, ai quali avrebbero preso parte esponenti di primo piano dell’area moderata e conservatrice. Ma, secondo l’esponente Udc, a quelle riunioni non avrebbe fatto seguito alcuna iniziativa concreta. “Il risultato è stato zero - accusa -. E nel frattempo noi siamo arrivati a pochi giorni dalla presentazione delle liste. Così oggi chi voleva costruire davvero un centrodestra coerente si trova senza tempo e senza spazio”. È anche per questo che Longo usa parole come “presa in giro” e “tradimento”. Il suo ragionamento è semplice: se le segreterie sovracomunali ritenevano davvero indispensabile l’unità, avrebbero dovuto imporre una scelta chiara, o pretendere l’ingresso di tutte le forze del centrodestra, oppure negare simboli e coperture politiche a una coalizione considerata troppo ibrida. “Se non entrano Udc e Lega - dice in sostanza - non si può far finta che quella sia una vera coalizione di centrodestra”.

A complicare ulteriormente il quadro c’è poi, secondo Longo, il cortocircuito prodotto dai continui passaggi di campo e dalle ricomposizioni trasversali. “Oggi vedi seduti allo stesso tavolo persone che fino a ieri si facevano la guerra, oppure che si attribuiscono a vicenda la responsabilità della caduta dell’amministrazione Barbano - osserva -. Come si fa a presentarsi agli elettori in questo modo e pensare di essere credibili?”. È qui che il suo tono si fa ancora più duro, quasi amaro, perché dietro la polemica politica legge soprattutto un danno di fiducia prodotto nei confronti degli elettori: “La gente ormai lo dice apertamente: siete tutti uguali. E purtroppo, con questi spettacoli, è difficile dar loro torto”.

Alla domanda sul perché, a questo punto, non sia nata una lista autonoma di centrodestra, Longo risponde chiamando in causa proprio l’attesa, rivelatasi vana, di un intervento risolutivo dall’alto. Lui, spiega, avrebbe provato fino all’ultimo a tenere aperta quella prospettiva. Ma adesso, ammette, il clima è segnato dalla sfiducia e dalla rassegnazione. “Se dipendesse solo da me, io la farei anche oggi una nuova coalizione - dichiara  -. Ma ho la sensazione che tanti si siano ormai arresi, che stiano cercando collocazioni altrove e pensino di ricostruire dopo”.

Il suo ultimo appello è rivolto ai vertici nazionali, fino a evocare una lettera a Giorgia Meloni.  Perché il punto, insiste, non è soltanto questa competizione amministrativa, ma una crisi più ampia che riguarderebbe l’intero centrodestra pugliese e foggiano. “Il problema non è San Giovanni soltanto, San Giovanni è il caso più evidente - conclude -. Ma qui il centrodestra non vince più, non pesa più, non incide più. E se nessuno interviene davvero, non resterà neppure la sua identità”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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