Elezioni provinciali, ricadute su Cerignola. Sgarro: “Dove ci sarà questa classe dirigente Pd non ci saremo noi”

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A pochi giorni dal rinnovo del Consiglio provinciale di Foggia, il dato politico emerso dalle urne continua a riverberarsi con forza nei contesti locali. E in particolare a Cerignola, dove il risultato ha riaperto una frattura mai realmente ricomposta all’interno del centrosinistra. Il voto di secondo livello, riservato agli amministratori locali, ha infatti confermato equilibri complessivi del tutto favorevoli al campo progressista, ma ha al tempo stesso evidenziato dinamiche territoriali divergenti, con scelte che in alcuni casi hanno inciso in maniera determinante sugli esiti finali. È proprio sul piano locale che il risultato assume un significato politico più marcato. A Cerignola, la mancata elezione di un rappresentante riconducibile all’area di centrosinistra – in particolare la non elezione di Marcello Moccia, candidato nella lista civica del presidente Giuseppe Nobiletti – viene letta da una parte della classe politica progressista cittadina come la conseguenza diretta di una linea strategica adottata dal Partito Democratico locale, ritenuta penalizzante per la rappresentanza del territorio. Una lettura che si inserisce in un quadro più ampio, segnato dal peso politico dell’assessore regionale Raffaele Piemontese e dal ruolo che lo stesso continua a esercitare nelle dinamiche interne al partito in Capitanata. Durante la competizione provinciale, infatti, gli amministratori cerignolani del Pd hanno orientato il proprio consenso verso le candidature espresse dal plenipotenziario dem – Michele Merla di San Marco in Lamis, Annarita Palmieri di Foggia, Angela Fazi di Orta Nova (eletti) e Ciro Cataneo di San Severo (non eletto) -, contribuendo in modo determinante al loro risultato elettorale. Una scelta che, secondo i critici, ha sottratto voti decisivi a Moccia, compromettendone le possibilità di elezione. Il meccanismo del voto ponderato, tipico delle elezioni provinciali, ha amplificato l’impatto di questa decisione. Pochi voti, ma con un peso rilevante, sarebbero stati sufficienti a modificare l’assegnazione del seggio, poi finito al centrodestra con Nicola Netti di Fratelli d’Italia. In questo contesto, il caso Cerignola diventa emblematico delle tensioni interne al centrosinistra provinciale, già attraversato dalla contrapposizione frontale tra lo stesso Piemontese e il presidente Nobiletti. Ma a livello cittadino la questione assume contorni ancora più netti, perché si intreccia con una fase amministrativa considerata fragile e con un dibattito politico che da tempo ruota attorno alla capacità – o meno – del Partito Democratico di esprimere una linea condivisa e radicata nel territorio. Su queste dinamiche è intervenuto Tommaso Sgarro, consigliere comunale di minoranza e riferimento di Noi – Comunità in Movimento, che in un’intervista rilasciata ieri a l’Attacco è entrato nel merito delle scelte compiute.

Nell’intervista rilasciata ieri a l’Attacco, Tommaso Sgarro ha articolato una critica netta e dettagliata alla gestione politica del Partito Democratico di Cerignola, soffermandosi in particolare sulle scelte compiute in occasione delle elezioni provinciali. “Non c’è nessun accordo specifico tra Raffaele Piemontese e il Partito Democratico di Cerignola. Lo scenario secondo cui, eletto Piemontese a Roma, entrerebbe Maria Fiore come prima dei non eletti, e Fiore o Falcone diventerebbe assessora al posto di Piemontese, liberando un posto per Teresa Cicolella, non è possibile, perché in Consiglio regionale, a differenza del Consiglio comunale, chi da consigliere diventa assessore mantiene il posto da consigliere. Cicolella rimarrebbe quindi, anche qualora dovesse realizzarsi questo scenario, semplicemente la prima dei non eletti, ma non entrerebbe in Consiglio”.

Sgarro esclude dunque la presenza di un’intesa strutturata dietro le scelte politiche compiute, attribuendo invece quanto accaduto a dinamiche interne al partito. “Si è trattato solo ed esclusivamente di sudditanza psicologica da parte del Pd di Cerignola nei confronti di Raffaele Piemontese. Non c’è stato nessun accordo di questo tipo. Il Pd di Cerignola è da sempre succube delle logiche di Piemontese. Sulle sventure e sulle spaccature del Pd cerignolano, Piemontese ha costruito tante delle sue fortune”. L’analisi si è spostata poi sul significato politico delle scelte compiute nel voto provinciale. “In questa occasione, in un’elezione di secondo livello, il Pd di Cerignola ha privilegiato questa sudditanza rispetto alla costruzione di una prospettiva di centrosinistra a Cerignola, soprattutto in un momento in cui l’amministrazione governata dal Pd, in buona sostanza, è detestata dalla città. Non c’è cosa che faccia che non venga percepita negativamente. E c’è la necessità, a sinistra, di provare a ricostruire uno schema politico”.

Secondo Sgarro, il quadro amministrativo locale resta fragile. “In questo momento c’è una maggioranza particolarmente fragile in Consiglio comunale. Non è un caso che sul bilancio di previsione ci siano stati rimandi, rinvii, ritardi, situazioni che hanno evidenziato malesseri anche da parte della presidente del Consiglio. Hanno numeri risicati, essendo rimasti in 14”. Nel merito delle scelte elettorali, Sgarro ha evidenziato come la strategia adottata non abbia prodotto benefici concreti per il territorio. “Nonostante questo, il Pd ha preferito rimanere aggrappato a logiche miopi, in un assemblamento voluto da Raffaele Piemontese - in maniera intelligente da un punto di vista politico da parte sua, anche se poi gli è andata male perché di fatto ha perso un seggio - ma che non portava il simbolo del Pd e che, mi dicono, non è stata una scelta particolarmente dibattuta all’interno del partito stesso, ma calata dall’alto”.

Pur marcando una distanza politica, Sgarro circoscrive il perimetro della sua critica. “Questi, però, sono problemi che riguardano il Partito Democratico di Foggia. Io non sono un iscritto del Pd di Foggia, anche perché il circolo di Cerignola mi ha vietato qualsiasi forma di iscrizione al Partito Democratico, in maniera del tutto arbitraria, ormai dieci anni fa”. Il punto centrale resta però l’impatto delle scelte sul risultato finale. “Quello che mi interessa è registrare che, nel momento in cui si prova a costruire uno scenario politico nel campo del centrosinistra per immaginare di uscire dalla situazione complessa nella quale Cerignola si trova, si preferisce obbedire a Piemontese. Due voti non avrebbero cambiato niente a Piemontese, mentre a Cerignola, dal punto di vista dei resti, è scattato Nicola Netti del centrodestra”.

Un passaggio che, secondo Sgarro, risulta decisivo. “È scattato Netti e non Moccia per 600 voti ponderati. Due consiglieri di Cerignola valgono circa 650 voti ponderati, quindi quei due voti mancanti a Moccia e presenti inutilmente da un’altra parte hanno fatto scattare Netti di Fratelli d’Italia, andando a complicare ulteriormente, se possibile, la situazione locale del centrosinistra”. La conclusione è una presa di posizione politica netta. “Noi, con questo gruppo dirigente del Pd, con questa classe dirigente che ha prima mandato a gambe all’aria il risultato del ballottaggio alle comunali di quattro anni fa, poi gestito e amministrato male la città di Cerignola, e poi preteso sempre di stare dentro logiche che non avevano a che fare con l’interesse della comunità, non ci saremo. Quello che ne rimane del partito, visto che oggi il Pd è vincolato su poche persone, continua a ragionare in ottica personale invece che in ottica di comunità”.

Infine, lo scenario futuro. “Noi sinceramente siamo totalmente stufi di questa situazione. Dovunque ci sarà il Partito Democratico, con questa classe dirigente, noi non ci saremo. A cominciare dalle prossime comunali. Questo è sicuro. E nessuno potrà dire che saremo stati noi ad aver creato rotture e spaccature, dal momento che dal 2021 abbiamo provato a costruire un centrosinistra coeso e capace a Cerignola. Questo percorso è stato costantemente impedito. Noi non abbiamo più intenzione di ragionare con chi continuerà a preferire l’interesse personale rispetto a quello del centrosinistra e della città. Dove ci sarà questa classe dirigente del Partito Democratico, noi saremo dall’altra parte. Questo è poco ma sicuro”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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