Centrodestra, tempo scaduto: ora vanno rottamati. A partire da Giannicola De Leonardis, il principe ereditario

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Già coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Giannicola De Leonardis è il paradigma più compiuto di una classe dirigente che ha attraversato trent’anni di politica senza mai lasciare un segno proporzionato al potere esercitato. Principe ereditario per definizione, figlio di Donato De Leonardis, cresce dentro un destino già scritto e lo interpreta fino in fondo, muovendosi con disinvoltura tra schieramenti e contenitori. Dal 2002 presidente di Confcooperative Foggia, nel 2005 è eletto con la coalizione di Nichi Vendola come capogruppo Udeur. Poi Udc, Movimento Schittulli, Noi con l’Italia, Direzione Italia, fino a Fratelli d’Italia, dove dal 2019 smette di cambiare partito ma non di cambiare corrente, passando nel 2025 dall’area fittiana a quella gemmatiana. La sua lunga esperienza in Regione restituisce un dato politico difficile da ignorare: un’attività legislativa modesta, con una quota minima di proposte diventate legge e nessuna realmente riconducibile a una leadership riconosciuta. Più che costruire contenuti, De Leonardis ha costruito collocazioni, senza mai sbagliare lista, anche grazie al sodalizio con Franco Di Giuseppe. La svolta arriva nel 2019, quando occupa lo spazio lasciato libero in FdI dopo il passo indietro di Giuseppe Mainiero. La lista viene riempita di fedelissimi: Erminia Roberto, Gino Fusco, poi Liliana Iadarola e Bruno Longo. Saranno proprio queste figure, ciascuna con le proprie vicende giudiziarie, a contribuire al terremoto che porterà allo scioglimento del Comune di Foggia.

Nel 2023 evita la candidatura a Sindaco, si defila dietro Raffaele Di Mauro e lavora alla costruzione di una nuova filiera interna: Maurizio Accettulli, Claudio Amorese, Concetta Soragnese. Bravi amministratori, ma il dato resta: negli ultimi quindici anni nessun candidato Sindaco da lui espresso o sostenuto ha vinto elezioni significative.

Nel 2025, nella partita interna legata a Nicola Gatta, cambia ancora posizione e approda nell’area gemmatiana. Alle regionali arriva secondo in lista, proprio dietro Gatta: segnale politico inequivocabile.

Lo scontro esplode con l’elezione del capogruppo Paolo Pagliaro. L’area gemmatiana, attraverso l’eurodeputato Michele Picaro, indica De Leonardis come vicepresidente del Consiglio regionale, ruolo che aveva già ricoperto nella precedente legislatura. Ma al momento del voto il gruppo di Fratelli d’Italia lo scarica. Invece di seguire l’indicazione politica, converge su Renato Perrini, certificando nei fatti l’isolamento interno dell’ex coordinatore provinciale.

A quel punto De Leonardis arriva a minacciare l’uscita dal gruppo per approdare al misto, salvo poi rientrare nei ranghi, più per convenienza politica legata alle prossime candidature che per reale ricomposizione del conflitto.

Oggi De Leonardis resta formalmente al centro del partito, ma politicamente è il simbolo di un ciclo esaurito: lunga permanenza, molte posizioni, pochi risultati e nessuna vera capacità di costruire vittorie. 

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