In Puglia il dato politico è ormai strutturale. Da oltre vent’anni governa il centrosinistra, e non per inerzia ma per consolidamento. Le regionali di novembre lo hanno certificato senza appello, con Antonio Decaro che ha travolto un centrodestra incapace non solo di competere ma perfino di costruire un’alternativa credibile. Non è un episodio, ma un ciclo politico lungo in cui la destra ha progressivamente smesso di esistere come forza di governo. In Capitanata il quadro è persino più drammatico. A Foggia, dopo lo scioglimento del Comune nel 2021 dell’amministrazione di Franco Landella e due anni di commissariamento, il centrosinistra è tornato al potere con Maria Aida Episcopo vincendo al primo turno. Una situazione che non lascia spazio a interpretazioni né attenuanti: la destra ha dissipato credibilità prima ancora che consenso. Nel frattempo, mentre a Roma il governo di Giorgia Meloni affronta la sua prima vera fase di difficoltà dal 2022, in Capitanata il centrodestra si presenta ovunque diviso, logorato e privo di una classe dirigente all’altezza.
Poche individualità non bastano a coprire una debolezza strutturale, segnata da scorie congressuali, leadership consumate e una rete amministrativa fragile. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Nei grandi centri della provincia – Foggia, Cerignola, Manfredonia, Lucera – il centrodestra è assente o marginale. Dove governa, come a San Severo, lo fa senza controllo e senza visione. Anche in Regione e in Provincia emergono più limiti che prospettive, con rarissime eccezioni.
È da qui che i vertici locali dovrebbero partire: dalla presa d’atto, non più rinviabile, di una classe dirigente arrivata a fine corsa. L’Attacco ha individuato otto nomi, otto storie politiche che raccontano meglio di qualsiasi analisi questo fallimento.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).