Centrodestra, tempo scaduto: ora vanno rottamati. Compreso Napoleone Cera, che si crede senza peccato

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Dopo l’ennesimo risultato deludente del centrodestra alle provinciali, il primo a puntare il dito contro gli alleati è stato Napoleone Cera. Un riflesso quasi automatico, che però finisce per rovesciarsi contro chi lo esercita. Perché se c’è una figura che incarna la crisi strutturale del centrodestra in Capitanata, è proprio la sua. Negli ultimi tre cicli regionali ha cambiato due volte schieramento, attraversando tre contenitori diversi – Popolari, Forza Italia, Lega – senza mai costruire un’appartenenza politica riconoscibile. Il meccanismo è sempre lo stesso: i partiti offrono a Cera una lista in cui essere eletto, Cera garantisce in cambio un pacchetto di voti solido sul territorio. Uno scambio efficace sul piano elettorale, ma sterile su quello politico. Eletto nel 2015 con Michele Emiliano, la sua traiettoria viene segnata anche dall’inchiesta giudiziaria che coinvolse lui e il padre, con parole rimaste emblematiche dell’allora procuratore aggiunto Giuseppe Laronga: “Basti pensare che nel loro ufficio, a San Marco in Lamis, si prende un biglietto numerato per entrare, come in macelleria”.

Dopo quella fase approda in Forza Italia, dove nel 2020 riesce a rientrare in Consiglio regionale solo subentrando a Giandiego Gatta eletto in Parlamento. Ma anche lì lo spazio politico è limitato, schiacciato dal dualismo con Paolo Dell’Erba e dall’asse con Antonio Potenza.

La rottura arriva quando il coordinatore regionale Mauro D’Attis gli preferisce Dell’Erba per un ruolo chiave in Consiglio. Da lì l’ennesimo cambio: febbraio 2025, approdo nella Lega.

Alle regionali di novembre viene eletto battendo Joseph Splendido, in caduta libera, con circa 4.800 voti, certificando ancora una volta la sua capacità di sopravvivenza elettorale. Ma è proprio questo il punto. Cera continua a eleggersi, senza però costruire nulla attorno a sé: né una classe dirigente, né una linea politica, né un progetto riconoscibile.

Alla luce delle sue dichiarazioni post-provinciali, in cui attacca il centrodestra, la domanda è inevitabile: sta già preparando l’ennesimo cambio di casacca? Guardando ai precedenti, non sarebbe una sorpresa, ma la conferma di un percorso politico che si regge più sulla mobilità che sulla coerenza. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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