Paolo Dell’Erba e Antonio Potenza rappresentano un tandem politico costruito su forza economica e gestione del consenso locale, ma incapace di tradursi in stabilità e credibilità nel tempo. Dell’Erba, imprenditore di peso nel settore estrattivo nel bacino di Apricena, trova in Potenza – Sindaco dal 2012 – il complemento perfetto. Uno porta risorse e relazioni, l’altro costruisce consenso e strategia. Dopo diversi tentativi, Dell’Erba entra in Consiglio regionale nel 2020 risultando primo eletto nella lista civica La Puglia Domani. Da lì prende forma una traiettoria condivisa. Entrambi seguono la stessa parabola politica, dal civismo di centrodestra alla Lega nella fase di ascesa salviniana, per poi approdare insieme in Forza Italia. Un movimento sincronizzato che consente loro di mantenere compatto il pacchetto di voti e aumentare il proprio peso nelle dinamiche di partito. Il momento più significativo – e politicamente più pesante – arriva con lo scontro con Nicola Gatta. Dell’Erba e Potenza, insieme a Gianni Rotice, costruiscono un accordo con Giuseppe Nobiletti e Raffaele Piemontese indicando come candidato alla presidenza della Provincia Primiano Di Mauro. Una candidatura che arriva a includere tra i sottoscrittori anche amministratori del Partito Democratico, come ammesso dallo stesso Piemontese.
L’effetto è che Gatta viene azzoppato e il centrodestra perde la Provincia. Da lì si apre una fase di isolamento politico per Apricena, aggravata dall’inchiesta Madrepietra che coinvolge Potenza, poi assolto con formula piena.
Dopo una fase di difficoltà, il tandem trova nuova collocazione in Forza Italia, scalzando figure come Napoleone Cera e Raffaele Di Mauro al congresso provinciale sotto la regia di Mauro D’Attis. Ma anche qui la stabilità è apparente.
Solo due settimane fa Dell’Erba, insieme ai consiglieri Mazzotta, Di Cuia e Lanotte, firma una lettera a Marina Berlusconi contro lo stesso D’Attis che ne aveva favorito l’ascesa.
Il punto politico è tutto qui. Dell’Erba e Potenza si muovono insieme, consolidano consenso locale e spostano pacchetti di voti, ma non costruiscono mai un equilibrio stabile. E mentre Potenza punta apertamente alla Camera – dopo il tentativo fallito del 2022 quando il partito preferì Giandiego Gatta – resta il dubbio che, in caso di nuovo insuccesso nel 2027, anche questa esperienza sia destinata a chiudersi come le precedenti: con un altro cambio di casacca.
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