Le dimissioni annunciate l’8 giugno e ritirate il 19 giugno rappresentano una delle pagine più surreali della vita amministrativa cittadina degli ultimi anni. Una crisi aperta all’indomani della revoca di due assessori e dello spacchettamento dell’assessorato del plenipotenziario Galasso e culminata con l’ammissione pubblica della pesante mancanza dei numeri in Consiglio comunale si chiude oggi senza che sia stato fornito alla città uno straccio di reale spiegazione politica. Nel videomessaggio con cui ha annunciato il ritiro delle dimissioni, la sindaca ha scelto il registro emotivo, raccontando di aver riflettuto a lungo nei giorni successivi all’8 giugno. Ma ciò che i cittadini si aspettavano non era un racconto personale, bensì una risposta politica chiara sulle ragioni della crisi e sulle condizioni che avrebbero consentito di superarla. La domanda resta semplice: cosa è cambiato in undici giorni? Come è stato possibile passare dalla constatazione pubblica di non avere più una maggioranza alla decisione di proseguire il mandato senza che la città conosca i contenuti dell’accordo politico che ha determinato questo improvviso cambio di scenario? La maggioranza che aveva di fatto sfiduciato la sindaca è la stessa che oggi ne sostiene il ritorno in carica. Su questo punto non è arrivata alcuna spiegazione.

La Puglia si conferma una delle colonne portanti di Futuro Nazionale. Stando ai numeri emersi durante l’assemblea costituente del partito guidato da Roberto Vannacci, svoltasi sabato e domenica scorsi all’Auditorium della Conciliazione di Roma, Futuro Nazionale conta poco più di 100mila iscritti, mentre la Puglia, con oltre 10mila tesserati, si colloca al terzo posto alle spalle solo di Lombardia e Lazio. E la provincia di Foggia, in particolare, si afferma tra i territori più dinamici del movimento del generale. A San Severo, l’avvocato Bruno Savino, ex assessore alle Politiche Sociali in quota Fratelli d’Italia – a cui furono revocate le deleghe dopo appena otto mesi per alcuni dissapori all’interno dell’amministrazione comunale targata Lidya Colangelo, decaduta lo scorso 4 giugno a seguito della firma delle dimissioni di tredici consiglieri –, nonché figlio dell’ex Sindaco Gianfranco Savino, vuole portare nella Città dei Campanili una nuova stagione all’interno del centrodestra, lontana dalle scelte politiche di Leonardo Lallo, riferimento più riconoscibile del partito del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e principale causa del fallimento di Colangelo. A maggio scorso, Bruno Savino assume una decisione destinata a segnare uno spartiacque per il futuro del centrodestra sanseverese: lascia il direttivo di Fratelli d’Italia e si accasa in Futuro Nazionale. E solo qualche giorno fa ha lanciato un nuovo progetto civico accompagnato dalla pretesa di rifondare il centrodestra, che ha ormai disconosciuto pur continuando a nutrire una profonda stima nei confronti del consigliere regionale meloniano Nicola Gatta. La fiducia dei cittadini verso i volti della consiliatura appena decaduta è ridotta ai minimi termini, per cui il tentativo dell’avvocato sanseverese ha proprio l’obiettivo di sondare il terreno in vista delle elezioni amministrative, che si terranno presumibilmente nella prossima primavera, per polarizzare il consenso degli elettori. Il vero punto di svolta sarà rappresentato dalle scelte del direttivo provinciale di Fratelli d’Italia. Se si vorrà dare continuità alla linea tracciata fino a questo momento, riproponendo la triade Leonardo Lallo-Grazia Casale-Lucia Rita De Lallo, Savino non rivaluterà un riavvicinamento ai meloniani, caso diverso in cui dovesse esserci una profonda epurazione all’interno del partito a livello cittadino. In questo scenario, lo stesso avvocato potrebbe vedersi assegnato anche un ruolo di primo piano, aspirando addirittura alla candidatura a Sindaco della città. E Futuro Nazionale? Il partito di Vannacci non vorrà di certo farsi sfuggire l’occasione di finire all’interno della maggioranza di un’amministrazione comunale, consolidando il primo passo verso un’espansione a macchia d’olio in tutto il territorio nazionale. Potrebbero così convivere i due partiti, nonostante il generale abbia al momento posto il veto ad un’alleanza con Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega.

“La verità è che abbiamo nascosto la polvere sotto al tappeto, è solo un tirare a campare”. E’ lo sfogo amaro che trapela, a l’Attacco, dal campo largo progressista del Comune di Foggia, che con una richiesta congiunta ha finto una ritrovata compattezza e ha convinto la sindaca Episcopo al ritiro delle dimissioni nelle prossime ore. La prima cittadina lo farà per poter partecipare sabato sera al gran finale del Gio Festival con l’Andrea Chenier in piazza Cavour, prima del ritorno in aula consiliare lunedì mattina per l’approvazione del bilancio consuntivo 2025. Ma i giorni scorsi sono stati anch’essi molto concitati rispetto ai rapporti tra Episcopo e la propria maggioranza. Dapprima Episcopo aveva fatto sapere di non gradire la versione originaria della lettera firmata dai capigruppo (“un univoco intendimento di portare avanti compatti la consiliatura fino alla scadenza naturale della stessa”, “deve prevalere il senso di responsabilità assunto nei confronti della cittadinanza il 23 ottobre 2023 e proseguire, al fianco della sindaca alla quale confermiamo sostegno e fiducia, con compattezza e determinazione nella realizzazione degli impegni presi in campagna elettorale”, “accertata la ritrovata compattezza della coalizione, tutte le forze di maggioranza chiedono ufficialmente alla sindaca di ritirare le proprie dimissioni di presenziare al consiglio comunale”, “i capigruppo chiedono alla sindaca di fissare a breve un incontro formale per confermare in presenza la volontà di sostenerla compatti fino alla fine del mandato elettorale”. Fonti interne al campo largo rivelano che Episcopo non aveva ritenuto adeguate tali dichiarazioni. “Teme sia solo una mossa per tenerla buona per ora, ma farla fuori dopo. Non è abbastanza per lei e vuole tirare dritto, sostiene che la lettera non racconti tutti i suoi successi, la risalita nelle classifiche nazionali. In effetti lei è destinata a morire, lo sa e ne ha paura. Teme di fare la fine di Mongelli e Ciliberti, se non peggio. Vuole una lettera che la esalti”. 

“Ma quale discontinuità con il passato? Neppure cinque mesi e siamo già di fronte al primo assessore ‘costretto’ a dimettersi per vicende giudiziarie (per altro antecedenti alla nomina assessorile) e con qualche dubbio sull’opportunità di mantenere nel ruolo Mariagrazia Starace - la dichiarazione congiunta del gruppo regionale pugliese di Fratelli d’Italia - che presenta qualche conflitto d’interesse con la materia, il Turismo, di sua competenza”.



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