Le dimissioni annunciate l’8 giugno e ritirate il 19 giugno rappresentano una delle pagine più surreali della vita amministrativa cittadina degli ultimi anni. Una crisi aperta all’indomani della revoca di due assessori e dello spacchettamento dell’assessorato del plenipotenziario Galasso e culminata con l’ammissione pubblica della pesante mancanza dei numeri in Consiglio comunale si chiude oggi senza che sia stato fornito alla città uno straccio di reale spiegazione politica. Nel videomessaggio con cui ha annunciato il ritiro delle dimissioni, la sindaca ha scelto il registro emotivo, raccontando di aver riflettuto a lungo nei giorni successivi all’8 giugno. Ma ciò che i cittadini si aspettavano non era un racconto personale, bensì una risposta politica chiara sulle ragioni della crisi e sulle condizioni che avrebbero consentito di superarla. La domanda resta semplice: cosa è cambiato in undici giorni? Come è stato possibile passare dalla constatazione pubblica di non avere più una maggioranza alla decisione di proseguire il mandato senza che la città conosca i contenuti dell’accordo politico che ha determinato questo improvviso cambio di scenario? La maggioranza che aveva di fatto sfiduciato la sindaca è la stessa che oggi ne sostiene il ritorno in carica. Su questo punto non è arrivata alcuna spiegazione.
Le dimissioni vengono ritirate il 19 giugno, giusto in tempo per consentire alla sindaca di presenziare questa sera sul palco dell’“Andrea Chénier”, evento di grande visibilità nell’ambito del cartellone culturale cittadino voluto dalla locale Camera di Commercio, ripreso in diretta dalla RAI. Una coincidenza temporale che non può non suscitare interrogativi, soprattutto alla luce della gravità della crisi politica che fino a poche ore prima appariva tutt’altro che risolta.
Appare inoltre singolare il tentativo di richiamare crisi politiche del passato, dimissioni ricorrenti, sostituzioni di assessori o dinamiche che nulla hanno a che vedere con quanto accaduto nelle ultime settimane. I cittadini non chiedono stanchi paragoni con altre stagioni amministrative; chiedono invece di comprendere le ragioni di una crisi che ha coinvolto direttamente il governo della città e che, almeno fino a pochi giorni fa, sembrava insanabile.
Non convince neppure il tono celebrativo riservato ai partiti, alle liste e ai consiglieri comunali ringraziati per aver scelto di andare avanti insieme. Sono gli stessi soggetti politici che hanno determinato la crisi e che oggi vengono presentati come garanti della stabilità amministrativa. Una narrazione che fatica a conciliarsi con quanto avvenuto in Consiglio comunale e con le tensioni che hanno caratterizzato l’ultimo anno e mezzo di amministrazione.
Ancora più sorprendente è l’appello al rispetto rivolto alle opposizioni. In quasi tre anni di amministrazione, ogni proposta proveniente dai banchi della minoranza è stata sistematicamente respinta, spesso senza alcuna reale discussione e con un atteggiamento di granitica chiusura pregiudiziale che ha mortificato il confronto democratico. Invocare oggi collaborazione e rispetto reciproco appare quantomeno tardivo e poco credibile.
Particolarmente fuori fuoco è apparso il riferimento ai commenti dei cittadini sui social network. Il tema delle dimissioni e del loro ritiro è una questione eminentemente politica e istituzionale. Richiamare post, opinioni o reazioni della rete rischia di spostare l’attenzione dal vero nodo della vicenda: la tenuta della maggioranza e la credibilità dell’azione amministrativa.
Infine, la richiesta di scuse formulata dalla Sindaca per le proprie “debolezze e carenze” sarebbe dovuta essere il punto di partenza dell’intervento e non la sua conclusione. Le scuse andavano rivolte immediatamente alla città per averla trascinata dentro una crisi politica che si è consumata interamente all’interno della maggioranza e che ha esposto Foggia a giorni di incertezza, confusione e delegittimazione istituzionale, anche a livello nazionale.
Per undici giorni Foggia è rimasta ostaggio delle divisioni del centrosinistra. Oggi le dimissioni vengono ritirate, ma restano intatte tutte le contraddizioni che le avevano determinate. La città merita molto più di un videomessaggio emozionale: merita rispetto, trasparenza e soprattutto la verità politica su quanto accaduto.
On. Prof. Nunzio Angiola, consigliere comunale, segretario provinciale del movimento Cambia.
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