Mimmo Verile, ex sindaco democristiano di Foggia nei primi anni Novanta e uomo della Prima Repubblica, è oggi a capo dell’ASP Istituto dell’Addolorata. Il direttore de l’Attacco Piero Paciello lo ha intervistato in merito alla crisi politica del campo largo a Palazzo di città. 

Quando Episcopo fu scelta come candidata sindaca e poi eletta lei pensò che sarebbe stata all’altezza?
Avevo qualche piccola riserva, perché aveva fatto parte di una giunta, quella di Mongelli. Capivo che sarebbe stato difficile per il centrodestra vincere, dopo che si era chiusa una brutta pagina per la città. In giunta non volle persone che avessero già rivestito ruoli in precedenza e per me fu un grande errore, perché serviva integrare i giovani con persone di esperienza. Vogliamo parlare dell’urbanistica? Stiamo ancora al Piano Benevolo, quello che feci io negli anni Novanta. Perché non si conclude il PUG fatto da Karrer? E’ un piano valido o no? Sarebbe sinonimo di regole precise, richiamerebbe gli investimenti, farebbe crescere l’economia. Poi c’è l’housing sociale, nulla anche su quello. Un immobilismo nell’urbanistica.

Come se lo spiega?
Sono impreparati, serviva l’esperienza di chi conosce i problemi e sa risolverli. Basti pensare alla chiusura del Centro Palmisano, tra le tante vicende. Andiamo verso il terzo anno di mandato. A me dispiace l’attuale situazione, perché da ex sindaco capisco cosa significhi una città priva dell’amministrazione comunale. I problemi sono tanti.

Qual è la sua idea?
Ho ascoltato la dichiarazione della sindaca, molto pesante e sofferta. Coi partiti di una volta, come la DC, prima di ogni consiglio si ragionava tutti insieme nei pre-consigli. Tre sono le componenti importanti: la sindaca, i gruppi consiliari e i partiti. Da chi è stata sfiduciata la sindaca? Se il gruppo consiliare risponde al partito è chiaro che è stato il partito a sfiduciarla.

“La sicurezza rappresenta un diritto fondamentale e perciò ho ritenuto doveroso portare all’attenzione del Governo le istanze che arrivano dai cittadini e dagli amministratori dell’Alto Tavoliere”: lo comunica l’onorevole Giandonato La Salandra ha presentato un’interrogazione parlamentare ai Ministri dell’Interno e della Difesa per chiedere un ulteriore rafforzamento delle misure di sicurezza nella provincia di Foggia e, in particolare, nei comuni dell’Alto Tavoliere.

“Mai avuti interessi personali se non visioni per la città. Sette-otto persone a fronte di 36.900 elettori hanno interrotto ineluttabilmente questa consiliatura. Ne ho preso atto!”. Continua, come sempre sull’amato Facebook, lo sfogo della dimissionaria sindaca di Foggia Marida Episcopo contro quegli eletti – pentastellati, socialisti e decariani/nobilettiani – che lunedì scorso l’hanno di fatto sfiduciata non presentandosi in consiglio comunale per garantire il numero legale e l’approvazione del bilancio consuntivo 2025. Assenze cui è seguita la presentazione delle dimissioni, revocabili entro il 28 giugno prossimo. Dopo un anno e mezzo di crisi politica sempre più grave, nella giornata di domenica all’improvviso il mini-rimpasto con la revoca dei due assessori di Tempi Nuovi e la nomina del socialista Iorio, che visti i chiari di luna non ha potuto nemmeno firmare l’accettazione dell’incarico. A giorni di distanza trapela ancora amarezza per come sono stati liquidati Daniela Patano e Lorenzo Frattarolo: per loro nemmeno una telefonata da parte della sindaca, ma solo una lettera riservata. “Mi è stata notificata stamattina la revoca”, ha difatti fatto sapere su Fb Frattarolo. Era domenica e si trovavano al mare, a quanto pare. Sono stati chiamati dall’ufficio di gabinetto per informarli del ritiro delle deleghe, una modalità che ha sdegnato l’ex consigliere regionale e artefice di Tempi Nuovi Sergio Clemente (nemmeno lui contattato da Episcopo, tanto da lasciarsi andare a un netto “ci ha mancato di rispetto”, riferito ovviamente alla prima cittadina) ma anche altri. E’ un momento delicato per il M5S foggiano, preso di mira in questi giorni da chi sostiene la linea di Episcopo e del prosieguo dell’amministrazione comunale. A difendere la quasi totalità dei consiglieri contiani, non presentatisi in aula lunedì scorso ad eccezione di Francesco Salemme, è stato ieri Mario Furore, coordinatore provinciale. “Comprendo che la stampa debba fare il proprio lavoro. Ma è doveroso sottolineare che nella seduta di lunedì nessuno tra noi ha imposto ai consiglieri del M5S come votare”, ha detto l’europarlamentare. La linea del partito era molto chiara ed era espressa nelle linee richieste alla sindaca la cui risposta presentata la sera prima del consiglio non ha convinto evidentemente quei consiglieri comunali che hanno deciso di non presentarsi in aula. Sobillati da nessuno per altro, poiché non sono pecore da ammansire e forse semplicemente congrui rispetto chi si è presentato in aula ma con i mal di pancia verso l’andamento della maggioranza. Questi sono i fatti. A me questi proclami alla responsabilità iniziano a fare venire l’orticaria. Alla luce di quello che è successo, io credo che se il campo largo, chi lo guida e il M5S locale non hanno il coraggio di resettare tutto a Foggia, senza un mea culpa serio, potrà sì resistere fino alle politiche o alle prossime elezioni comunali, ma con che resa? Davanti ai cittadini che chiedono risultati concreti o alziamo il tiro o è meglio chiedere scusa con evidenti conseguenze, questa è la vera responsabilità che dobbiamo alla città. Foggia ci ha premiato per il cambiamento, non per questa “commedia degli equivoci”. Io nella mia vita non ho mai fatto questioni di poltrone ma di temi, vorrei semplicemente vedere i miei temi ed obiettivi realizzati e non ostacolati.  Vorrei che il M5S sia messo nelle condizioni di poter fare il Movimento. Parigi val bene una messa diceva qualcuno, ma non con la mia faccia, quella di chi sul territorio ha preso voti e consensi e non sa più come giustificarsi davanti ai cittadini per colpe che ora non sono proprie”, è stata la conclusione di Furore.

“Mentre Decaro mette le mani nelle tasche dei pugliesi aumentando l’Irpef per coprire il buco di 350 milioni di euro in sanità provocato dallo stesso centrosinistra che lo sostiene in Regione Puglia, Mattinata è priva di un servizio di pediatria di base dal primo giugno - dichiara il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Giannicola De Leonardis -. Ciò significa che circa 480 assistiti, tra bambini e ragazzi, sono attualmente costretti a recarsi a Manfredonia per ricevere assistenza pediatrica con notevoli disagi per le famiglie, sia dal punto di vista organizzativo che economico”. 



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