“Le dichiarazioni rilasciate dalla destra foggiana nel corso della conferenza stampa convocata sulla crisi politica in atto a Palazzo di Città lasciano sinceramente perplessi - il commento di Antonio De Sabato, consigliere comunale di Progetto Concittadino -. Se da un lato è naturale e legittimo che le forze di opposizione esprimano valutazioni critiche rispetto a una vicenda politica che ha inevitabilmente generato preoccupazione e disorientamento nella cittadinanza, dall’altro appare difficile comprendere come si possa arrivare a considerare auspicabile un nuovo commissariamento del Comune di Foggia”.

E’ il 28 giugno prossimo la data entro la quale la sindaca di Foggia Marida Episcopo deve tentare di ricompattare il disgregatissimo campo largo progressista per poter ritirare le dimissioni protocollate lunedì scorso. Molti partiti della coalizione, anche a livello romano, si sono attivati per favorire il prosieguo dell’amministrazione, insediatasi alla fine del 2023 e oggi, dopo due anni e mezzo di mandato, dai risultati insoddisfacenti a detta della stessa maggioranza. Comunque vada a finire, la scarsa cifra istituzionale è stata da ultimo confermata dalle modalità di comunicazione assunte nei giorni clou della crisi politica a Palazzo di città: se domenica scorsa la revoca dei due assessori di Tempi Nuovi Lorenzo Frattarolo e Daniela Patano era stata brutalmente affidata ai due decreti pubblicati in albo pretorio, senza la cortesia di uno straccio di comunicato stampa di ringraziamento per il lavoro fatto e di spiegazione alla città, è andata anche peggio il giorno dopo. Episcopo non ha annunciato alla comunità le proprie dimissioni con un comunicato o con una conferenza stampa: si è limitata a dirlo in un video pubblicato su Facebook, come se la comunicazione di un ente capoluogo di provincia potesse essere affidata ai soli social network. Dilettantismo, mancanza di rispetto, assenza di spessore istituzionale. Sono tanti i termini che gli addetti ai lavori hanno usato in questi giorni, dietro le quinte, per commentare questo modo di agire. C’è da chiedersi in quale altro paese un primo cittadino annunci di voler lasciare l’incarico su Facebook e in nessun altro modo e se qualcuno, accanto ad Episcopo, le abbia fatto notare che davvero era inconcepibile ridurre la comunicazione istituzionale ad un social. Ma è del resto nota l’ossessione per Fb dell’ex provveditrice agli studi, solita rispondere agli utenti a qualunque ora e luogo (compresa l’aula consiliare). “Che volere di più? Nessuna trattativa dell’ultima ora”. Con queste parole nelle scorse ore Marida Episcopo ha tentato, sempre ovviamente tramite commenti a post Facebook, di controbattere all’esasperazione di quei pezzi del campo largo che, dopo una estenuante crisi politica che si trascina dall’estate 2025, si sono visti infine arrivare nella notte di domenica scorsa la “letterina” (come l’ha chiamata causticamente il consigliere comunale Pd Italo Pontone) in cui la prima cittadina ha elencato una serie di promesse e implorato il voto positivo al bilancio consuntivo 2025 della mattina dopo, dichiarando a suo parere “chiusa la verifica di maggioranza”. Una lettera il cui contenuto integrale è stato pubblicato ieri su queste colonne.

Il successo di Floriana Natale a San Giovanni Rotondo ha consegnato Palazzo di Città al centrodestra, però ha anche spalancato la faglia nel centrosinistra, rendendo ancor più visibili le fratture che da tempo attraversavano la politica locale e che adesso, venuto meno il pudore imposto dalla corsa alle urne, vengono raccontate senza più filtri. “Si è persa un’occasione per poter vincere al primo colpo”, afferma a l’Attacco Giuseppe Siena, che quella corsa l’ha vissuta da protagonista mancato. “È una sconfitta annunciata. Quando si fanno delle alleanze in questo modo e si cambia una candidatura scelta dal territorio, i risultati sono questi”. Siena individua responsabilità precise: “I Cinque Stelle hanno imposto determinate regole all’interno dell’alleanza e, tramite i Mangiacotti, è uscita fuori questa candidatura. La gente, però, su queste dinamiche non si lascia sedurre e punisce”. Il suo ragionamento parte dai numeri. Secondo l’ex candidato, una convergenza differente avrebbe consentito di chiudere la partita già al primo turno: “Rossella Fini ha preso meno voti delle liste che la sostenevano, mentre io ne ho presi più delle mie liste. Certo, in politica non si fanno somme aritmetiche, ma il dato resta”. Ancora più duro, se possibile, il giudizio di Pio Cisternino, che trasforma la lettura del voto in un’analisi politica destinata ad andare oltre i confini cittadini: “Ancora una volta questa città resta vittima dell’opportunismo e dell’onnifagismo di qualcuno che, pur di non perdere il controllo sul proprio feudo, finisce col perdere la città”, sostiene.

“È il silenzio del presidente Antonio Decaro che ci inquieta più della stessa inchiesta che coinvolge il suo assessore al Turismo, Graziamaria Starace. Perché garantisti come siamo - per aver subito sulla nostra ‘pelle’ il becero giustizialismo della sinistra in vicende che, invece, hanno interessato il centrodestra - non vogliamo entrare nel merito delle accuse e delle storie personali che coinvolgono gli indagati e i denuncianti, ma ci preoccupa non poco il presunto metodo messo in atto nell’usare il proprio ruolo (di assessore al Turismo di Vieste la Starace e di sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti, entrambi indagati per concussione insieme a un dirigente comunale di nomina sindacale) per concedere un diritto (la concessione di un lido) che spettava a un operatore turistico locale.

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