E’ il 28 giugno prossimo la data entro la quale la sindaca di Foggia Marida Episcopo deve tentare di ricompattare il disgregatissimo campo largo progressista per poter ritirare le dimissioni protocollate lunedì scorso. Molti partiti della coalizione, anche a livello romano, si sono attivati per favorire il prosieguo dell’amministrazione, insediatasi alla fine del 2023 e oggi, dopo due anni e mezzo di mandato, dai risultati insoddisfacenti a detta della stessa maggioranza. Comunque vada a finire, la scarsa cifra istituzionale è stata da ultimo confermata dalle modalità di comunicazione assunte nei giorni clou della crisi politica a Palazzo di città: se domenica scorsa la revoca dei due assessori di Tempi Nuovi Lorenzo Frattarolo e Daniela Patano era stata brutalmente affidata ai due decreti pubblicati in albo pretorio, senza la cortesia di uno straccio di comunicato stampa di ringraziamento per il lavoro fatto e di spiegazione alla città, è andata anche peggio il giorno dopo. Episcopo non ha annunciato alla comunità le proprie dimissioni con un comunicato o con una conferenza stampa: si è limitata a dirlo in un video pubblicato su Facebook, come se la comunicazione di un ente capoluogo di provincia potesse essere affidata ai soli social network. Dilettantismo, mancanza di rispetto, assenza di spessore istituzionale. Sono tanti i termini che gli addetti ai lavori hanno usato in questi giorni, dietro le quinte, per commentare questo modo di agire. C’è da chiedersi in quale altro paese un primo cittadino annunci di voler lasciare l’incarico su Facebook e in nessun altro modo e se qualcuno, accanto ad Episcopo, le abbia fatto notare che davvero era inconcepibile ridurre la comunicazione istituzionale ad un social. Ma è del resto nota l’ossessione per Fb dell’ex provveditrice agli studi, solita rispondere agli utenti a qualunque ora e luogo (compresa l’aula consiliare). “Che volere di più? Nessuna trattativa dell’ultima ora”. Con queste parole nelle scorse ore Marida Episcopo ha tentato, sempre ovviamente tramite commenti a post Facebook, di controbattere all’esasperazione di quei pezzi del campo largo che, dopo una estenuante crisi politica che si trascina dall’estate 2025, si sono visti infine arrivare nella notte di domenica scorsa la “letterina” (come l’ha chiamata causticamente il consigliere comunale Pd Italo Pontone) in cui la prima cittadina ha elencato una serie di promesse e implorato il voto positivo al bilancio consuntivo 2025 della mattina dopo, dichiarando a suo parere “chiusa la verifica di maggioranza”. Una lettera il cui contenuto integrale è stato pubblicato ieri su queste colonne.
In tanti l’hanno definita una mossa tardiva, come ha fatto martedì scorso il capogruppo M5S Mario Del Maso, che pure ha auspicato un tentativo di ricucitura delle numerose fratture interne alla coalizione. “Mario, dal 13 marzo sai tutto come tutte le altre sigle e venerdì sera eri con me in ufficio e il tuo coordinatore. Cosa è tardivo? Il riepilogo di tutte le cose accolte e l'implorazione a votare il consuntivo? Nessun margine con chi mente! Parla di nomi se hai coraggio”, ha risposto la sindaca in persona su Fb, in un commento al post della intervista di Telefoggia a Dal Maso. In realtà nella prima versione il commento era più duro e vedeva un “non mentire”. “Ma quale sindaca si rivolge così sui social ad un consigliere comunale, accusandolo di mentire? Dove mai si è visto?”, è il commento di un autorevole analista politico locale, sbigottito.
Che la sindaca finirà per ritirare le dimissioni appare come l’ipotesi più scontata e il Pd, che pure è stato tra i protagonisti del braccio di ferro con Episcopo, lavora per garantire la prosecuzione della consiliatura. “Hanno tanti interessi da salvaguardare…”, dicono velenosamente dagli altri gruppi. “Foggia non può continuare a essere una città sfortunata”, ha scritto ieri Lia Azzarone, presidente del consiglio e dell’assemblea regionale Pd. “Abbiamo conosciuto anni difficili, il commissariamento, l’interruzione della vita democratica, il peso di una reputazione che spesso ha finito per oscurare le tante energie positive presenti nella nostra comunità. Per questo oggi più che mai dobbiamo pensare al bene della città. In questi anni sono stati compiuti passi importanti, ma sarebbe sbagliato non riconoscere che sono stati commessi anche errori. Errori che vanno compresi, affrontati e corretti con umiltà e senso di responsabilità. La politica è credibile quando sa ascoltare, quando sa correggersi e quando mette l’interesse generale davanti a tutto. Per questo rivolgo un appello a tutte le forze della coalizione: ritroviamo le ragioni che ci hanno portato a costruire insieme un progetto di governo per Foggia. Ritroviamo lo spirito unitario, la capacità di confrontarci e di superare le difficoltà senza disperdere il lavoro svolto. Ci sono ancora troppe cose da fare. Le strade, l’illuminazione pubblica, il verde urbano, la rigenerazione dei quartieri, i servizi, le opportunità per i giovani e per chi vive le periferie. Dove abbiamo sbagliato dobbiamo rimediare. I foggiani meritano stabilità e serenità. E c’è una responsabilità che va oltre i confini della nostra città. Il campo progressista deve dimostrare, a Foggia come nel resto d’Italia, di essere capace di costruire programmi condivisi, unità e buon governo. È questa la sfida che abbiamo davanti”.
Chi si è sentito tradito dal dietrofront dei dem, come pure dalla rottura del fronte comune contro una sindaca accusata da sempre di chiusura totale e di risultati scarsi, è il M5S, che sta vivendo una fase particolarmente concitata al proprio interno. Dapprima c’era stata la delusione per l’operato della giunta, compreso quello della propria assessora Lucia Aprile all’ambiente, con netta insoddisfazione rispetto al verde pubblico e al servizio di igiene urbana. Una lagnanza inutile, visto che da tempo Aprile pare rispondere alla sindaca più che al M5S. Quando Episcopo ha proposto ai contiani di scambiare le due assessore Aprile e Simona Mendolicchio, non potendo effettuare la rotazione della dirigente dei servizi sociali Serafina Croce in rotta con l’assessora, il coordinatore provinciale Mario Furore ha rifiutato. Poi, lunedì scorso, il consigliere Francesco Salemme si è presentato in aula per votare il bilancio, a differenza dei compagni di partito, provocando l’ennesima spaccatura interna.
Infine è arrivata la disastrosa riunione del M5S (eletti ed assessore) con gli arrabbiati referenti nazionali Mario Turco e Paola Taverna, nonché col coordinatore regionale pugliese Leonardo Donno. Il diktat ricevuto da Roma, e a cui Donno si è associato, è stato chiaro: dal momento che il Pd era entrato in aula per votare, facendo fare ai pentastellati la parte dei guastafeste e degli irresponsabili, serve riaprire la trattativa con la sindaca e trovare una soluzione. Cosa diversa sarebbe stata se fosse stata la coalizione – e non solo contiani, socialisti e decariani – a disertare la seduta consiliare. Insomma, il braccio di ferro con Episcopo è destinato a proseguire ancora, cercando di salvare il salvabile. Una posizione, quella dei pentastellati romani, che si spiega nell’ambito dell’alleanza nazionale tra Conte e Schlein e della necessità di preservare a livello nazionale l’immagine del primo esperimento di sindaca giallorossa, per l’appunto quello di Foggia. Ma rischia di essere solo un tirare a campare, nell’assoluta mancanza di fiducia reciproca e di stima per il lavoro altrui. Ne vale la pena, dopo due anni e mezzo di dichiarata inerzia amministrativa?
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