A Cerignola se Atene piange Sparta non ride. Se il Pd, primo partito del campo largo, è alle prese con l’evidente disgregazione interna, gli oppositori non riescono ancora a trovare la quadra per andare compatti alle urne. Da molti mesi, com’è noto, va avanti il tentativo di costruzione di un ampio fronte civico, che tenga insieme Avanti Cerignola dell’ex sindaco Franco Metta, Cerignola Produce dell’ex salviniano Vincenzo Specchio, i gruppi dell’ex dem Rino Pezzano, Bellapianta, Pippo Liscio, Giurato, Vitullo, dell’ex piddino Tommaso Sgarro. Un fronte che, almeno secondo i propositi iniziali, dovrebbe unirsi al centrodestra - FdI, Forza Italia di Dercole, Noi Moderati di Frisani – ma senza simboli di partito. E’ questa da tempo una delle due condizioni volute in primis dall’ex candidato sindaco Sgarro: che l’alleanza avvenga sotto le insegne del solo civismo e che il candidato sindaco sia realmente terzo e in grado di tenere assieme anime dalla provenienza tanto variegata.

Quando mancano pochi mesi alle elezioni comunali della prossima primavera, è evidentemente implosa la maggioranza del Comune di Cerignola, ovvero il campo largo del sindaco uscente dem Francesco Bonito. La seduta di consiglio comunale andata deserta per le assenze nella coalizione, gli scontri al vetriolo tra primo cittadino e presidente dell’assise Sabina Ditommaso, la disgregazione interna ai dem, i civici che cercano di scaricare ogni responsabilità sui dem, rendono evidenti le molte tensioni che albergano a Palazzo di città. Il Pd è indubbiamente dilaniato al proprio interno, come testimonia da ultimo l’iniziativa assunta dall’avvocata Ditommaso. A svelarla per primo è stato ieri l’ex sindaco Franco Metta: “Vi avevo promesso un documento significativo, eccolo qua. Si tratta della carta intestata della presidenza del consiglio, Sabina Ditommaso, la quale chiede all'architetto Patruno, all'ingegner Chiumento e alla dottoressa Di Tuccio, i tre dirigenti del Comune, di acquisire la documentazione relativa a tutti gli interventi e le attività di manutenzione ordinarie e straordinarie eseguiti, affidati, autorizzati o disposti dal Comune dal gennaio 2022 ad oggi con riferimento a tutti i beni del Comune. Che vuole sapere la Sabina nostra? Vuole sapere quali atti amministrativi abbiano deciso questi interventi? Vuole sapere quali imprese e operatori economici siano stati incaricati? Vuole sapere gli importi, i soldi che hanno preso e la situazione contabile? Vuole la documentazione tecnica? Vuole sapere quante imprese sono state individuate, come hanno fatto gli affidamenti? E' chiaro che è un'iniziativa di polemica dura, dissenso aperto nei confronti dell'amministrazione, tipica iniziativa di chi si oppone. Manca la domanda cardine, dopo che hai detto voglio sapere questo, questo, questo e questo, voglio sapere impresa per impresa a quale assessore sono parenti”.

Dopo un lungo e diffuso silenzio, sono arrivate finalmente le prime reazioni e prese di posizione rispetto all’approfondita e dettagliata inchiesta con cui l’Attacco nelle ultime settimane ha svelato la veste imprenditoriale del sindaco di Apricena Antonio Potenza, dalla holding milanese alle quattro imprese controllate, tutte operanti nello stesso paese garganico e destinatarie di atti da parte dell’ente amministrato dall’ingegnere forzista. 
A stupire era soprattutto il mutismo del Pd, il principale partito di opposizione, quello che per molti decenni governò Palazzo di città facendone il vero feudo rosso di Capitanata. Un commento, quello dei dem, che però ha deluso chi si attendeva parole più nette. 
“A quanto pare, ad Apricena c’è chi sa fare impresa. Peccato che, quando si tratta di amministrare il Comune, i risultati sembrino decisamente meno brillanti”, ha scritto il Pd apricenese. “Le recenti inchieste giornalistiche de l’Attacco sulle operazioni societarie riconducibili al sindaco Antonio Potenza e alla sua famiglia hanno acceso i riflettori sulle sue attività imprenditoriali. Non spetta al Partito Democratico emettere sentenze: se Potenza è stato un bravo imprenditore, buon per lui. Se, invece, dovessero emergere irregolarità, saranno gli organi competenti a fare le opportune verifiche”. Tutto qui rispetto al versante dell’inchiesta. “Ma c’è una domanda politica che non possiamo eludere: le capacità che vengono attribuite al Potenza imprenditore dove sono finite quando si tratta di amministrare i soldi degli apricenesi?”, ha aggiunto il Pd. 

Scossone politico a Rodi Garganico. Il sindaco Carmine d’Anelli ha revocato l’incarico all’assessora Maria Voto, componente della Giunta comunale dal giugno 2022. Alla base della decisione il venir meno delle condizioni necessarie a proseguire il rapporto fiduciario. Le deleghe passano temporaneamente nelle mani del primo cittadino. La decisione è stata formalizzata oggi, 13 ottobre 2026, attraverso il decreto sindacale numero 22, che dispone la revoca della nomina di Maria Voto, alla quale erano state affidate le deleghe alle Politiche sociali e della famiglia, alle Pari opportunità e al Decoro urbano. Nel provvedimento, il Sindaco richiama la necessità di garantire una Giunta in sintonia con gli indirizzi politico-amministrativi dell’amministrazione comunale e con gli obiettivi del programma di mandato.

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