“Ho letto con attenzione l’intervista all’on. Giandonato La Salandra sul tema “Civismo indispensabile per non soccombere, ma aperti non significa trasversali” e ritengo necessario formulare alcune precisazioni, per spirito di verità e soprattutto alla luce di quanto accaduto a San Severo nel 2024 - scrive Emilio Gaeta, ex consigliere provinciale -. Parlo per conoscenza diretta, avendo vissuto in prima persona l’attività politica di Fratelli d’Italia a San Severo fino alla metà di aprile 2024, quando decisi di lasciare il partito perché non condivisi il cambio di linea politica (vero tradimento) intervenuto nella fase finale rispetto a quella sostenuta per anni: rivendicare, all’interno del centrodestra, una candidatura a sindaco espressione di Fratelli d’Italia. Per questo mi ha sorpreso leggere la dichiarazione dell’on. La Salandra: “Sono stato tra i principali promotori di quell’iniziativa”. Per quanto ho personalmente vissuto e conosciuto fino alla metà di aprile 2024, questa ricostruzione non coincide con i fatti di cui sono stato testimone. Nei mesi precedenti erano state ricercate altre soluzioni e certamente non l’alleanza con i civici (molti di sinistra) che sostenevano Lidya Colangelo. Se successivamente, dopo il cambio di linea maturato a livello locale, l’on. La Salandra abbia condiviso o sostenuto quella scelta, è altra questione. Ma aderire o sostenere successivamente un’iniziativa non equivale, a mio avviso, ad esserne stati tra i principali promotori. Non intendo mettere in discussione il diritto dell’on. La Salandra di fornire la propria lettura politica di quegli avvenimenti. Ritengo però altrettanto legittimo, avendoli vissuti direttamente, offrire una ricostruzione diversa e porre alcune domande che i risultati elettorali rendono difficilmente eludibili”.

A quanto pare, ad Apricena c’è chi sa fare impresa. Peccato che, quando si tratta di amministrare il Comune, i risultati sembrino decisamente meno brillanti. Le recenti inchieste giornalistiche de l’Attacco sulle operazioni societarie riconducibili al sindaco Antonio Potenza e alla sua famiglia hanno acceso i riflettori sulle sue attività imprenditoriali. Non spetta al Partito Democratico emettere sentenze: se Potenza è stato un bravo imprenditore, buon per lui. Se, invece, dovessero emergere irregolarità, saranno gli organi competenti a fare le opportune verifiche.
Ma c’è una domanda politica che non possiamo eludere: le capacità che vengono attribuite al Potenza imprenditore dove sono finite quando si tratta di amministrare i soldi degli apricenesi? Perché ai cittadini interessa relativamente quanto sia bravo un sindaco a fare impresa con le proprie risorse. Interessa molto di più sapere quanto sia capace di gestire quelle pubbliche, garantire servizi efficienti, riscuotere i tributi, contenere i debiti e tutelare le tasche delle famiglie.

La senatrice Gisella Naturale (M5S) ha inaugurato la 74ª Fiera dell’Agricoltura di Foggia invocando l’uscita “quanto prima” dal commissariamento e il ritorno allo “splendore” di un polo che “deve tornare hub della Capitanata”. “È una dichiarazione tecnicamente corretta sul merito e politicamente insostenibile sulla provenienza. Il Movimento 5 Stelle ha sostenuto i governi regionali di Michele Emiliano e fa parte della maggioranza che sostiene Decaro – commenta l’on. Giandonato La Salandra - Il sistema fieristico è competenza esclusiva della Regione Puglia. Il commissariamento dell’Ente Autonomo Fiera di Foggia è stato disposto dalla Regione il 22 dicembre 2015 con DGR n. 2416 e non è mai cessato. A oltre dieci anni e mezzo, i soci fondatori (Comune di Foggia, Provincia, Camera di commercio) versano le quote senza alcun potere di governo e la stessa Regione continua a nominare commissari. È un corto circuito istituzionale documentato, non un incidente”.

Il momento più delicato per un movimento politico arriva quando deve decidere che cosa diventare. Finché si raccolgono adesioni, le differenze possono sembrare una ricchezza senza controindicazioni. Quando bisogna scegliere una linea, distribuire responsabilità e dare un ordine alle aspettative, quella pluralità chiede una sintesi. È lì che l’entusiasmo incontra la politica. Ed è verso quel passaggio che si avvia Prossima, mentre attorno al suo futuro si intrecciano interpretazioni, pronostici e qualche sentenza anticipata. Il progetto nato dall’esperienza della lista Decaro presidente prepara la propria organizzazione in una fase nella quale nessuno sembra disposto ad aspettare. I partiti nazionali guardano già al 2027, gli incontri si moltiplicano e la nuova legge elettorale spinge tutti a riconsiderare alleanze e rapporti di forza. 
Anche una formazione che sta ancora definendo la propria identità finisce così sotto osservazione: quanto pesa, con chi dialoga, quali equilibri può modificare? Sarebbe però una scorciatoia leggere la crescita di Prossima come la preparazione di una corsa ai seggi parlamentari. Il movimento non ha dichiarato questa ambizione. La questione riguarda piuttosto la funzione che potrebbe assumere una rete di amministratori raccolta attorno a un presidente al quale alcuni osservatori attribuiscono ancora un possibile ruolo di federatore del campo largo. Se quella prospettiva prendesse consistenza, il radicamento pugliese potrebbe diventare una risorsa politica anche sul piano nazionale. Ma tra una possibilità e una strategia condivisa c’è ancora molta strada. La vicinanza a Decaro è certamente un elemento di coesione. Resta da capire quanto basti a tenere insieme storie, sensibilità e interessi territoriali diversi. Perché riconoscersi nello stesso riferimento non significa necessariamente avere la stessa idea di movimento. Lo statuto dovrà dare regole a questa convivenza; le scelte successive dovranno darle una direzione. Su questo terreno si confrontano le letture raccolte da Ruggiero Mennea e Massimo Cassano. Due percorsi diversi, ma un’esperienza sufficiente a ricordare che le civiche possono avere molte vite: accompagnare un presidente, condizionare una coalizione, cambiare approdo oppure esaurire la propria funzione. Per Prossima la sfida sarà dare continuità alla partecipazione, affrontando le prime divergenze senza perdere slancio. Prendere la rincorsa può attirare l’attenzione. 
Saper reggere il salto richiede un’organizzazione che resti in piedi anche quando il terreno cambia.

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