I preparativi e le aspettative per la grande festa del governo Meloni, che vedrà il 4 settembre a Bari la presidente del Consiglio, catalizzano l’attenzione dei maggiorenti di Fratelli d’Italia, compresi i vertici provinciali di Foggia. Solo dopo quella data il coordinamento di Capitanata si riunirà per affrontare quello che oggi rappresenta la questione più spinosa, ovvero Cerignola, dove si andrà al voto nella prossima primavera. C’è forte imbarazzo a Foggia, anche nel segretario provinciale e consigliere regionale Giannicola De Leonardis, per le vicende che interessano l’ex sindaco Antonio Giannatempo e il commercialista Franco De Cosmo, la cui candidatura a sindaco del centrodestra ha come principale sponsor politico l’ex primo cittadino. De Leonardis, che mantiene il silenzio, è consapevole della gravità delle notizie che hanno colpito i due. Da un lato l’indagine della DDA di Bari sugli assalti della criminalità organizzata ai portavalori che coinvolge il primo, indagato per favoreggiamento. Dall’altro l’informativa della DDA del 2022 ora rispuntata, sul presunto sostegno elettorale a De Cosmo da parte di ambienti criminali alle amministrative del 2021. “Un pesante rapporto basato sulle intercettazioni legate alle elezioni”, ha commentato nelle scorse ore l’ex sindaco Franco Metta, chiedendo pubblicamente al procuratore capo della DDA Roberto Rossi e al vescovo se sia opportuna la presenza del primo all’incontro organizzato da De Cosmo per il 2 settembre come presidente della Deputazione feste patronali. È opportuno che Rossi si trovi a condividere il palco col protagonista di un rapporto della Direzione investigativa antimafia e delle forze di polizia di Foggia e Cerignola? Mi pare che la risposta negativa sia ovvia e possa essere condivisa anche dal vescovo forse, sicuramente da Rossi. Per evitare imbarazzi e facili ironie sulla commistione tra il diavolo e l’acqua santa la mia proposta è che sia il vescovo a interloquire con Rossi. Chiedo anche se a quel tempo l’indagine abbia riguardato anche altri candidati, tra cui c’eravamo io, Bonito, Giannatempo. Che altro c’è nel resto dell’informativa?”. Un interrogativo tutt’altro che casuale, visto che anche da ambienti politici meloniani trapela la netta sensazione che “uscirà altro”. “Uno scandalo simile FdI non lo viveva dai tempi di Foggia, quando il consiglio comunale fu sciolto per infiltrazioni nel 2021”, dicono alcuni meloniani a l’Attacco.

La frattura tra il Partito Democratico di Capitanata e una parte consistente dei suoi dirigenti, iscritti e militanti passa anche attraverso recenti competizioni elettorali di carattere locale finite male. È il caso di Casalvecchio di Puglia, dove il rapporto politico tra lo storico segretario cittadino Luigi Simone e i vertici provinciali del partito, dopo anni di militanza, appare oggi ai minimi termini. Alle comunali della scorsa primavera Simone ha sfidato il Sindaco uscente Noè Andreano alla guida della civica di centrosinistra Casalvecchio Democratica, venendo sconfitto. L’ex segretario avrebbe chiesto il sostegno di Raffaele Piemontese, plenipotenziario del Pd foggiano, senza però ottenerlo. Piemontese avrebbe motivato la propria posizione con la collocazione progressista rivendicata anche da Andreano, già vicino in passato al centrodestra. Dopo un’interlocuzione con il presidente della Regione Antonio Decaro, a sostenere Simone sarebbe arrivato il consigliere regionale socialista Giulio Scapato, insieme all’ex candidato dem alle regionali Enzo Quaranta. Proprio il sostegno a Quaranta, esponente del Pd di Torremaggiore distante dalla leadership di Piemontese, sarebbe all’origine della freddezza maturata nei mesi successivi alle regionali. Una ricostruzione che Simone affida a l’Attacco, insieme a una critica molto netta alla gestione provinciale del partito. Oggi l’ex segretario cittadino è capogruppo di opposizione, non rinnoverà la tessera per il 2026 e guarda alle nuove esperienze riformiste, pur lasciando aperta la porta a un possibile ritorno nel Pd. "Alle scorse elezioni comunali mi sono candidato con una lista civica che si chiamava Casalvecchio Democratica. Dal 2007, anno di nascita del Pd, fino al 2019 sono stato segretario cittadino della sezione locale e componente della direzione provinciale. Poi mi sono trasferito a Foggia, dove ho vissuto per cinque anni, e i miei compagni e amici di partito non hanno voluto proseguire nell’avventura del Pd di Casalvecchio. Io, però, ho continuato a iscrivermi online al partito fino all’anno scorso. Sono una persona di centrosinistra e la mia famiglia è sempre stata di centrosinistra. C’è una coerenza politica, un filo conduttore, e non ci piace cambiare casacca o fare i trasformisti".

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