Le scorie lasciate dagli ultimi appuntamenti elettorali continuano ad alimentare il confronto interno al Partito Democratico di Capitanata. Nelle ultime settimane diverse voci provenienti dai territori hanno riportato tensioni, malumori e richieste di maggiore coinvolgimento dei circoli nelle scelte della federazione provinciale. Un dibattito che, dopo aver attraversato alcuni dei principali centri della provincia, arriva anche nelle realtà più periferiche. Tra queste c’è San Nicandro Garganico, dove erano circolate indiscrezioni su un presunto mancato sostegno del circolo cittadino ai candidati dem alle elezioni provinciali dello scorso aprile, legato alla mancata condivisione delle candidature con il territorio e all’assenza di una rappresentanza territoriale tra i candidati. Una ricostruzione che il segretario cittadino Matteo Galasso, contattato da l’Attacco, smentisce però nettamente, invitando a ridimensionare l’idea di una frattura tra il Pd sannicandrese e i vertici provinciali. Galasso ricostruisce così il rapporto tra il circolo, la federazione e i vertici dem, soffermandosi anche sul clima che attraversa il partito foggiano e sulle questioni emerse nelle ultime settimane. Dalla vicenda delle provinciali al rapporto con la segreteria di Pierpaolo d’Arienzo, passando per il ruolo dei territori e per le prospettive del Pd in vista dei prossimi appuntamenti politici, il segretario cittadino offre una lettura che, almeno nel caso di San Nicandro, va in una direzione diversa rispetto alle ricostruzioni circolate nelle ultime settimane. "Alle scorse elezioni provinciali noi volevamo candidare un nostro consigliere comunale di San Nicandro. Ogni territorio ne aveva uno e noi avevamo il nostro. Nulla di eclatante. Poi, quando abbiamo sondato le disponibilità a sostenerlo nei vari comuni, ci siamo resi conto che non avevamo i numeri per competere e per essere eletti e alla fine abbiamo ritirato il nome del nostro candidato. Tutto qua. La vera questione è un’altra. I candidati alle provinciali sono stati scelti a livello centrale sulla base delle disponibilità e dei numeri che i vertici avevano riscontrato sui territori. Quello che è mancato è stata una condivisione preventiva con la base degli iscritti e con i circoli territoriali. Il candidato del Gargano, per esempio, avremmo dovuto discuterlo prima e poi sceglierlo. La federazione provinciale, invece, ha stabilito i candidati in autonomia, sulla base delle disponibilità e dei consensi raccolti nei vari territori, e noi come circoli locali ci siamo semplicemente accodati alle loro scelte. Noi, con il nostro candidato, non abbiamo trovato condivisione nei vari centri e abbiamo dovuto inevitabilmente fare marcia indietro. I nostri consiglieri, però, hanno assolutamente sostenuto la lista del Pd".