“Se arriverà la chiamata ci sarò. La Provincia è un ente di secondo livello, votano gli amministratori e ritengo sia giusto non andare più di tanto a politicizzare questa elezione, perché abbiamo bisogno di dare risposte all’intero territorio”. Così il numero uno uscente della Provincia di Foggia, Nicola Gatta, lunedì mattina a l’Attacco commentava le manovre nel centrodestra in vista del voto di gennaio per il nuovo presidente. In quello stesso momento il centrodestra di Capitanata era riunito nel bar Wasabi di via Gramsci per confrontarsi sul nodo da sciogliere: ricandidare Gatta o puntare sul sindaco di Manfredonia Gianni Rotice?
Nelle scorse settimane l’Attacco ha svelato i ragionamenti in seno alla coalizione, che pareva proiettata sull’ex presidente di Confindustria Foggia – alla guida di una città che vale tanto in termini di voti ponderati – prima della “controffensiva” di Gatta, considerato più trasversale e in grado di attrarre gli amministratori civici non legati al centrodestra, oltre che in ottimi rapporti col presidente della Regione Michele Emiliano. Ma le distanze e fratture che si sono create negli scorsi anni tra Gatta e il suo schieramento di provenienza vanno ancora rimarginate, come dimostra quanto avvenuto nella riunione al Wasabi.
Nicola Gatta ha scelto di non essere presente, in modo da lasciare i partiti liberi di ragionare tra loro, senza imbarazzi. Folto il parterre della coalizione: i neo parlamentari Giandiego Gatta, Annamaria Fallucchi e Giandonato La Salandra; i segretari provinciali di Forza Italia e Lega Raffaele di Mauro e Daniele Cusmai, oltre a quello dell’UdC Francesco D’Innocenzio; i consiglieri regionali Paolo Dell'Erba e Joseph Splendido; l'ex vice segretario regionale della Lega Raimondo Ursitti; alcuni sindaci di centrodestra quali Rotice, l’apricenese Antonio Potenza, il lesinese Primiano Di Mauro, il tremitese Peppino Calabrese. Assente giustificato il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giannicola De Leonardis, che era impegnato a Bari in commissione. Sin dalla vigilia era noto che non ci sarebbe stata alcuna scelta sulla questione presidenza.
Peraltro alcune posizioni erano state già anticipate da l’Attacco, come il sostegno a Nicola Gatta espresso da di Mauro e Giandiego Gatta. E’ stato soprattutto il primo a spingere in favore dell’uscente, sulla base di un ragionamento di tipo numerico: il segretario provinciale azzurro ha ricordato che alle elezioni provinciali per il rinnovo del consiglio, a gennaio scorso, la lista del presidente arrivò al 24,23%, seconda dopo quella composta da centrosinistra e M5S. FI e FdI insieme fecero il 16,6%, che unito all’11,3% della civica di Potenza/Dell’Erba/Angiola significava il 27,6%.
Se il centrodestra scegliesse un altro candidato cosa farebbe Nicola Gatta? Ci starebbe o porterebbe altrove i propri consensi?
“Abbiamo bisogno di Gatta per vincere”, è stato il refrain di di Mauro. Un ragionamento che però non ha trovato d’accordo altri presenti, convinti che il quadro politico sia totalmente mutato dopo le urne del 25 settembre e che, con tre parlamentari eletti, il centrodestra di Capitanata sia destinato ad un risultato sicuramente migliore di quello del rinnovo del consiglio provinciale.
Ma, numeri a parte, il tema è quanto Gatta abbia coinvolto i partiti nelle decisioni e nel conferimento delle deleghe, una lamentela che il centrodestra fa da anni tanto da aver dichiarato più volte a denti stretti di non sentirsi rappresentato dal vertice di Palazzo Dogana. “Né possiamo dimenticare che Nicola Gatta, che ci chiede di ricandidarlo, non si è mai dichiarato di centrodestra”, commenta a l’Attacco una fonte interna allo schieramento. “Anzi, era prontissimo a candidarsi alle politiche con Azione in caso di accordo tra Letta e Calenda, dunque nell’alveo del centrosinistra. E non ci sembra un caso che alle politiche a Candela il M5S abbia ottenuto il 52% mentre Azione l’8%, né che abbia conferito a Conte la cittadinanza onoraria non tanto perché l'ex premier avesse fatto le scuole elementari lì ma perché in quel momento storico si parlava del partito di Conte”.
Alla riunione di lunedì tutti, spiegano i beninformati, hanno lamentato l'assenza di coinvolgimento tranne Forza Italia, mentre Anna Maria Fallucchi ha ricordato l'aiuto reciproco scambiato tra regionali, politiche e provinciali ma si è mostrata molto allineata alla posizione di Fratelli d'Italia e difatti ha sostenuto la necessità di trovare una sintesi. Quanto a Giandiego Gatta, l’aver perorato la ricandidatura dell’uscente è stato interpretato da qualcuno del Nord Tavoliere come una mossa strategica: secondo costui, il sipontino si è reso conto che non si chiuderà rapidamente su Nicola Gatta visti i non pochi problemi da risolvere, dunque si prende tempo per poi, a un certo punto, tirar fuori la carta del sindaco suo concittadino Gianni Rotice.
“Nicola Gatta sconta tante avversioni, ma sono tutte superabili”, trapela dalla coalizione. “Il problema è che nessuno, ormai, crede più alla sua parola. Inoltre tra di noi diversi sono convinti che con Rotice si possa vincere”. La prossima riunione è prevista per il prossimo 4 novembre: in quell’occasione ci sarà anche Nicola Gatta, intenzionato a sciorinare tutto il lavoro fatto dal 2018 a Palazzo Dogana.
C’è infine un’ultima indiscrezione che è fuoriuscita dalla riunione: riguarda il sindacato ispettivo che un parlamentare è intenzionato ad esercitare per far luce sul completamento della strada a scorrimento veloce del Gargano.
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