Può essere il prescelto del centrodestra, ma lui non vuole candidarsi. Ecco chi è Giannicola De Leonardis

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Chi conosce bene Giannicola De Leonardis (per gli amici “Pico Pico”) lo descrive come un moderato doc dalle grandi qualità, uno di quelli che sa fare la politica in modo riservato, discreto, misurato, qualità personali che deve aver ereditato dal padre Donato, storico parlamentare di punta della Dc per molte legislature. l’Attacco, ascoltando autorevoli analisti politici che rappresentano un pezzo di memoria storica della città, nonché ex dirigenti territoriali di Fratelli d’Italia, ha provato allora a ricostruire il profilo non solo politico, ma anche umano e familiare - versante che inevitabilmente incrocia il suo impegno da amministratore della cosa pubblica - del consigliere regionale (nonché vicepresidente in quota FdI dell’assise barese) che gli ultimissimi rumors dal tavolo di coalizione del centrodestra danno tra i tre papabili (gli altri due sarebbero l’ex assessore regionale Leo Di Gioia e la senatrice meloniana Anna Maria Fallucchi) per la candidatura a sindaco di Foggia.

Anche se De Leonardis, a proporsi in questo ruolo, non ci pensa affatto. A meno che non arrivi una chiamata che non si può rifiutare, ovvero quella diretta della premier Giorgia Meloni, che si appresta a passare le sue vacanze proprio in Puglia. La quadra sul nome del centrodestra per le amministrative d’ottobre si troverà entro il weekend. Nel frattempo l’Attacco ha tracciato il profilo del possibile candidato che a detta di molti potrebbe esprimere la sintesi perfetta per la coalizione: indicato da Fratelli d’Italia come da accordi sul tavolo regionale, troverebbe anche il placet delle forze alleate.

Anche se la sua storia politico-familiare è decisamente democristiana. Motivo per il quale la candidatura di De Leonardis potrebbe imbarazzare il centrosinistra. Un profilo come il suo, infatti, potrebbe pescare consensi anche tra l’elettorato moderato avverso al centrodestra. “Giannicola De Leonardis – afferma una fonte de l’Attacco - nasce in una famiglia in cui la politica era di casa: è l’ultimo dei figli di Donato De Leonardis, quest’ultimo tra i pochi amici fraterni di Aldo Moro avendo condiviso la leva militare con lo storico leader della Dc. L’ambiente in cui si formò il padre di Giannicola De Leonardis, nonché l’aria che lui stesso respirò sin da piccolo, fu la Fuci (Federazione universitaria cattolici italiani, ndr), di cui fu punto di riferimento Franco Galasso: una realtà che espresse la migliore classe dirigente che la Democrazia cristiana abbia mai avuto. Questi erano, in sostanza, i morotei (corrente della Dc, ndr), cui va aggiunto, per delineare ancor meglio il quadro, il nome di Gustavo De Meo. Giannicola De Leonardis, dunque, è l’unico dei figli di Donato che, abbracciando la politica, ha seguito il percorso del padre, dapprima militando nella Dc e poi, nel momento in cui intervenne la diaspora democristiana, scegliendo di stare nel centrodestra e percorrendo, così, sin da subito, la sua strada a braccetto con Franco Di Giuseppe (compianto nome della politica foggiana, parlamentare della Dc e in seguito dirigente territoriale di FdI, tra le altre cariche rivestite). Tra i due si sviluppò un legame molto forte”.

Così Giannicola De Leonardis, da sempre moderato, oggi si ritrova in Fratelli d’Italia seguendo un percorso parallelo molto simile a quello del ministro Raffaele Fitto, anch’egli figlio di un altro storico esponente di punta della Dc quale Totò Fitto. Percorsi politici di peso che oggi vanno a comporre la grande costola democristiana di FdI, attualmente rappresentata sul territorio proprio da Fitto e De Leonardis, in alternativa all’anima più destrorsa oggi guidata dal sottosegretario di Stato barese Marcello Gemmato e storicamente originata dal Movimento sociale italiano.

Commercialista di professione, molto amico dell’imprenditore della sanità Paolo Telesforo, la storia personale di Giannicola De Leonardis affonda le sue radici in una famiglia di grandi possidenti terrieri (Ia mamma una Caione) a sua volta incrociatisi, in termini di parentela, con il notabilato storicamente di destra dei Pepe (Giuseppe Pepe fu sindaco di Foggia, mentre Antonio Pepe fu presidente della Provincia e, a sua volta, zio di Rosa Barone, leader territoriale del M5S nonché unica eccezione al colore politico familiare).

Il consigliere regionale De Leonardis - che è stato pure tra i grandi elettori pugliesi del presidente della Repubblica - è una persona ritenuta trasversalmente onesta e per bene, mai sfiorato da eventi di cronaca giudiziaria.

La sua storica segreteria politica, gestita dall’ex assessore comunale alle Politiche sociali Pasquale Pellegrino, si situava a Foggia, in via Matteotti, nel palazzo di famiglia.

Un profilo, in sostanza, molto interessante per una candidatura a sindaco del centrodestra.

“Se si candidasse – dice a l’Attacco un ex dirigente della destra locale – sarebbe una figura altamente istituzionale per la corsa a sindaco. Ha serietà, esperienza e capacità politica, ed anche se non ha mai seduto in assisi consiliari comunali non avrebbe problemi a prendervi subito dimestichezza. E poi sarebbe l’unica opzione realisticamente percorribile dal centrodestra, dal momento che Di Gioia, caldeggiato dalla Lega, non sarebbe sostenuto né da Forza Italia né da FdI, mentre la senatrice Fallucchi credo che difficilmente lascerebbe il posto conquistato in Parlamento”.

E allora perché De Leonardis non vuole candidarsi a sindaco di Foggia? “Ha sempre espresso questa posizione – continua la fonte - in tutte le riunioni politiche. E’ risentito per la negata candidatura alle Politiche. Voleva fare il salto di qualità, ripercorrendo i traguardi del padre. Era stato inizialmente indicato da Fitto quale candidato al Parlamento per la corrente moderata di FdI. De Leonardis, così, aveva iniziato ad investire per la campagna elettorale. Ma, all’improvviso, Fitto propose Fallucchi al suo posto, conivolgendo pure il placet di Giorgia Meloni su tale improvvisa virata. E poi - prosegue -, onestamente il consiglio regionale rappresenta molti meno problemi e tanta più indennità economica rispetto alla carica di sindaco di una città come Foggia, che tra l’altro esce da un commissariamento per mafia, una vera e propria ‘patata bollente’. L’unico modo per convincerlo a candidarsi – conclude l’ex dirigente territoriale di partito – sarebbe imporgli la candidatura dall’alto, magari attraverso una chiamata diretta della premier, del tipo ‘o accetti o sei fuori da Fratelli d’Italia’”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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