A poche ore dalla nomina del nuovo esecutivo regionale è tempo di analisi, che si rivolgono alle scelte operate dal presidente Antonio Decaro impegnato tra delicati equilibri politici, rappresentatività territoriale e quote rosa. Si parte dal dato certo: quello dei seggi da attribuire necessariamente per risultati elettorali che hanno visto il Partito Democratico primeggiare tra tutti. Ed ecco che in serbo per i dem, ben 4 assessorati, due invece alla lista Decaro Presidente, uno al Movimento cinque stelle cui e stata assegnata anche la vice presidenza e uno alla lista Per la Puglia. Gli altri due incarichi assegnati ad esterni uno in rappresentanza di AVS, che non è riuscita a raggiungere il quorum per l’attribuzione del seggio, e l’altro una figura tecnica. Altro elemento fondamentale da considerare quello delle quote rosa, non rispettate a pieno, se si considera che su dieci assessori, 4 sono donne, ovvero una meno del previsto. Infine per quanto riguarda la rappresentatività territoriale, Baricentrismo ampiamente superato, visto che sono due assessori vengono fuori dal collegio barese, ben 4 sono i salentini, uno tarantino, e due foggiani. L’unico territorio a non entrare in giunta quello brindisino, vuoto che potrebbe essere colmato dalla nomina di Presidente del Consiglio regionale da Toni Matarrelli ex sindaco di Mesagne e presidente della provincia. Ruolo che potrebbe essere però anche conteso con una donna, così da bilanciare la quota in meno in giunta. Per quanto concerne invece il discorso deleghe assegnate il discorso si fa alquanto interessante se si considera che c’è stato un totale rimpasto di competenze, cominciando dall’assessorato all’agricoltura e sviluppo rurale non più assegnato a Donato Pentassuglia, bensì a Francesco Paolicelli. Stesso discorso per la delega alla mobilità e trasporti prima di Debora Ciliento oggi affidata a Raffaele Piemontese che perde invece l’assessorato al bilancio. Se per qualcuno potrebbe essere letto come un chiaro ridimensionamento di incarico per una figura da sempre considerata apicale dell’era Emiliano, è pur vero che il settore dell’intermodalità rappresenta uno dei nervi scoperti del territorio di Capitanata, proprio a causa di un sistema di trasporti e reti viarie fortemente fragili e disomogenee. Una sfida dunque per Piemontese chiamato a mettere mano su quelle ataviche criticità che gravano da tempo sull’intera provincia, e che gli consentirebbero grande visibilità. Alla tranese Ciliento invece, assegnato l’assessorato all’Ambiente.
Si occuperà di welfare ereditando i risultati brillantemente conseguiti dalla collega Rosa Barone, il salentino Cristian Casili insignito anche del ruolo di vice presidente della giunta, riconoscimento frutto dell’alleanza che Decaro ha sancito con il M5S e il leader Conte, in continuità con il progetto del predecessore Michele Emiliano. Passa dalla formazione e lavoro alla delega al bilancio e del personale, Sebastiano Leo. Di turismo si occuperà la new entry viestana, Graziamaria Starace, entusiasta del fatto che torna nell’alveo di Capitanata dopo 50 anni una delega così importante, mentre alla salentina Silvia Miglietta cultura e conoscenza.
Chiudono il cerchio i due assessori esterni, Marina Leuzzi in quota AVS per Urbanistica e casa, e il fedelissimo del presidente Decaro, l’ingegnere Eugenio Di Sciascio, professore barese, con un passato da rettore del Politecnico, ed ex vicesindaco del comune di Bari. A lui la responsabilità di un settore ricco come quello dello Sviluppo economico, cui aspirava Michele Emiliano, se fosse entrato in giunta, raccogliendo il testimone del suo delfino, Alessandro Delli noci, oggi fuori dai giochi a causa della nota inchiesta giudiziaria che lo vede coinvolto.
Decaro invece trattiene per sè le deleghe alla programmazione economico-finanziaria, Enti locali, Comunicazione istituzionale e contenzioso.
Archiviata la questione giunta che di fatto apre alla XII legislatura pugliese, i sonni del presidente sono tutt’altro che declinati alla serenità visto che il nodo Emiliano c’era e c’è tutt’ora. Esiliato dall’esecutivo, l’ex governatore pugliese sta provando a digerire la nomina a consigliere giuridico affidatogli dall’irriconoscente figlioccio. A nulla infatti è valso il tentativo di Decaro di edulcorare la pillola definendo il ruolo assegnato come fortemente strategico e perfettamente rispondente alle sue competenze da magistrato.
Altro che passo al lato e non in dietro, quella nomina più che di premialità puzza di tentativo al quanto maldestro di raggirare il patto fatto in campagna elettorale con la Schlein intervenuta in prima persona per convincere il buon Michele a rinunciare ad una candidatura diretta con la promessa che non sarebbe comunque scomparso dalle scene. Scomparso no ma quasi, e neanche un compenso da 130 mila euro annui sembra aver fatto tornare il sorriso ad Emiliano, che non solo non era presente in occasione della presentazione in pompa magna della giunta, ma non ha rilasciato neanche alcuna dichiarazione in merito alla nuova squadra di governo nè tantomeno in riferimento a quello che dovrebbe essere il suo nuovo incarico.
Il condizionale è d’obbligo visto che a decidere dovrà essere il Consiglio superiore della Magistratura che dovrà valutare le ricadute di tale attività sotto il profilo della possibile lesione dell’immagine di imparzialità ed indipendenza del magistrato o del pregiudizio derivante al prestigio della Magistratura. Un rischio quello del NIET da parte del CSM davvero inquietante perchè rimescolerebbe di nuovo le carte in gioco e costringerebbe Decaro a pensare ad una alternativa per il suo predecessore che di andare in pensione non ci pensa affatto visto che di strada politica da percorrere Emiliano ne ha ancora tanta e quella verso Roma val bene una messa.
Archiviata questione Giunta, nuova grande incognita per Decaro: il parere del CSM sull’incarico a Emiliano
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