Il centrodestra pugliese appare ancora lontano dall’aver superato il limite delle proprie articolazioni interne, un sistema di correnti che continua a condizionare le scelte politiche e istituzionali. A dimostrarlo è una dinamica che, più che come una frattura insanabile, va letta come un evidente scambio di piaceri tra centrodestra e centrosinistra, frutto della consapevolezza di una coesione ancora incompleta all’interno della coalizione. In Consiglio regionale, l’elezione di Toni Matarrelli alla presidenza è stata blindata grazie a sei voti in più provenienti dai banchi del centrodestra, un passaggio che ha rafforzato l’asse istituzionale tra maggioranza e opposizione in una fase delicata di avvio legislatura. A questo movimento ha fatto da contraltare quanto avvenuto nell’elezione del vicepresidente del Consiglio regionale: tre voti del centrosinistra sono confluiti su Renato Perrini di FdI, compensando altrettanti voti mancanti all’interno della coalizione di centrodestra, deviati su Giannicola De Leonardis, espressione dell’area Gemmato. Un bilanciamento politico che racconta più di quanto appaia. Non una casualità, ma una gestione degli equilibri che tiene conto delle diverse anime del centrodestra e del peso delle relazioni personali e politiche costruite nel tempo. Perrini ascoltato da l’Attacco, glissa sull’accaduto, e anzi approfitta per ringraziare per i voti, e quindi per la stima, i colleghi e amici di centrodestra, ma anche di qualcuno del centrosinistra. “Una stima, rivendica con orgoglio, conquistata nel tempo prima sul piano umano e poi su quello politico. Sono sempre stato convinto che instaurare rapporti di amicizia in politica significhi apprezzare l’amico o l’avversario pur rispettando i rispettivi ruoli di maggioranza e opposizione. Ed è per questo che mi impegno a svolgere il mio ruolo con equilibrio e imparzialità. L’unità è fondamentale, soprattutto quando si parla di arrivare verso gli ultimi. Non esistono correnti, siamo tutti meloniani. Il mio sarà un ruolo super partes, da vicepresidente di tutti”. Sul piano politico, però, le indiscrezioni raccontano di una fase tutt’altro che lineare. Secondo quanto trapelato, sarebbero state diverse le telefonate effettuate dall’onorevole Gemmato coordinatore pugliese di Fratelli d'Italia ai colleghi regionali di Forza Italia Mauro D’Attis e della Lega Roberto Marti, nel tentativo di procedere all’elezione di Giannicola De Leonardis a vicepresidente della Regione Puglia. In questo schema, Renato Perrini avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia.
Valutazioni che, tuttavia, non hanno fatto i conti con il peso politico del più suffragato della coalizione, Paolo Pagliaro, forte di oltre 30 mila preferenze, che ha inciso in modo determinante sugli equilibri interni, impedendo che l’operazione trovasse una sintesi. Raggiunto telefonicamente, ai microfoni de l’Attacco, Pagliaro, parte dal discorso del Presidente Decaro che definisce prudente e di buone intenzioni, di “apertura” all’opposizione, ma avverte: “vedremo presto se è solo fumo negli occhi .È apprezzabile, continua, che si sia definito consigliere al pari degli altri e che abbia ammesso le tante criticità da risolvere nel governo della Regione. Il che significa che la Puglia ereditata da chi l’ha preceduto, spacciata per una Ferrari, ha bisogno di molte riparazioni e non di semplici pit stop. Peccato - continua Pagliaro- che Decaro abbia glissato sulla poltrona extra lusso data a Emiliano come suo consulente giuridico a 11mila euro al mese, che sconfessa la promessa elettorale di discontinuità. Noi di Fratelli d’Italia, come primo partito di opposizione, lo aspettiamo al varco. Terremo alta la guardia e daremo battaglia, ma siamo pronti a condividere proposte che vadano nell’esclusivo interesse dei cittadini pugliesi”.
E sui voti incrociati, Pagliaro chiarisce: “Si tratta di leale collaborazione istituzionale, soprattutto in sede di elezione dei componenti della segreteria di presidenza del Consiglio, organo che rappresenta tutti i cittadini pugliesi e non solo quelli che hanno votato l’attuale maggioranza”.
Intanto, qualcuno parla apertamente di franchi tiratori, ormai sempre più radicati nel centrodestra pugliese, gli stessi che avrebbero poi sancito la sconfitta di Adriana Poli Bortone alle elezioni provinciali di Lecce. In questo caso, però, il tono si fa molto più duro.
A parlare di vero e proprio tradimento è Paride Mazzotta: “È bene dirlo con chiarezza: i consiglieri comunali che hanno tradito il centrodestra alle elezioni provinciali hanno tradito i loro elettori. Sono stati eletti nella nostra coalizione e, anziché sostenere l’autorevole candidatura di Adriana Poli Bortone, hanno deciso di infrangere il rapporto di fiducia con i cittadini, consentendo al centrosinistra di vincere. Quanto accaduto è politicamente grave e moralmente inaccettabile e impone una riflessione interna seria, soprattutto in vista delle prossime scadenze elettorali”.
Il quadro che emerge non è quello di una coalizione allo sbando, ma di un centrodestra che non ha ancora ricomposto del tutto le proprie correnti interne e che, in questa fase, sceglie talvolta la strada del realismo politico e dello scambio istituzionale per garantire equilibrio, ruoli e spazi di manovra. Una strategia che divide, ma che racconta con chiarezza la complessità del momento politico pugliese. Per Giuseppe Mainiero i partiti del centro destra in Puglia semplicemente non esistono e riferendosi a quanto accaduto in regione i consiglieri eletti che hanno votato per il presidente del centrosinistra, si sarebbero già consegnati a Decaro.
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