Sono ancora da chiarire le circostanze che hanno portato alla morte del piccolo di appena sei anni, deceduto ieri mentre si trovava nel lido Paradiso dei Giovani, poco distante dall’area naturale delle Saline di Margherita di Savoia.
Non si sa se per un malore fulminante, per una malattia congenita mai diagnosticata o se, per qualche ragione, sia finito in acqua senza riuscire a risalire.
A lanciare l’allarme è stato un signore che era in spiaggia e che, vedendo il piccolo riverso a terra, con il volto in uno specchio d’acqua profondo circa 20 centimetri, ha cominciato a gridare. “Un bambino sta male, un bambino sta male!”, ha detto rivolgendosi al 26enne bagnino Salvatore Damato, subito intervenuto per prestare i primi soccorsi: “Ho visto che il bimbo stava male, lo abbiamo portato sulla battigia e ho chiesto di chiamare il 118 – ha detto – mentre abbiamo iniziato le prime manovre di pronto soccorso. Poi lo abbiamo messo su un fianco ed è arrivato un defibrillatore, ma il bimbo non dava segni di vita”.
“I soccorsi sono arrivati in tempo – ha confermato Donatello Iacobone, direttore del 118 della Asl Bat –, il bimbo è stato trovato in arresto cardiaco e gli sono state praticate tutte le manovre di rianimazione cardio polmonare, in sinergia con l’elisoccorso di Foggia. È stato anche intubato, purtroppo per lui non c’è stato niente da fare. Oggi – ha concluso – è un giorno molto triste che nessun operatore vorrebbe vivere”.
Sulla vicenda sono subito partiti i rilievi del caso. Il sostituto procuratore di Foggia Dominga Petrilli ha avviato gli accertamenti e ordinato una perizia sulla salma del piccolo (è possibile che venga disposta anche l’autopsia, sul posto si è recato il medico legale del Policlinico Riunti di Foggia Francesco Carpano), le indagini sono condotte da carabinieri e guardia costiera.
L’obiettivo è quello di accertare eventuali responsabilità di chi, magari agendo più velocemente, avrebbe potuto evitare il decesso. In caso di malore bisognerà verificare se i soccorsi siano effettivamente intervenuti in tempi rapidi, come ribadito anche dal titolare del lido Andrea Cristiano (“Il sistema ha funzionato, c’erano sia i soccorritori sia le attrezzature”).
In caso di annegamento non causato da eventi naturali, invece, ci sarà da accertare perché nessuno si sia mosso per evitarlo. L’ipotesi di reato, se formulata, dovrebbe essere omicidio colposo per mancata vigilanza su minore. Dubbi che dovrebbero essere fugati dai medici legali, il cui lavoro chiarirà la causa della morte del bimbo. I primi a essere ascoltati, oltre ai gestori del lido, sono stati i responsabili del campo estivo, in lacrime e comprensibilmente sotto shock. Il piccolo, nato a Cerignola da genitori rumeni “perfettamente integrati”, come dicono in paese, viveva con la famiglia a Canosa e avrebbe compiuto sette anni il prossimo 21 luglio.
(Fonte Corriere della Sera)
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