Chi è Angelo Sanna, il poliziotto che tiene famiglia e conosce “i segreti degli ultimi 30 anni di Foggia”

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Cosa accade quando arrestano la figlia del poliziotto più potente? Che s’incazza di brutto. Perché lui “è la Questura”. Perché lui “conosce i segreti degli ultimi 30 anni di Foggia”. Ci tiene a farlo sapere e lancia il guanto di sfida all’ufficiale dei Carabinieri che evidentemente non sa o dimentica. Lui è Angelo Sanna, ispettore superiore a via Gramsci. Sua figlia finisce indagata perché coinvolta nei presunti maltrattamenti ai pazzi o quel che rimane della colonia infame nell’ex ospedale psichiatrico di via Lucera. E’ il 24 gennaio 2023. La figlia Alessandra è l’ultimo episodio di una carriera disordinata, compulsivamente spesa nell’accumulazione di “segreti” sulle fragilità umane troppo umane dei potenti e sull’ingrossamento dell’invaso dell’area grigia o del mondo di mezzo della società del capoluogo. Dove tutti scambiano qualcosa.

Tutto nasce in famiglia per Angelo Sanna con un papà che viene dal Fronte della Gioventù, lui stesso con una robusta militanza missina alle spalle e taluni problemi che dovevano impedirgli di fare il poliziotto. Ma nell’Italia del (declinante) fattore K, del doppio Stato e della strategia della tensione si risolve anche questo.

Sanna sa come deve muoversi, il primo a credere in lui è l’ex Questore Agostino Cecere e il vice capo della squadra mobile Antonio Caricato.

Fare di D’Alba un mafioso

L’ispettore è il perno del pool investigativo che da almeno 6 anni lavora per incastrare Michele D’Alba, patron della cooperativa di servizi Tre Fiammelle e di molte intraprese nel corso degli ultimi 4 lustri. La coop è la casa madre da cui filiano investimenti nei settori della sanità pubblica e privata, dei servizi sociosanitari, del mattone per citare i più consistenti. Un self made man che viene da lontano, che sa costruire equilibri con politica e decisori pubblici, che sta dentro le parole d’ordine del patto sociale che lo Stato centrale ha trasferito ai complicati territori del Mezzogiorno: “Pace (sociale) e produzione”. La sua biografia di successo sfida l’establishment e il suo ingresso al 40% nella compagine di Universo Salute – ma di fatto da socio di capitale senza il quale nulla poteva aver inizio – è un precipitato di timori e convulsioni nella morente imprenditoria del capoluogo.

Il 23 febbraio 2023 Tre Fiammelle viene raggiunta da un provvedimento di interdittiva antimafia, il cosiddetto ergastolo delle imprese. Chi da tempo si cimenta alacremente per conseguire tale obiettivo è Angelo Sanna.

Con lui ci sono il sostituto commissario Silvano Ammirati e il sovrintendente Francesco Paolo Tanzi. Sono i tre dirigenti che imbastiscono la trama dei due episodi chiave alla base della misura che manda all’inferno D’Alba, in quelle frettolosissime 18 pagine che compendiano la fine dello Stato di Diritto e certificano l’eclissi del diritto penale ordinario (quello delle care e vecchie “prove”, delle fattispecie di reato e della presunzione d’innocenza). Insomma l’inutilità dei nostri studi a Giurisprudenza.

Troviamo Sanna&Co nel surreale appostamento alla Rssa “Il Sorriso” dove i magnifici tre riescono nell’impresa di farsi sfuggire i due estorsori peraltro in complice e sorridente compagnia con Cristian Vigilante, fratello di Luca Vigilante e factotum della Rssa soprattutto in materia di selezione del personale.

Troviamo Sanna&Co nella raccolta di informazioni dei Sit con i soci della compagine di Universo Salute ai quali riservano trattamenti differenziati. Al socio al 60% cortesie e salamelecchi in procura (con tanto di procuratore aggiunto a mallevare) e zero domande (roba che neanche i supini giornalisti di oggi farebbero così bene); a D’Alba e parenti la captazione a tradimento.

Troviamo Sanna&Co appunto nella clamorosa intercettazione manipolata negli uffici della squadra mobile di via Gramsci quel lontano 8 febbraio 2018. Manipolata ovvero taroccata in funzione della asseverazione del teorema dell’“accordo di famiglia”. Manipolata ovvero taroccata per confermare “la timidezza espositiva” della famiglia D’Alba, il convincimento di Sanna&Co (e mentori) che i tre imprenditori fossero d’accordo nel non fare i nomi dei presunti estorsori e deviare il corso delle indagini. Manipolata e taroccata con assemblaggio e giustapposizione di periodi ad hoc, eliminazione di parole e contesti non funzionali al teorema, e cassazione finale di interi segmenti “non comprensibili” della pista audio; materiali non affidati – e ancora non si capisce perché - a orecchie più esperte e tecnologie più evolute che non fossero quelle in dotazione alla questura di Foggia.

E così incredibilmente l’espressione “vado al bar” subisce una torsione semantica e diventa “non parlo”. Per dirne solo una. Meglio della migliore patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie cara a Alfred Jarry.

Per Sanna&Co missione compiuta. Ancora meglio andava al Prefetto Maurizio Valiante e al suo fedelissimo capo di gabinetto Angelo Caccavone.

L’impresa di fare di d’Alba un mafioso più o meno succube riesce.

Il tipo di poliziotto

Non c’è nulla di perversamente romantico o luccicante nella figura di Angelo Sanna.

E’ vero, siamo dentro una grande fascinazione, un romanzo popolare sulle funzioni della sicurezza pubblica allestito negli ultimi 50 anni dall’industria dello spettacolo e dalla cultura pop. Siamo immersi nell’immaginario del poliziotto che non gioca secondo le regole o che si sente al di sopra della legge. La memorabile battuta di Denzel Washington, disincantato detective di Training day, rivolta all’ingenuo poliziotto, Ethan Hawke, condensa tutto: “Se vuoi proteggere la pecora, devi cacciare il lupo. E ci vuole un lupo per cacciare il lupo”.

Angelo Sanna non è un cupo antieroe, non è uno che piega le regole per un supposto bene superiore o che crede alla polizia come argine non solo sociale ma quasi morale nei confronti dei mali e delle turbolenze del mondo. Non è neanche uno alla Marc Porel o Ray Lavelock della brigata speciale di Uomini si nasce poliziotti si muore, unica geniale incursione nel poliziottesco di Ruggero Deodato. Insomma, poliziotti di un singolare western metropolitano.

Per essere chiari, Angelo Sanna non è uno interessato a “proteggere” la pecora o fare il lupo per cacciare i lupi. Accumula solo “segreti” da 30 anni. Di straforo lo ascriveremmo alla temperie di “We own this city”, noi possediamo la città, la serie prodotta e firmata da David Simon. Ma chi possiede davvero la città: i poliziotti o i criminali?

Ma non è neanche il dirigente di pubblica sicurezza poi a capo dell’ufficio politico di Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto con l’inarrivabile Gianmaria Volontè, metafora dell’orgia del potere assoluto e incontrollabile, con le sue vertiginose altezze ideologiche (“il popolo è minorenne, la città è malata, la repressione è il nostro vaccino… la repressione è civiltà”). Perché, come da citazione finale di Kafka, chi è “servo della legge, appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano”. Certo, qualcosa del genere in trent’anni si è insinuato nella psicologia di Angelo Sanna. Un senso di invincibilità e inafferrabilità banalmente però piegato alle convenienze del familismo amorale.

Perché Sanna, che è poliziotto, che fa indagini sui gruppi imprenditoriali D’Alba e Telesforo e conosce “30 anni di segreti” di Foggia, si fa assumere la figlia proprio da uno degli imprenditori su cui si indirizzano le attenzioni investigative. Si, Sanna “tiene” famiglia e a giugno 2020 la figlia viene assunta da Universo Salute. Non sembra una cosa normale in generale e ancora meno normale risulta per la piega che prendono le indagini con lo storytelling del mostro D’Alba da sbattere in prima pagina mentre il socio si sbarazza di lui rimuovendolo dalla Presidenza del cda e congedando figlio e genero dallo stesso consiglio di amministrazione. Perchè già a fine 2019 Paolo Telesforo, con tutta evidenza, sapeva dell’interdittiva a venire.

Un regolamento di conti in piena regola, in attesa dell’arrivo del prefetto giusto che si materializza a luglio 2022.

La figlia dell’ispettore Sanna diventa un’intoccabile. E quando c’è chi pensa di spostarla in altro ruolo, magari affidandole la funzione di educatrice di cui pure c’è bisogno come il pane in Universo Salute, apriti cielo. Il reprobo viene immediatamente richiamato all’ordine: “Non ti permettere, ci sono ordini superiori, è figlia di… Luca Vigilante l’ha messa lì”. Anche di questo vi è traccia sonora che l’Attacco ha avuto modo di verificare.

Non è normale tutto questo. 

I guai, a un certo punto, non finiscono mai

Angelo Sanna, che dovrebbe andare in pensione a ottobre ma che ha chiesto di rimanere in servizio per un altro anno, è finito dentro un’altra vicenda opaca che riguarda suoi storici collaboratori in questura. Il passato è una terra straniera che lui prova a rassodare (ed esorcizzare) non senza difficoltà. La vicenda riguarda una presunta truffa alle assicurazioni datata 2014 il cui processo, di rinvio in rinvio, è slittato a venerdì 8 settembre. C’è molta attesa, chi ha avuto il coraggio di denunciare si è ritrovato il tritolo a casa, ha visto la morte in faccia (con moglie e figlia) ed è ancora in questo mondo grazie all’efficiente rete di protezione di Carabinieri e Finanza. La sua storia è stata ripresa anni fa da Selvaggia Lucarelli su Radio Capital, silenzio assoluto e esibita indifferenza invece dei soliti professionisti dell’antimafia sociale del Tavoliere. Una storia che, se non ci fosse di mezzo una vita diventata un inferno, sarebbe una sorta di metafora o trattatello delle forme “vischiose” del potere e del generale allargamento dell’area grigia nel mezzogiorno d’Italia. Chi allora ha denunciato si è pure beccato il cazziatone del solerte pm: “Sei un rompicoglioni nemico della polizia…”. Qualche giorno dopo il tritolo nella sua abitazione.

E’ un processo che va seguito con attenzione anche perché la prescrizione è dietro l’angolo.

E diventa pure Cavaliere

Intanto - durante quel processo e per evidenti meriti sul campo… dell’interdittiva a D’Alba -, Sanna è diventato Cavaliere del Lavoro con tanto di encomio pubblico del prefetto Carmine Esposito: “Mi dicono che sei la punta di diamante della questura”. Dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni mafiose è la seconda cosa lasciata in eredità dal questore che diventa prefetto a Foggia per appena un anno. Così si diventa Cavalieri in Italia.

Le disgrazie della figlia, l’aggressione verbale ai carabinieri che perquisiscono casa sua, la denuncia fatta dal colonnello Michele Miulli dopo le intemperanze (mettiamola così) dialettiche, il pregresso provvedimento di censura giudiziaria del procuratore Ludovico Vaccaro nei suoi confronti per aver rivelato a esponenti della criminalità organizzata l’esistenza di indagini in corso delle Fiamme Gialle su di loro, non hanno sortito effetto alcuno.

Angelo Sanna è sempre lì in ufficio.

Anzi, rivendica un rapporto stretto, più che fiduciario, con un pezzo da novanta della distrettuale antimafia di Bari, Giuseppe Gatti, già in procura a Foggia sino al 2008. Secondo autorevoli fonti investigative sarebbe lui a “proteggere” l’ispettore per le sue “coraggiose” indagini.  Statisticamente, aggiungiamo noi, indirizzate in modo prevalente a una delle batterie della Società: il clan Francavilla.

In generale, sembra di capire che a Bari quelli della distrettuale antimafia non selezionino con grande prudenza collaboratori o “facilitatori” istituzionali a giudicare da un altro personaggio controverso che fa da pontiere o da ufficiale di collegamento con altri pezzi dello Stato e propaggini informative o “buche delle lettere” on line. Parliamo dell’avvocato Pierpaolo Fischetti di Mattinata che nel frattempo, oltre ai servigi alla distrettuale antimafia di Bari (almeno così millanta), incamera lauti compensi per la sua attività professionale dalla famiglia Romito di Manfredonia. Non solo per la serratissima difesa su Guarda che Luna, il ristorante in località Acqua di Cristo a Manfredonia di proprietà di Bar Centrale sas di Francesco Romito, locale da poco smantellato dopo aspro contenzioso con prefettura e amministrazione comunale.

Cosa resta? La diffidenza che non si stempera tra Dda di Bari e Procura e forze dell’ordine del capoluogo dauno. Ruggine che viene da lontano, da prima dei tempi di Vela 1 e Vela 2 di Gianrico Carofiglio.

Angelo Sanna è sempre lì in ufficio. Tranquillo.

Sempre più solo ma resiste.  Con grande rabbia dei suoi colleghi - la stragrande maggioranza - che non vedono l’ora che si chiudano questi 30 anni. Forse, però, sui “30 anni di segreti” dell’ispettore Sanna il questore Ferdinando Rossi dovrebbe mostrare più curiosità.

Postilla finale

Nei prossimi giorni pubblicheremo l’audio della captazione ambientale manipolata in questura. Ciascuno si farà un’idea. In generale la fretta (anche di quella trascrizione) è roba del diavolo.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 



Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet