Sta facendo tremare tanti, in Capitanata, tra imprenditori e uffici tecnici comunali, l’operazione della Procura di Bari e della Guardia di Finanza denominata Ossigeno, dal termine che insieme ad altri (caramelle, polizze, etc.) veniva usato dagli intercettati per alludere alla dazione di tangenti. L’inchiesta sui presunti episodi di corruzione e turbative nelle gare pubbliche relative al dissesto idrogeologico, gestite dall’agenzia regionale Asset, concerne 15 capi d’imputazione quasi tutti relativi alla provincia di Foggia e ai Monti Dauni in particolare, ad eccezione del caso riguardante i lavori nel porto turistico di Rodi Garganico.
E’ finito in carcere l’imprenditore lucerino Antonio di Carlo, domiciliari invece per sua figlia Carmelisa di Carlo e per il 60enne Sergio Schiavone, dirigente beneventano del Coni con imprese a lui ricondubili acquisite dalla Serical di Tonino di Carlo. Sospensione dal servizio per 12 mesi per il direttore generale di Asset Elio Sannicandro (uomo di fiducia del presidente della Regione Michele Emiliano), per i funzionari regionali Leonardo Panettieri e Michele Tamborra, per Luigi Troso funzionario del Comune di Casalvecchio di Puglia, per Antonio Pacifico funzionario del Comune di Volturara Appula e per Michele Camanzo, funzionario dell’ufficio tecnico del Comune di Monteleone di Puglia.
Divieto di contrattare per 12 mesi con la pubblica amministrazione per Bruno Maria Gregoretti legale rappresentante di Adriatiche Strade – A.Stra e per l’imprenditore di Alberona Antonio Ferrara titolare della omonima srl. Per altre 12 persone indagate non sono state spiccate misure cautelari: Matteo Palumbo residente a Foggia, Michele Campanella residente a Ordona, i noti progettisti foggiani padre e figlio Paolo e Donato Coppolella, Rocco Rossi di Anzano di Puglia, Valter Pellegrino di San Marco La Catola, Vito Girardi di Celle di San Vito, Vincenzo Manzi di Biccari, Roberto Polieri di Ruvo di Puglia, Michele Longo di Foggia, Amedeo Petronelli residente a Foggia e Francesco Carrieri residente a Bari. Tra loro ci sono diversi responsabili di uffici tecnici comunali dei Monti Dauni. Al centro del presunto sistema c’è Tonino di Carlo, che gli inquirenti stanno seguendo però, dal 2020, anche in altre direzioni.
Ci sono almeno due passaggi dell’ordinanza del gip Battista che fanno ritenere che altri filoni di indagine stiano andando avanti e potrebbero portare ad altri risultati. In un primo passaggio il gip afferma che sono necessari approfondimenti rispetto al caso della rsa Il Girasole di Bovino, struttura gestita dalla Ecoservice srl di Lucera, che aveva come amministratrice l'ingegnera Carmelisa di Carlo, la figlia di Antonio e suo braccio destro, finita ora ai domiciliari. Risale già al 2020 l’acquisizione documentale che il gruppo tutela spesa pubblica del nucleo di polizia economico finanziaria di Bari eseguì negli uffici del dipartimento salute della Regione proprio con riferimento alla struttura che fu inaugurata in pompa magna dai di Carlo alla presenza del vicepresidente della Regione Raffaele Piemontese.
Il secondo passaggio dell’ordinanza è quello in cui si cita un articolo de l’Attacco di un anno fa in cui si parlava dei rumors su un’indagine delle Fiamme Gialle relativa ad appalti del Consorzio di bonifica del Gargano. Gli inquirenti stanno insomma seguendo le aggiudicazioni di di Carlo e delle imprese amiche tra cui la sipontina Rotice Antonio srl di Michele Rotice, che più volte è citata nelle carte dell’operazione Ossigeno. Una delle parti più inquietanti dell’odierna inchiesta riguarda proprio le conversazioni intercettate tra di Carlo e i funzionari collusi su quali imprese invitare alle procedure di gara per assicurarsi l’esito oggetto del patto collusivo.
C’è un episodio rispetto al quale il gip del Tribunale di Bari Giuseppe Battista parla di una sorta di “confessionale stragiudiziale” da parte di Antonio di Carlo, patron di fatto delle imprese lucerine F.lli di Carlo srl e ICG srl. E’ l’ultimo capo d’imputazione: a maggio 2020 Michele Camanzo e Matteo Palumbo, in qualità di componenti della commissione giudicatrice dell'appalto di adeguamento sismico della scuola primaria di Castelluccio dei Sauri, avrebbero ricevuto da Antonio di Carlo 36mila euro (corrispondente al 10% dell'imporlo di aggiudicazione della gara) da dividere tra loro, per favorire la vittoria di F.lli di Carlo assegnando all’offerta tecnica della srl il punteggio massimo per vincere la gara. L’aggiudicazione avvenne per 356.199 euro.
Delle indagini su Camanzo, funzionario dell’ufficio tecnico del Comune di Monteleone di Puglia poi arrivato al Comune di Zapponeta, l’Attacco scrisse a lungo negli scorsi anni, raccontandone le gare seguite.
Parlando di lui in una delle conversazioni intercettate col proprio figlio, il dominus di Carlo dice parole che sono apparse inequivocabili a polizia giudiziaria, pm e gip: “Mo c'è quel Camanzate, ieri sena mi ha chiamato per chiudere quella cosa di Caatelluccio dei Sauri! Si frega altri 12-13mila euro ... come cazzo dobbiamo fare! A bucare non lo voglio bucare. E piglia, hanno preso una piega di merda, capito? Che fai? Là piove ... là vedi'"! O t'ammolli o no! Ieri sera quella faccia di cazzo "e qua dobbiamo fare cinque e cinque...cinque". E sì…l'appalto di 400.000 euro questi fanno ... questi non fanno niente manco il cinque per cento! E ci vuole il dieci”.
“Un passaggio di esemplare chiarezza”, afferma il gip, “non necessitando di particolari sforzi interpretativi l’espressione ‘si frega altri 12-13mila euro’ sicuramente riferita a Camanzo. Il fatto, poi, che si parli di altri 12-13mila euro conferma che già una pregressa dazione di denaro vi era stata, così giustificandosi il disappunto dell'imprenditore per l’avidità del dipendente comunale, a cui non si poteva dare buca, perché se piove bisogna stare in ammollo”.
Per il gip “non vi è alcuna ragione per ritenere che colloquiando riservatamente con il figlio, Antonio di Carlo gli riferisse circostanze non corrispondenti al vero. Pertanto, lo stralcio in questione si traduce in una autentica confessione stragiudiziale”. Il gip spiega subito dopo in base a quale calcolo percentuale di Carlo sia arrivato a ipotizzare un profitto illecito, in capo a Camanzo, di 12-13mila euro, fatto che per gli investigatori certifica che il riferimento era alla gara di Castelluccio dei Sauri.
“Dalla conversazione si rileva la richiesta del 10% sull'importo di assegnazione della gara, tanto è vero che di Carlo si lamenta col figlio che non basta il 5% ma c'è bisogno del 10% ed ipotizza un introito per Camanzo di 12-13mila euro. Tale dato risulta compatibile se si considera l'importo di aggiudicazione a di Carlo della gara per complessivi 356.199 euro e la percentuale richiesta del 10% (pari a circa 36.000 euro), della quale la terza parte (12.000 euro) spetterebbe a Camanzo quale membro della commissione di gara”.
Peraltro, Camanzo e di Carlo, intercettati, parlano di “polizza”. Camanzo: “Senti la polizza all'amico quando ce la porti?”. Di Carlo: “Eeeeee ... come finiamo..... mo' oggi no. perché oggi non ci sto...Potenzialmente pure domani dai!”. Camanzo: “Ok così io gli dico domani”. Il gip al riguardo annota che “ancora una volta è evidente il carattere allusivo della conversazione, non essendo neanche astrattamente concepibile che si porti una polizza per fare un contratto”. Una telefonata effettuata da Camanzo proprio nella stessa giornata del 29 maggio 2020 in cui ebbe la seconda e ultima seduta riservata della commissione di gara - presieduta dall'ingegner Matteo Palumbo - nel corso della quale furono valutate le offerte tecniche riguardanti l'adeguamento sismico della scuola primaria di Castelluccio dei Sauri.
Poi, il giorno seguente, i due si incontrarono a Foggia sotto la casa del funzionario comunale, che durante quel colloquio fece una telefonata. Tutto è stato ripreso dagli inquirenti.
Subito dopo esser salito a bordo della propria auto, di Carlo, alquanto stizzito. Pronunciò la parola trentasei, che per il gip “assume rilevanza, se posta a sistema con l'intero quadro investigativo ricostruito: il numero 36 corrisponde esattamente al 10% dell'importo di aggiudicazione della gara di Castelluccio dei Sauri vinta da di Carlo, verosimilmente si sostanzia nella polizza di cui parlano gli indagati”.
L’ultimo passaggio è avvenuto nel pomeriggio, quando come da indicazioni ricevute telefonicamente da Camanzo l’imprenditore, dopo aver preso le banconote in auto (con fruscio chiaro captato dalla GdF) avrebbe effettuato la dazione di denaro presso lo studio di Palumbo, presidente della commissione.
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