Apparentemente, tutti (o quasi) sono rimasti del tutto silenti dopo l’intervista al signor Pietro Ciuffreda pubblicata ieri su queste colonne. Nessuna lista civica, partito, movimento o gruppo di persone ha commentato pubblicamente. Nessuna posizione, né in un senso e né nell’altro. Eppure quei contenuti non sono passati inosservati. Infatti, le chat della messaggistica istantanea ribollivano già di prima mattina con la prima pagina de l’Attacco e le reazioni alle parole riportate su queste colonne. Il signor Pietro è il padre dell’ex consigliera comunale forzista Angelica Ciuffreda, ma quest’ultima è del tutto estranea alla vicenda. Ha ammesso di aver inviato un messaggio WhatsApp all’ex Sindaco di Manfredonia, Gianni Rotice, in quella convulsa mattina del 27 ottobre scorso, quando le dimissioni di 13 consiglieri – tra cui sua figlia, appunto – fecero cessare il governo cittadino.
Ha riferito, inoltre, che quel messaggio Rotice “ce l’aveva già scritto su un foglio di carta che mi ha consegnato. Mi ha detto: non lo mandiamo da qui, perché se intercettano le cellule telefoniche vedono che siamo vicini. Poi mi ha detto ancora: me lo mandi domani mattina presto (venerdì 27 ottobre, ndr) da casa tua, tra le 7,30 e le 8. Io sarò nella zona industriale, ti rispondo e vieni qui”. “E cos’è, una fiction?”, esordisce così l’ex primo cittadino, sorridendo come tutti lo vedono fare sempre, a l’Attacco. Fosse davvero una fiction, bisognerebbe prendere atto della bravura dello sceneggiatore. Ma non lo è, non deve esserlo.
Non stupisce, perciò, che sia proprio Gianni Rotice a voler intervenire per fare le sue precisazioni. Anzi, le sue smentite. È stato tirato direttamente in causa, è quindi doveroso che fornisca chiarimenti.
Nessuna promessa per un posto di lavoro se avesse conseguito almeno 100 voti, come ha sostenuto ieri Pietro Ciuffreda, piuttosto “Angelica mi è stata presentata da Giandiego Gatta, tanto è vero che si è candidata con Forza Italia. Insieme, c’era suo zio Nico Riccardo che è dipendente comunale. Riccardo sta al cimitero e prima lavorava alla Transizione ecologica, il cui assessore era Giuseppe Basta. E chi era l’assessore al Personale con la delega al cimitero? Libero Palumbo. E si chiude il cerchio magico”.
“Comprendo, anche per via della mia esperienza professionale, che ci possano essere momenti di necessità. Però non si può utilizzare lo stato di difficoltà di una persona per far cadere l’Amministrazione, questa è la gravità della cosa”, riprende ancora Rotice.
“Ma quale foglietto? Si è inventato tutto – ribatte poi alla versione fornita da Pietro Ciuffreda -. Lo dimostri, altrimenti sarebbe una grande calunnia. È lui invece che mi ha mandato il messaggio quella mattina, il giorno della raccolta delle firme. Mi è venuto a trovare e ha detto di nuovo il fatto che era alla ricerca di un lavoro a tempo indeterminato, e che Angelica fa quello che dice lui. Io gli ho risposto che dò lavoro, dal momento che sono un imprenditore, ma per merito a chi sa fare un determinato tipo d lavoro: muratori, escavatoristi e così via. Io non ho cuochi tra i miei dipendenti, il mio lavoro è un altro”.
Mentre sta conversando, Rotice guarda la chat con Pietro Ciuffreda e legge un messaggio che gli aveva inviato la mattina del 12 ottobre. Prima di “questa mattina sono al Comune se passi per le ore 15” che l’allora Sindaco aveva scritto e inviato, aveva a sua volta ricevuto un messaggio da Pietro che gli diceva: “Sono il papà di Angelica, vorrei sapere se era possibile prendere un caffè con te”. Ci tiene a precisarlo perché, a suo avviso, mostra che “mi pressava, perché voleva un lavoro. Ha messo quindi in mezzo il discorso di Angelica, perché lei era consigliera. Allora gli ho risposto di vederci e parlare. Nulla più”.
Il signor Ciuffreda aveva anche espresso una sorta di gratitudine nei confronti dell’ex Sindaco che, a suo dire, gli aveva dato una mano per lavorare presso il ristorante pizzeria Reginella. Nemmeno questo, però, corrisponderebbe al vero. “No, no. Seppur io conosca Reginella, perché era il locale del mio ex cognato, mica gli ho detto di andare a lavorare lì. Non sapevo neanche che avesse lavorato lì”. Si fa più serio e aggiunge che “se posso aiutare, aiuto. Ma qui il discorso è che lui si è venduto la firma della figlia per un posto di lavoro”, l’accusa.
Rotic torna ancora a quella fatidica mattina del 27 ottobre scorso. “Lo chiamai verso le 11-11,30 perché avevo avuto notizie circa le firme e volevo sapere se sua figlia avesse firmato le dimissioni o no. Lui fu evasivo e poi mi disse che gli avevano portato due contratti di lavoro. Allora gli ho detto che poteva firmarli, se risolveva così la situazione!”, aggiunge ridendo.
Poi si zittisce, assume quasi un’aria solenne e formula l’auspicio che “a seguito della vostra intervista pubblicata sul giornale di ieri, si apra un’inchiesta. Siamo davanti a un fatto di gravità assoluta. Spero che l’autorità giudiziaria verifichi tutto: con chi si è incontrato Pietro Ciuffreda, cosa ha fatto, chi ha fatto promesse, dove andrà a lavorare. Serve chiarezza anche sulle persone che vi hanno preso parte. Quelle che ha incontrato sono persone che non conosce o non vuole dire chi sono? Può chiederlo alle altre persone presenti che sono a lui note. Casualmente, poi, l’incontro con Forza Italia proprio al Regio Hotel Manfredi?”, la domanda (retorica) conclusiva.
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