Sono iniziati venerdì, davanti al gip del Tribunale di Bari Giuseppe Battista, gli interrogatori di garanzia per le persone colpite da misura cautelare nell’ambito dell’inchiesta Ossigeno, con cui Procura barese e Guardia di Finanza hanno svelato un presunto e consolidatissimo sistema di corruzione e turbativa d’asta negli appalti pubblici del dissesto idrogeologico, gestiti dall’agenzia regionale Asset, e di numerosi Comuni dei Monti Dauni. Ad assistere Elio Sannicandro, sospeso per un anno dal servizio di dg Asset e colpito anche da sequestro di beni, è il noto penalista barese Michele Laforgia. Sarà invece ascoltato mercoledì prossimo l’imprenditore lucerino Antonio di Carlo, considerato il dominus degli accordi collusivi scoperti dagli inquirenti. Nella propria ordinanza il gip Battista delinea chiaramente gli episodi relativi a Sannicandro e agli altri funzionari regionali indagati, ovvero il barese Michele Tamborra e il foggiano Leonardo Panettieri (residente a Manfredonia), anche loro sospesi dal servizio per 12 mesi. Presunta corruzione anche rispetto al dirigente UTC Luigi Troso, a Casalvecchio di Puglia.
La corruzione e la turbativa d'asta relative agli appalti del dissesto
Sannicandro, che tra il 2019 e il 2020 avrebbe ricevuto denaro in più occasioni da Tonino di Carlo, amministratore di fatto della F.lli di Carlo srl e della ICG srl e da Sergio Schiavone in qualità di intermediario tra i due, per una somma complessiva di almeno 60mila euro quale per corrispettivo per favorire le due imprese nella partecipazione e nell'aggiudicazione nelle gare pubbliche bandite dall’Ufficio del commissario straordinario a novembre 2019 ed in particolare garantendo a di Carlo l’aggiudicazione dell’appalto integrato per la progettazione esecutiva e realizzazione delle opere di mitigazione e prevenzione dal rischio idraulico nei bacini idrografici del torrente Picone e della lama Lamasinata, interessandosi personalmente col presidente della commissione di gara sull'andamento dei lavori della commissione e sulle modalità di assegnazione dei punteggi, nonché incontrandolo privatamente nei giorni delle sedute di gara.
Per gli inquirenti Tonino di Carlo e Schiavone incontrarono in più occasioni Sannicandro in diversi bar e ristoranti per discutere dei lavori pubblici del dissesto ai quali erano interessati ad aggiudicarsi gli appalti, promettendo e consegnando denaro in contanti per essere favoriti nelle aggiudicazioni. A Schiavone, dipendente del CONI, sono riconducibili varie imprese, tre delle quali (Setteluci srl, Apricena Calcestruzzi srl e Ripabianchi Calcestruzzi srl) acquisite dalla Serical srl, holding facente capo ai figli e al fratello di Antonio di Carlo.
Nel 2020 il funzionario regionale Leonardo Panettieri, componente della commissione giudicatrice dell'appalto integrato Picone-Lamasinata, avrebbe ricevuto da Antonio di Carlo 5mila euro in contanti per favorire la F. lli di Carlo srl nella aggiudicazione dell'appalto ed in particolare per aver assegnato all’offerta tecnica dell’impresa lucerina il punteggio necessario per vincere la gara. Ad organizzare l’incontro tra l’imprenditore e Panettieri sarebbe stata la figlia del primo, Carmelisa di Carlo. La gara fu aggiudicata a F.lli di Carlo srl per 1.434.522 euro, per la Procura con di Carlo autore dapprima di un accordo collusivo con Sannicandro e poi di una ulteriore condotta di collusione con Panettieri. Il gip afferma che “di Carlo si muove preventivamente, contattando Sannicandro prima ancora che il complesso iter amministrativo delle varie gare venga avviato”.
Schiavone informava in tempo reale dei suoi contatti con Sannicandro, predicando prudenza per non fargli prendere paura ed evidenziando la necessità di preordinare le modalità di approccio con Sannicandro, il quale non doveva vedersi arrivare cinque o sei persone contemporaneamente, come accaduto in precedenza”. In una conversazione con la propria segretaria, di Carlo lamenta di aver dovuto incassare tre appalti mentre ne avevano preso solo uno (quello relativo al torrente Picone e alla lama Lamasinata) e addirittura Schiavone non ne aveva preso neanche uno.
“Ergo: il commissario areva fregato tutti, tanto più che una delle gare era stata persa per 15-16 centesimi”, annota il gip.
Sannicandro è stato intercettato in varie conversazioni con Giorgio Borrelli, presidente di commissione in alcune gare del dissesto, a cui partecipavano le imprese dei di Carlo. Le indagini hanno inoltre evidenziato “il ruolo di sicuro rilievo” rivestito da Panettieri, componente della commissione di gara per l'affidamento dei lavori Picone -Lamasinata e Faeto. “Ci abbiamo messo i 5mila euro nella saccoccia e quello è andato là ha messo tutti quanti punteggi alti”, dice di Carlo in una intercettazione. “Tanto era stata la supervalutazione che alla fine l’avevano vinta in eccesso”, afferma il gip.
La corruzione di Tamborra
Il funzionario regionale Tamborra, tra il 2019 e il 2020, avrebbe ricevuto indebitamente dagli imprenditori di Carlo denaro ed altre utilità per aver asservito le proprie funzioni e i propri poteri tenendo conto degli interessi economici dei di Carlo e per aver orientato scelte e decisioni sugli interventi da finanziare privilegiando i Comuni rispetto ai quali i di Carlo erano interessati all’affidamento dei lavori o avevano già eseguito le relative opere, fornendo inoltre agli stessi supporto, informazioni ed aiuti in tulle le fasi della procedura di finanziamento regionale, ricevendone in cambio somme di denaro (tra cui 5mila euro in contanti a maggio 2020), nonché l'utilità in favore dell'amico imprenditore Gaetano Mininno della Mininno Ristrutturazioni e Costruzioni srl, costituita dalla partecipazione in RTI (F.lli di Carlo srl e Mininno Ristrutturazioni e Costruzioni srl) nella gara del Comune di Conversano dei lavori di recupero e valorizzazione del Parco Archeologico di Castiglione in quanto l’impresa di Mininno non possedeva la categoria OG2 richiesta dal bando.
Il gip parla di “costante messa a disposizione” di Tamborra nei confronti dei di Carlo e sottolinea che “con totale stravolgimento della logica e degli interessi del territorio, erano gli imprenditori di fatto a decidere quali interventi dovessero essere finanziati, privilegiando quelli cui erano interessati. In quasi tutti i casi i progetti erano redatti nell'ambito delle imprese degli indagati, facendosi poi figurare che gli stessi fossero stati predisposti dalle amministrazioni municipali”. “Tamborra, nello svolgere le proprie funzioni di pianificazione, gestione e liquidazione degli interventi da ammettere al finanziamento”, avrebbe “sistematicamente dato priorità al tornaconto di di Carlo, in primo luogo informandosi su quali fossero i comuni per i quali il lo stesso aveva interesse e sulle possibilità di eseguire opere ed interventi sul demanio idrico superficiale, per poi agire di conseguenza nella fase di pianificazione e scelta delle opere da finanziare”. Tutto questo, per gli inquirenti, in cambio di denaro e altre utilità. Tonino di Carlo era informato preventivamente da Tamborra e “le decisioni assunte dalla P.A., quando ancora non erano state rese pubbliche le gare, erano commentale dai due imprenditori”. “La certezza nutrita dai di Carlo di risultare aggiudicatari si evince dai messaggi WhatsApp intercorsa tra gli stessi e Tamborra. che aveva cura di cancellarli, a differenza dei due imprenditori, in questo ben più spericolati di lui”, commenta il gip. Esemplare il caso di gennaio 2020, quando di Carlo spronò Tamborra ad “andare avanti” per “quell'altra cosa”, vale a dire i lavori presso il porto di Lesina. cosa che puntualmente si realizzava. “A decidere le priorità erano di fatto di Carlo e in seconda battuta Ferrara, ovviamente guidati dal loro interesse e con buona pace dell'interesse pubblico”, prosegue il gip. E’ a Tamborra che di Carlo si riferisce quando afferma “quello fa con Caroprese (altro imprenditore foggiano concorrente nel settore degli appalti pubblici) fa con tutti quanti questo, capito? E si compra la macchina!”.
La corruzione di Troso relativa ai lavori a Casalvecchio di Puglia e la turbativa d'asta
Nel 2020 Luigi Troso, responsabile del settore tecnico del Comune di Casalvecchio e RUP dell'appalto per il lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria del demanio idrico superficiale “Tratti di canale Santa Lucia e Giulio di Toro” in agro di Casalvecchio di Puglia con importo a base d'asta di 142mila euro, avrebbe ricevuto da di Carlo 3mila euro per aiutare la F.lli di Carlo srl a vincere la gara, in particolare per aver invitato alla procedura la srl e altre due imprese in rapporti con di Carlo (la Antonio Ferrara srl e l’A.Stra Adriatica Strade), così ponendo le premesse per consentire alla F.lli Di Carlo srl di vincere la gara. Carmelisa di Carlo avrebbe organizzato l’incontro del padre con Troso, accompagnandolo inoltre all'appuntamento nel corso del quale sarebbe avvenuta la dazione. In tal modo sarebbe stata turbata la gara, aggiudicata a di Carlo per 103.705,80 euro, con le offerte di comodo di Ferrara e Gregoretti, ovvero con ribassi minori rispetto a quello presentato dalla F.lli di Carlo.
“Un metodo sperimentato in ulteriori gare. tutte aggiudicate dall'imprenditore lucerino”, dice il gip, per il quale “non vi è dubbio che i progetti per Casalvecchio fossero stati redatti dai di Carlo, a firma dell'UTC, come emerso dallo scambio di messaggi su WhatsApp tra Carmelisa di Carlo e Tamborra, nonché confermato dal fatto che Troso aveva ancora due pendrive ricevuti dalla professionista e che evidentemente contenevano file utili alla predisposizione dei progetti medesimi, se non proprio i progetti nella loro integralità”. Nella documentazione amministrativa acquisita non vi era la determina con cui era stato approvato l’elenco delle imprese estratte dopo il sorteggio, oltre a non esserci il verbale relativo alle operazioni compiute. Un sorteggio per il gip fittizio. Il dato decisivo è la conversazione avvenuta il 26.5.2020 tra i di Carlo, nel corso della quale il primo chiedeva alla figlia se avesse messo le tre carte nella busta, ricevendone risposta affermativa. Anche in questo caso di Carlo appuntò la presunta dazione illecita e confermò la disinvoltura con cui dava le mazzette.
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