L’utilizzo dei fondi PNRR per superare ed eliminare l’indicibile vergogna dei ghetti di Capitanata rappresentava un’occasione unica. La scadenza di giugno 2026 per l’ultimazione degli interventi proposti dai Comuni è ormai ad un passo e forse solo gli enti più piccoli, come Carapelle e Carpino, riusciranno a raggiungere l’obiettivo. Nulla da fare, invece, per i progetti più grandi come quello relativo al ghetto di Borgo Mezzanone, dove vivono migliaia di lavoratori migranti in condizioni disumane e indegne di un Paese civile. Le speranze che si nutrivano negli scorsi anni erano grandi, anche per via della garanzia rappresentata dal coinvolgimento di una realtà autorevolissima e prestigiosa come il Politecnico di Bari, che aveva prodotto il documento “Oltre il ghetto - Strategie insediative per il superamento degli insediamenti informali dei lavoratori agricoli migranti”, un accurato lavoro coordinato, in qualità di responsabili scientifici, dai professori Francesco Defilippis, Nicola Martinelli e Carlo Moccia. Le attività di consulenza svolte dal dipartimento ArCoD (Architettura, Costruzione e Design) del Poliba si sono inquadrate nell’ambito del protocollo di intesa tra Regione Puglia, Università Aldo Moro di Bari, Politecnico di Bari e Università di Foggia per supportare il Comune di Manfredonia (beneficiario della misura del PNRR) nella elaborazione e territorializzazione del P.A.L., il Piano di azione locale. Tali attività avevano l’obiettivo di individuare gli elementi chiave della strategia, espresse nelle componenti infrastrutturali e non infrastrutturali, per il superamento dell’insediamento abusivo allocato lungo la pista dismessa dell’ex aeroporto militare di Borgo Mezzanone, fornendo una risposta abitativa, lavorativa e di integrazione sociale ai lavoratori migranti che lì risiedono.
Nel documento si sottolineava che la concentrazione in un unico sito di un numero molto alto di migranti in condizioni di grave precarietà insediativa determina condizioni di marginalità, degrado materiale, isolamento sociale, con conseguente diffusione dell’illegalità, i cui fenomeni macroscopici sono il caporalato e la criminalità.
“La proposta delineata nel P.A.L. risponde alla domanda abitativa relativa a circa 4.000 braccianti agricoli, stranieri, presenti in questo territorio e nell’insediamento informale di Mezzanone”, si precisava. “L’insediamento, stabile nella precaria consistenza materiale, è caratterizzato da una modalità insediativa variabile - al contempo temporanea e stanziale - con picchi massimi durante il periodo di intensa produzione agricola, ovvero durante i mesi primaverili ed estivi. L’intero processo è svolto in sinergia con la Prefettura di Foggia, Regione Puglia, Comune di Manfredonia, sindacati e commissione straordinaria del Comune di Foggia, amministrazione coinvolta in qualità di altro soggetto attuatore della strategia, al fine di perseguire intese interistituzionali tramite concertazione, promuovere occasioni di condivisione e confronto tra i diversi livelli istituzionali e favorire azioni e politiche integrate nella prospettiva di attuazione della strategia. Tali attività di interlocuzione sono funzionali al coordinamento delle azioni materiali e immateriali e all’acquisizione di eventuali pareri dagli enti sovraordinati per l’attuazione degli interventi, secondo le tempistiche scandite dal PNRR, oltre che per predisporre azioni e politiche di accompagnamento dei lavoratori migranti verso una soluzione alloggiativa stabile e dignitosa. Si delinea così un processo complesso di scala sovracomunale tra il Comune di Manfredonia e Comune di Foggia, formalizzato nell’impegno congiunto e coadiuvato da Regione Puglia e Politecnico di Bari nelle fasi propedeutiche al convenzionamento con il Ministero del lavoro e allo sviluppo dei diversi gradi di progettazione, ulteriori risorse economiche che integrerebbero quanto finora stanziato attraverso il PNRR”.
Peccato che tutto sia finito nel nulla. Oggi trapela grande delusione da parte di chi nel Poliba ci credette e vi lavorò. C’è stata una progressiva presa di distanza dagli esiti che si stavano configurando. Si è buttato in mare un lavoro che aveva impegnato per due anni e che ha avuto un costo, anche emotivo, su quei docenti.
L’interlocuzione istituzionale – con Regione (che aveva promosso l’ingaggio del Politecnico), Prefettura, Comuni di Manfredonia e Foggia –, che tanto era stata intensa, si è liquefatta tra la fine febbraio e i primi di marzo 2025 e oggi, dietro le quinte, si parla di “vicenda tristissima, terminata con la conclusione ignominiosa della perdita dei fondi”. Si sta ragionando, a Bari, su una occasione pubblica per riflettere criticamente sulla debolezza complessiva dimostrata dagli attori pubblici in questa occasione e per riguadagnare il significato di una azione fondata su una strategia insediativa territoriale, volta al superamento del ghetto.
“Gli interventi previsti dal PAL nei Borghi di Cervaro (territorio comunale di Foggia) e Borgo Mezzanone si possono considerare come una prima attuazione del programma “Oltre il ghetto” che, nel tempo, avrebbe potuto estendersi sino a includere Giardinetto ed eventualmente Segezia e Borgo Incoronata. La filosofia dell’intervento è cambiata fortemente quando Stato, Regione e Comuni di Foggia e Manfredonia hanno scelto di intervenire soltanto sull’area ex Cara, di fatto concentrando tutto in un nuovo ghetto, casomai meglio servito e più civile di quello esistente ma comunque separato dai contesti urbani”, analizzano alcuni addetti ai lavori a l’Attacco.
“Secondo la politica – ovvero Stato/Regione/Comuni - ciò si rendeva opportuno perché, essendo l’area ex Cara di proprietà pubblica, la sua utilizzazione non avrebbe richiesto espropri, consentendo una realizzazione delle opere compatibile con i tempi del PNRR. Si sosteneva anche, soprattutto da parte degli amministratori dei Comuni, che i cittadini dei Borghi si opponevano alla soluzione della costellazione insediativa, prevista dal programma originario, perché la sua attuazione avrebbe comportato una presenza diffusa e costante - sgradita ai residenti - dei lavoratori agricoli migranti nei borghi. Infine, attraverso il coinvolgimento di Invitalia, promosso dalla Struttura commissariale presieduta dal prefetto Falco, la politica ha convenuto sulla possibilità di realizzare la cosiddetta Foresteria, localizzata nell’area ex Cara, utilizzando i prefabbricati standard della Protezione Civile, pensati per le condizioni abitative temporanee di emergenza”. Decisioni che non hanno visto affatto il coinvolgimento del Politecnico di Bari, che tanto si era speso per immaginare un risultato totalmente diverso, che avrebbe davvero cambiato il volto della Capitanata.
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