Consorzio bonifica Gargano, per Regione illegittime delibere su soldi extra a Tabacco e promozioni dipendenti

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E’ sempre scontro tra la governance del Consorzio di bonifica del Gargano e la Regione Puglia, che è tornata a farsi sentire criticando alcune delibere recenti del cda guidato dal presidente Michele Palmieri. Un rapporto tempestoso che va avanti, ormai, dal 2022, quando Bari intervenne (invano) per bloccare la nomina dell’ex vicepresidente Michele Tabacco quale nuovo direttore dell’ente di viale Colombo. Il cda votò l’incarico a Tabacco e Palmieri lo comunicò con grande soddisfazione dicendosi sereno dopo il parere legale ricevuto in merito. Poi, però, arrivò lo stop della Regione, con l’ufficio regionale di vigilanza che concluse il procedimento di controllo con un diniego del visto di legittimità, rilevando criticità nella procedura adottata poiché a suo dire non sarebbero stati rispettati i principi di trasparenza, imparzialità ed efficienza previsti dalla normativa regionale. La Regione sottolineò che, nonostante il CCNL dei dirigenti dei Consorzi di bonifica consenta assunzioni dirette, tale strumento non può superare l’obbligo di adottare criteri pubblici e concorsuali, sanciti dalla legge regionale. Il Consorzio fu criticato per non aver adottato procedure ad evidenza pubblica per la selezione, per non aver garantito la pubblicazione online di atti e documenti rilevanti per l’assunzione come previsto dalle norme sulla trasparenza, per non aver fornito i chiarimenti esaustivi richiesti dalla Regione che aveva già contestato circostanze analoghe in passato. La Regione Puglia dispose che la deliberazione non producesse effetti fino alla conclusione di un procedimento di riesame da parte del Consorzio, il quale però ribadì la propria scelta. Adesso si ripete lo stesso, identico copione. Come rivelato su queste colonne, il 5 settembre scorso il cda deliberò di riconoscere a Tabacco, come direttore del Consorzio, un’indennità di funzione integrativa pari a 24.000 euro annui, al lordo delle ritenute previdenziali e fiscali a carico del dirigente, da ripartire durante l’anno in 14 mensilità, come componente della retribuzione mensile; precisò che tale indennità integrativa sarebbe stata corrisposta, per l’anno 2025 in corso, in quota proporzionale al periodo compreso tra la data di adozione del provvedimento e il 31/12/2025, mentre dal 01/01/2026 sarà riconosciuta in pieno valore fino al termine di scadenza del contratto di lavoro. Dunque il presidente Palmieri fu autorizzato alla sottoscrizione dell’apposito addendum al contratto di lavoro di Tabacco.

Come per ogni atto, la delibera fu poi trasmessa alla Regione Puglia per l’esercizio del controllo di legittimità previsto dalla legge e la Regione, il 6 ottobre scorso, chiese sia copia del contratto di lavoro di Tabacco sia chiarimenti in ordine all’istruttoria e ai parametri retributivi adottati per la determinazione dell’indennità di funzione integrativa, in relazione alle disposizioni del contratto collettivo nazionale di lavoro e alla contrattazione individuale con il dirigente. Inoltre chiese di trasmettere attestazione del responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza dell’ente circa l’insussistenza di situazioni di conflitto di interessi in relazione al parere di regolarità contabile espresso sul provvedimento.

Dopo i chiarimenti ottenuti, il 30 ottobre la Regione - relativamente a più deliberazioni consortili - rilevò indicazioni in merito ai “parametri retributivi adottati per la determinazione dell’integrazione della misura dell’indennità di funzione, così come definita a livello di contrattazione individuale per il personale dirigente”, ribadendo che tale integrazione doveva riferirsi a “specifiche e particolari responsabilità connesse con l’assetto organizzativo ed operativo dell’ente, richiedenti più elevate prestazioni qualitative e quantitative e il conseguimento di specifici risultati”, senza, quindi, fornire alcuna propria determinazione istruttoria a riguardo del provvedimento in questione. Infine la Regione comunicò il formale diniego di legittimità per gli atti consortili richiamati, invitando a dare avvio al procedimento di riesame e precisando che “nelle more i provvedimenti non avranno alcun effetto di legge”.

Un nuovo cartellino rosso, a fronte del quale però il cda consortile lo scorso 13 novembre, ritenendo “che non sussistano elementi di illegittimità nell’atto deliberativo”, ha concluso il procedimento di riesame resosi necessario a seguito della nota della Regione, confermando la deliberazione medesima e quanto in essa stabilito. A votare sono stati, oltre a Palmieri, il vicepresidente Rocco Coccia e i consiglieri Aniello Della Malva,  Angelo Pio D’Addetta (rappresentante legale della Il Sole società agricola, la srl di Tabacco), Nicola Mitrione e Berardino Totaro (fratello di Vincenzo, direttore facente funzioni dell’ente Parco nazionale del Gargano). Alla riunione era presente lo stesso Tabacco, direttamente interessato dalla questione.

Ma non è tutto, perché la Regione è intervenuta anche rispetto all’attribuzione di mansioni superiori nei confronti di due dipendenti: da un lato la promozione a responsabile del Settore Catasto e Tributi del dipendente geometra Roberto Finaldi (segretario territoriale FILBI UILA UIL, l’unico rimasto al fianco della governance, attaccata duramente invece dagli altri sindacati), con conseguente passaggio dall’attuale inquadramento dell’Area dipendenti A all’Area Quadri; dall’altro la formale definitiva attribuzione delle mansioni superiori e, dunque, il riconoscimento della nuova qualifica per la dipendente Carmela Melchionda.

Il 6 ottobre la Regione, nell’ambito dell’esercizio del proprio controllo di legittimità, comunicò all’ente di viale Colombo che “come previsto dall’articolo 41 per procedere alla valutazione e all’eventuale riconoscimento delle mansioni superiori, è necessario che il dipendente abbia prestato servizio lodevole per almeno un anno nel profilo professionale immediatamente inferiore a quello corrispondente alle mansioni superiori” e chiese di “specificare quale sia il criterio o il requisito oggettivo per stabilire la sussistenza del lodevole servizio”. Poi, con una successiva nota, disse che, “acquisito il titolo di studio in possesso trasmesso per i dipendenti in questione con i chiarimenti, permangono le doglianze rappresentate in relazione al rispetto dell’articolo 41 del vigente C.C.N.L. che disciplina il procedimento per la promozione e l’assegnazione di mansioni superiori” ed espresse “formale diniego di legittimità”, negando tale visto e disponendo il riesame.

Anche in questi due casi il cda, all’esito del riesame, ha confermato il 13 novembre il proprio deliberato.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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