San Severo, Palazzo Chigi indaga su Manzaro. Sponcichetti ascoltato dalla Procura sul caso Marino

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Il nuovo anno si apre a San Severo nel segno della continuità, almeno sul piano delle tensioni politico-amministrative che da oltre dodici mesi accompagnano l’esperienza di governo guidata dalla Sindaca Lidya Colangelo. Dopo un 2025 scandito da indagini, diffide, azzeramenti di giunta, silenzi istituzionali e polemiche mai chiarite, il 2026 debutta con un ulteriore elemento di criticità: una nuova indagine avviata dagli ispettori della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha messo nel mirino la presunta nomina del geometra Giuseppe Manzaro come esperto a supporto del Sindaco. Un’indagine che non nasce nel vuoto, ma che si inserisce in un quadro già fortemente compromesso. Palazzo Chigi aveva infatti già acceso i riflettori sul Comune di San Severo per il mancato rinnovo del Nucleo di Valutazione, organo obbligatorio scaduto da oltre un anno e mai ricostituito, e per le inerzie legate al caso delle presunte incompatibilità della presidente del Consiglio comunale Rosa Caposiena, su cui si era pronunciata anche l’Autorità Nazionale Anticorruzione. Ora, secondo quanto emerge, l’attenzione degli ispettori si concentra su una figura che, pur non ricoprendo incarichi elettivi né ruoli amministrativi formalizzati, continua a essere indicata come centrale negli equilibri politici cittadini: Giuseppe Manzaro. Il nuovo filone di accertamento arriva a pochi giorni dagli articoli pubblicati da l’Attacco il 23 e il 30 dicembre, nei quali veniva ricostruito il ruolo esercitato da Manzaro all’interno dell’amministrazione Colangelo e sollevati interrogativi sulla legittimità e sulla trasparenza della sua collaborazione con la Sindaca. Non a caso, dopo quelle pubblicazioni, Manzaro è scomparso dalla scena pubblica, evitando apparizioni, dichiarazioni e presenze visibili. Una scelta che, tuttavia, non coincide con un reale passo indietro. Secondo più fonti politiche e amministrative, infatti, Manzaro continua a lavorare dietro le quinte, partecipando a riunioni riservate, tavoli politici e momenti decisionali informali, mantenendo un ruolo che in città viene ancora percepito come quello di un vero e proprio sindaco ombra. Il quadro che si delinea è quello di un’amministrazione che, a distanza di oltre un anno e mezzo dall’insediamento, appare ancora avvolta da una fitta nebbia di ambiguità, reticenze e nodi irrisolti, mentre le indagini si moltiplicano e la pressione istituzionale continua a crescere.

Secondo quanto trapelato da ambienti istituzionali, l’attività ispettiva avviata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri non si limita a una verifica meramente formale sugli atti mancanti, ma sta assumendo i contorni di una ricognizione più ampia sul funzionamento interno dell’amministrazione comunale di San Severo. La presunta nomina di Giuseppe Manzaro come esperto a supporto del Sindaco rappresenta, in questa prospettiva, soltanto il punto di emersione di un problema più profondo: l’esistenza di una catena decisionale informale, parallela a quella ufficiale. Gli ispettori di Palazzo Chigi stanno cercando di ricostruire se l’incarico a Manzaro esista realmente sotto il profilo giuridico o se, al contrario, si sia di fronte a una collaborazione mai formalizzata ma di fatto operativa. Un’ipotesi che assume particolare rilevanza alla luce della totale assenza di pubblicazioni obbligatorie sul sito istituzionale del Comune: nessun decreto, nessun curriculum, nessuna dichiarazione di insussistenza di cause di incompatibilità o conflitto di interessi. Un vuoto documentale che, secondo indiscrezioni, ha sorpreso anche gli stessi ispettori.

Il nodo centrale resta tuttavia il ruolo concreto esercitato da Manzaro. Nonostante la definizione fornita dalla Sindaca Colangelo – quella di un collaboratore politico privo di accesso agli uffici e alle strutture comunali – numerosi elementi indicano una presenza ben più incisiva. Manzaro è stato visto partecipare a riunioni operative con dirigenti e funzionari, prendere parte a confronti su interventi infrastrutturali e, in più occasioni, recarsi presso cantieri di lavori pubblici. Presenze che, se confermate, solleverebbero interrogativi non marginali sulla natura della sua funzione e sul perimetro entro cui avrebbe agito. A rendere il quadro ancora più delicato vi è la posizione professionale di Manzaro, che risulta un libero professionista e che, secondo quanto emerso, sarebbe stato sospeso dal Collegio dei Geometri per questioni amministrative. Un dettaglio che, in un contesto di incarichi non formalizzati e di interventi su opere pubbliche, assume un peso tutt’altro che secondario e che potrebbe essere ora oggetto di specifiche verifiche ispettive.

Dopo la pubblicazione degli articoli di fine dicembre, Manzaro ha scelto di abbassare drasticamente il profilo pubblico, rinunciando a presenze visibili e a qualsiasi forma di esposizione mediatica. Tuttavia, in ambienti politici e amministrativi, si continua a sostenere che il suo ruolo non si sia affatto esaurito. Al contrario, Manzaro continua a essere indicato come una figura di raccordo tra le diverse anime della maggioranza, presente nei momenti decisionali più delicati e coinvolto nelle strategie politiche dell’amministrazione. Questo retroscena si intreccia con un altro elemento che gli ispettori stanno osservando con attenzione: la ricorrenza sistematica di silenzi istituzionali e di mancate risposte a istanze formali. Non solo quella relativa alla nomina di Manzaro, ma anche quelle che in passato avevano riguardato il Nucleo di Valutazione e il caso Caposiena. Una modalità operativa che, nel tempo, ha contribuito ad alimentare un clima di opacità e di crescente diffidenza.

Nel frattempo, sullo sfondo, continua a muoversi il filone giudiziario sugli affidamenti diretti che avevano coinvolto l’assessore Gigi Marino. Secondo indiscrezioni sempre più insistenti, l’audizione di Amerigo Sponcichetti davanti alla Procura della Repubblica non rappresenta un passaggio isolato, ma si inserisce in una fase ancora attiva dell’inchiesta. Gli inquirenti stanno cercando di comprendere non solo i profili amministrativi degli affidamenti, ma anche le dinamiche decisionali che li hanno accompagnati e i soggetti che, pur non ricoprendo ruoli ufficiali, avrebbero avuto un peso nelle scelte. È in questo contesto che la figura di Manzaro torna costantemente sullo sfondo. Non come indagato, almeno allo stato, ma come elemento ricorrente nei racconti e nei retroscena che circondano le decisioni più controverse dell’ultimo anno e mezzo. Una presenza che contribuisce a rafforzare la percezione di un’amministrazione attraversata da livelli di governo sovrapposti, dove la distinzione tra ruoli formali e influenze informali appare sempre più sfumata.

Per la Sindaca Colangelo, il nuovo fronte aperto da Palazzo Chigi rappresenta l’ennesima prova di tenuta politica. Rispondere agli ispettori significa non solo chiarire la posizione di Manzaro, ma anche fornire una spiegazione complessiva sul modo in cui vengono assunte le decisioni a Palazzo Celestini. Un passaggio che potrebbe rivelarsi tutt’altro che indolore, soprattutto se le verifiche dovessero far emergere discrepanze tra la versione ufficiale e le prassi effettivamente adottate. In attesa degli esiti delle ispezioni e degli sviluppi delle indagini giudiziarie, una cosa appare evidente: la vicenda Manzaro non è un episodio isolato, ma il simbolo di un metodo di governo che, negli ultimi mesi, ha sollevato più di un interrogativo. Ed è proprio su questo metodo che, ora, gli ispettori di Palazzo Chigi sembrano intenzionati a fare piena luce. 

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