San Severo, la verità di Amerigo Sponcichetti: "Sono stato tagliato fuori perché indigesto a quel sistema"

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L’articolo pubblicato ieri da l’Attacco ha aggiunto un elemento nuovo e potenzialmente dirimente alla vicenda che, da un anno, investe il Comune di San Severo: il presunto racconto reso alla Procura dal Rup Di Nauta in merito a pressioni subite per l’affidamento di un incarico. Pressioni che – secondo indiscrezioni – sarebbero state ricondotte all’allora assessore ai Lavori Pubblici Amerigo Sponcichetti. Una ricostruzione che ha immediatamente acceso il dibattito politico e istituzionale, costringendo uno dei protagonisti a intervenire pubblicamente per respingere ogni addebito. Il punto, tuttavia, non è soltanto la smentita dell’ex assessore, ma il contesto nel quale quella smentita matura. Perché la vicenda Di Nauta-Sponcichetti si inserisce in un quadro già fortemente compromesso, segnato dal caso Marino, dalle dimissioni eccellenti, dalle verifiche giudiziarie sugli affidamenti diretti e, più recentemente, dall’attività ispettiva avviata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un contesto nel quale le versioni ufficiali sono spesso obbligate dal segreto istruttorio, mentre i retroscena continuano a emergere per accumulo. È in questo spazio, tra ciò che può essere detto e ciò che resta sottinteso, che si collocano anche le informazioni raccolte da l’Attacco nella giornata di ieri. Una fonte interna a Palazzo Celestini ha voluto chiarire la posizione di Sponcichetti, respingendo con decisione l’idea che possa aver esercitato pressioni indebite. “È molto dispiaciuto per quello che è venuto fuori, perché sembra che sia stato lui a fare pressioni su Di Nauta, quando in realtà non è assolutamente così. Se davvero Di Nauta ha riferito questo, si prende una bella querela per diffamazione. Ci sono carte e documenti che lo tutelano. È vero che è stato ascoltato dalla Procura, ma come persona informata sui fatti, non come indagato. Con il segreto istruttorio può solo smentire, ma le carte stanno tutte dalla sua parte”. La stessa fonte aggiunge un elemento politico non secondario, che contribuisce a rileggere anche l’uscita di Sponcichetti dalla Giunta Colangelo. “Non fa più l’assessore proprio perché non si è piegato a un certo tipo di dinamiche”. Intanto, sul piano politico, il silenzio della Sindaca Lidya Colangelo continua ad alimentare tensioni e interrogativi. A intervenire è stato anche il consigliere comunale di opposizione Francesco Sderlenga, che ha denunciato pubblicamente l’assenza di chiarimenti da parte dell’amministrazione. “Palazzo Celestini non è una proprietà privata. Il silenzio della Sindaca davanti alle gravi indiscrezioni di stampa è un’offesa alla trasparenza e al diritto dei cittadini di sapere. Basta zone d’ombra: la città pretende verità”. Parole che si inseriscono in un clima già appesantito da fratture interne alla maggioranza, da polemiche sulla gestione di settori strategici e dalla sensazione diffusa che il controllo politico dell’amministrazione si sia progressivamente indebolito.

È in questo scenario che va letta anche la presa di posizione di Amerigo Sponcichetti, che nelle scorse ore ha deciso di parlare a l’Attacco. Una difesa dura, a tratti sofferta, che respinge le accuse ma, tra le righe, contribuisce a raccontare il funzionamento di un sistema nel quale non tutti hanno accettato le stesse regole del gioco. Una presa di parola che nasce, come chiarisce lui stesso, dall’esigenza di difendere la propria reputazione personale e professionale, più che da una volontà di entrare nel merito di vicende ancora coperte dal segreto istruttorio.

“La ricostruzione che avete fatto è lesiva della mia dignità personale e professionale. Quel titolo non rappresenta la realtà dei fatti. Io conosco bene la mia condotta di vita e sono sereno sotto tutti i punti di vista, perché non sono un delinquente”. Sponcichetti respinge con decisione l’idea di aver esercitato pressioni sul Rup Di Nauta per l’assegnazione di incarichi. Un’accusa che, se confermata, avrebbe un peso rilevante sul piano giudiziario e politico. “Se davvero qualcuno ha riferito in Procura che io avrei fatto pressioni, se ne assumerà la responsabilità e pagherà le dovute conseguenze. Se Di Nauta ha detto questo, allora se la vedrà con una querela per diffamazione”.

L’ex assessore insiste su un punto preciso: l’assenza di rapporti tali da giustificare un’interferenza indebita. “Io con Di Nauta ho rapporti civili, non abbiamo grandi frequentazioni, ma il saluto non ce lo siamo mai tolti. L’ho sentito personalmente e mi dice tutt’altro. Mi dice di non essere stato nemmeno chiamato dalla Procura e di non aver mai fatto il mio nome”. Sul tema più delicato – quello del suo eventuale coinvolgimento nelle indagini – Sponcichetti si muove lungo il crinale obbligato tra smentita pubblica e prudenza imposta dal segreto istruttorio. “Se vi hanno detto che io sono stato ascoltato dalla Procura, allora credo che dobbiate cambiare le fonti, perché vi fanno fare una brutta figura. Io non so quali iniziative stia portando avanti la Procura e non so se ci siano indagini in corso”.

Parole che, però, più avanti lasciano spazio a una lettura meno netta. “Sono cose delicate, che non possono essere raccontate al vento. Capisco il diritto all’informazione, ma nel caso di specie il fatto che io sia stato ascoltato dalla Procura, così come è stato raccontato, è una grande bufala”. Una smentita formale che convive con la consapevolezza di trovarsi all’interno di un contesto investigativo ancora in divenire. E che si accompagna a una rivendicazione del proprio metodo di lavoro durante il periodo da assessore. “Durante il mio assessorato avevo paura anche a spostare una spillatrice. Riconosco la delicatezza dell’incarico e soprattutto il rispetto delle cose che non sono mie, che mi è stato tramandato come educazione dalla mia famiglia”.

Sponcichetti rivendica una linea di rigore che, nel tempo, lo avrebbe messo in difficoltà all’interno di un sistema politico-amministrativo tutt’altro che lineare. “Io sono un neofita della politica. Vengo da un’educazione basata su valori morali molto rigidi. Forse in politica funziona diversamente, ma per me l’amicizia è una cosa e il rispetto delle regole un’altra”. Il riferimento, nemmeno troppo implicito, è al rapporto con Giuseppe Manzaro. “È risaputo che Manzaro era un mio amico. Poi le cose sono andate diversamente. L’amicizia è una cosa, in politica forse funziona diversamente. Dico forse, perché io continuo a credere che non dovrebbe funzionare così”.

Sulle presunte pressioni esercitate su Sindaca e amministrazione, Sponcichetti è netto nel delimitare il proprio perimetro. “Io non so che tipo di pressioni lui abbia esercitato sulla Sindaca. Non posso dire di essere stato testimone di qualcosa, perché non ho vissuto questo tipo di esperienza”. Quanto all’appalto finito sotto la lente della magistratura, l’ex assessore ricostruisce una sequenza temporale che, a suo dire, lo colloca ai margini delle decisioni finali. “Mi vennero sollevate delle problematiche procedurali e io feci le mie osservazioni a chi di competenza. Poi l’epilogo lo conoscete: a marzo la Giunta viene azzerata, io resto fuori, i lavori partono dopo la mia uscita e da quel momento non ho avuto più contezza di nulla”.

E aggiunge un elemento che considera dirimente. “Tutte le aziende che hanno lavorato a queste opere non sono a me riconducibili. Io faccio il consulente per la sicurezza sui luoghi di lavoro e di aziende in portafoglio ne ho tante, ma non ce n’è una che ha lavorato per il Comune”. Nel complesso, Sponcichetti non rivendica successi politici, ma difende la correttezza del proprio operato. “Nel mio assessorato, anche se breve, qualcosa l’ho fatto. Ho seguito lavori avviati dalla precedente amministrazione Miglio che andavano portati a termine. La gente me lo ha riconosciuto e questo mi rende soddisfatto”.

Il suo addio alla Giunta, secondo più fonti, sarebbe maturato proprio per la difficoltà di adattarsi a dinamiche che non condivideva. “Io non mi sono mai piegato a un certo tipo di logiche. Quando costruisci una vita e una carriera sull’onestà, leggere un titolo che ti attribuisce pressioni indebite fa male”. Un dolore personale che si intreccia con l’attesa per l’esito delle indagini. “Mi auguro che davvero ci siano delle indagini e che arrivino quanto prima a conclusione. Servirebbe far capire all’opinione pubblica come stanno i fatti, perché si capiranno tante cose”. Nel frattempo, tra smentite ufficiali e ammissioni affidate alle pieghe del discorso, la sensazione è che il caso Marino continui a contenere molto più di quanto emerga dalle dichiarazioni ufficiali. E che, al di là delle responsabilità penali ancora da accertare, il nodo vero resti il funzionamento di un sistema che ha prodotto fratture, esclusioni e un clima di permanente opacità. 

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