La crisi politica che attraversa il Comune di San Severo continua ad allargarsi, intrecciando vicende amministrative, tensioni interne alla maggioranza e un clima istituzionale sempre più appesantito dal silenzio e dalla mancanza di chiarimenti pubblici. Le dimissioni del consigliere comunale Ciro Pistillo hanno rappresentato un punto di svolta, rendendo esplicito un disagio che da mesi serpeggiava all’interno della coalizione guidata dalla Sindaca Lidya Colangelo. Un gesto solitario, irrevocabile, motivato – nella lettera indirizzata al Consiglio comunale – dalla crescente mancanza di chiarezza su vicende rilevanti e dall’assenza di un confronto istituzionale ritenuto indispensabile per svolgere il mandato con serenità e coerenza. A questo quadro già complesso si è aggiunta la polemica sul bando di concorso per sei posti di istruttore di vigilanza della Polizia Locale. I consiglieri di opposizione hanno denunciato pubblicamente una presunta violazione della normativa a tutela dei candidati con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), sostenendo che l’assenza di specifiche previsioni nel bando esporrebbe l’intera procedura al rischio di nullità. Accuse respinte con fermezza dall’amministrazione comunale, che ha parlato di strumentalizzazione politica e di affermazioni prive di fondamento giuridico, rivendicando la correttezza dell’operato degli uffici e disponendo, in via prudenziale, una proroga dei termini di presentazione delle domande per rafforzare ulteriormente le garanzie di inclusività. Sul piano politico, intanto, continuano a emergere ricostruzioni interne che raccontano di equilibri fragili, rapporti di forza irrisolti e di un ruolo informale ma centrale attribuito a figure prive di incarichi ufficiali. Un contesto nel quale le questioni amministrative si intrecciano con dinamiche di potere che alimentano interrogativi sulla reale catena decisionale e sulla tenuta complessiva dell’esperienza amministrativa in corso. In questo scenario si inserisce l’intervento dell’ex Sindaco di San Severo, Francesco Miglio, che da osservatore esterno offre una lettura critica della situazione, soffermandosi sul silenzio dell’amministrazione, sulle dimissioni di Pistillo, sull’immobilismo amministrativo e sul tema della legalità e della sicurezza. Un’analisi che non entra nel merito giudiziario delle singole vicende, ma richiama la necessità di una presa di parola pubblica e di azioni politiche visibili.
Dottor Miglio, come legge complessivamente quello che sta accadendo in queste settimane a San Severo?
La lettura è complessa, perché il quadro generale è talmente confuso e poco chiaro che diventa difficile dare un’interpretazione netta. Mancano elementi fondamentali. Ci sono tante voci, tante ricostruzioni, ma pochi chiarimenti ufficiali. Da un lato c’è un’amministrazione che tace rispetto a una serie di polemiche e di problematiche che vengono sollevate sia in sede politica sia all’esterno del Consiglio comunale, anche attraverso il vostro lavoro giornalistico. L’amministrazione è silente, chiusa in difesa. Questo silenzio, invece di chiarire, finisce per rendere tutto più opaco.
In questo contesto si inseriscono le dimissioni del consigliere Pistillo. Che cosa rappresentano? Un punto di rottura?
Sono sicuramente un segnale importante, un alert. È una decisione improvvisa, alla quale non segue però un’azione politica di critica esplicita. È talmente improvvisa che, da osservatore esterno, risulta difficile da decifrare. Riconosco il valore del gesto. È apprezzabile che una persona, dopo appena un anno e mezzo di mandato, scelga di dimettersi. È un atto di coerenza inusuale e quindi degno di attenzione. Non è una scelta comoda, né conveniente. Ma questo non basta a chiarire il quadro. Perché, al di là dell’apprezzamento personale, resta il problema politico. Perché si è dimesso? Non ci sono stati da parte sua voti contrari in Consiglio, non ci sono stati interventi pubblici che segnalassero in modo chiaro opacità o criticità dell’azione amministrativa. Tutto nasce in modo improvviso.
Secondo lei le motivazioni emerse finora sono sufficienti a spiegare una decisione così drastica?
Se la motivazione principale è la mancata conferenza stampa della Sindaca, mi sembra francamente insufficiente. È una ragione debole per giustificare un atto grave come le dimissioni da consigliere comunale. C’è una sproporzione tra causa ed effetto. Alle dimissioni si arriva quando si prende atto dell’impossibilità di svolgere il proprio mandato. Quando esistono situazioni oggettive che impediscono al Consiglio e ai consiglieri di operare secondo gli intendimenti e gli impegni presi con la comunità. Lì sì che le dimissioni diventano un atto coerente.
Ritiene quindi che dietro la scelta di Pistillo ci siano motivazioni più profonde?
È quello che ci si aspetterebbe. Perché nessuno lascia un ruolo istituzionale solo perché manca una conferenza stampa. Deve esserci altro, qualcosa di più radicato. Ed è proprio su questo che l’amministrazione dovrebbe fare chiarezza.
Secondo lei chi dovrebbe intervenire per chiarire questa fase?
La Sindaca in prima persona. Bene hanno fatto alcuni consiglieri di opposizione a chiedere un suo intervento pubblico. Deve spiegare cosa sta succedendo, da dove nascono tutte queste difficoltà, qual è lo stato reale della maggioranza. Al netto delle polemiche quotidiane, dopo un anno e mezzo di mandato ci si aspetta che un’amministrazione comunale abbia lasciato un segno, abbia avviato azioni che la caratterizzino.
Non vede questi segnali?
Francamente no. Dopo i primi sei mesi, che possono essere di rodaggio, la città si aspetta qualcosa. Nel bene o nel male, ma qualcosa che identifichi un’amministrazione. La mia amministrazione, su cui si può essere d’accordo o meno, si è caratterizzata. Abbiamo lavorato su un programma importante di opere pubbliche e su un profondo rinnovamento dell’apparato burocratico, con numerose procedure concorsuali avviate in poco tempo. Se non ci fossero state quelle assunzioni, oggi l’amministrazione sarebbe in grande difficoltà, perché mancherebbero le unità lavorative necessarie a portare avanti le attività amministrative. Questo va riconosciuto.
Un altro tema è quello della sicurezza.
È centrale. Mi riferisco alla notizia, paventata da un sindacato di polizia, della possibile chiusura del Dipartimento di prevenzione crimine. A suo tempo ci spendemmo tantissimo per portarlo a San Severo.
Che tipo di impegno fu quello?
Un’azione politica forte, diretta, senza precedenti nel recente passato. Andammo al Ministero dell’Interno, parlammo con il Dipartimento, con il capo della polizia. Fu un lavoro lungo e complesso.
Oggi cosa si aspetta dall’amministrazione su questo fronte?
Che faccia sentire la propria voce. La legalità e la sicurezza sono una precondizione per tutto il resto: sviluppo, investimenti, ripopolamento. Se una città è percepita come insicura, tutto il resto diventa propaganda.
Secondo lei l’amministrazione sta facendo abbastanza?
Al momento stento a vedere un’azione decisa. Non bastano i comunicati stampa. Bisogna andare fisicamente dove si prendono le decisioni. È lì che si difendono i territori.
Se oggi fosse Sindaco, come gestirebbe questa fase così delicata?
Oggi ci sono tanti strumenti per parlare direttamente ai cittadini: conferenze stampa, dirette social, comunicazioni istituzionali. Bisogna spiegare, chiarire, diradare le nubi che si stanno accumulando su San Severo.
E sul piano politico interno?
Io, in una fase di crisi del mio mandato, andai in Consiglio comunale a chiedere una mozione di fiducia. Fu un gesto simbolico, certo, ma serviva a capire chi stava ancora con me e chi no. Pubblicamente.
Un gesto che oggi potrebbe essere utile?
Sì, perché richiamerebbe tutti gli eletti alle proprie responsabilità. Se si condivide un progetto, lo si sostiene apertamente. Altrimenti si ha il coraggio di dirlo e di trarne le conseguenze.
In conclusione, cosa manca oggi a San Severo?
Manca una presa di posizione chiara. La Sindaca non può restare all’angolo. Gli attacchi fanno parte del gioco politico, ma bisogna reagire, tornare al centro del ring. Altrimenti il rischio è di uscire politicamente massacrati, e questo farebbe male non solo all’amministrazione, ma all’intera città.
Che idea si è fatto del ruolo dell'opposizione in tutta questa storia?
Potrebbero e dovrebbero fare molto di più. Sono troppo morbidi. Si tengono a distanza. Questa cosa mi lascia perplesso. Ho l'impressione che davvero ci sia qualcosa di più profondo in tutta questa situazione. Qualcosa che non si vuole proprio tirare fuori.
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