San Severo, immobile comunale Pascoli "ceduto" a Fondazione Chirò: operazione di Esposto riapre antica ferita

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A San Severo c’è una nuova – l’ennesima – fibrillazione all’interno della maggioranza che sostiene, ancora e nonostante tutto, la Sindaca Lidya Colangelo. Al centro della tensione vi sarebbe la presunta decisione dell’assessore di Alternativa Civica, Carmine Esposto, che in piena autonomia politica e amministrativa avrebbe avviato l’iter per la cessione dell’immobile comunale denominato Pascoli alla Fondazione Felice Chirò, già Banca Apulia. Secondo quanto emerge, l’assessore sarebbe determinato a portare la proposta in Giunta prima del rientro della Sindaca, attualmente assente perché in vacanza – scelta che, a quanto risulta, la prima cittadina avrebbe compiuto mantenendo riservata la località di destinazione, anche per prendere le distanze dalle polemiche che da settimane investono l’amministrazione – accelerando un passaggio che presenta profili politici, amministrativi e contabili di particolare delicatezza. Per comprendere la portata della scelta occorre ricostruire l’intera vicenda, che affonda le sue radici oltre vent’anni fa. Nel 2001 il Comune di San Severo sottoscriveva un accordo di programma con l’Università di Foggia, Banca Apulia e il Consorzio per l’Università di Capitanata. L’intesa prevedeva l’attivazione di corsi universitari, un contributo comunale di 150 milioni di lire e la concessione in comodato gratuito per 99 anni dell’edificio comunale Pascoli, nonché la concessione per 99 anni dell’erigendo stabile di Largo Sanità (corpo C) a Banca Apulia, destinato a ospitare la Biblioteca Economico-Giuridica Felice Chirò. La banca, a sua volta, si impegnava a versare 300 milioni di lire e a sostenere spese di allestimento, arredi, informatizzazione e personale. È opportuno ricordare che Banca Apulia, successivamente confluita nell’orbita di Veneto Banca, è stata coinvolta negli anni successivi in una lunga stagione di contenziosi giudiziari su scala nazionale, con centinaia di pronunce relative alla vendita di prodotti finanziari ritenuti non adeguatamente illustrati alla clientela. Vicende che hanno portato a risarcimenti in favore di risparmiatori e azionisti e che costituiscono il contesto nel quale maturerà, dopo il dissesto dell’istituto, la trasformazione in Fondazione. Il successivo recesso dell’Università di Foggia fece venir meno il presupposto dell’accordo. Con deliberazione del Consiglio comunale del 9 maggio 2013 n. 18, approvata all’unanimità, l’ente dichiarò caducati gli obblighi del 2001 e stabilì una nuova destinazione dell’edificio di Largo Sanità: la collocazione dell’intero patrimonio librario della Biblioteca comunale Minuziano, oltre centomila volumi di rilevante valore storico e culturale, degli archivi comunali e, solo in una porzione residuale, di una biblioteca privata della Fondazione Chirò. La concessione prevista era limitata a una parte dell’immobile e per un periodo massimo di 30 anni, non rinnovabili. Nonostante ciò, con la Fondazione non si giunse alla sottoscrizione di un nuovo accordo. Il Comune, nel frattempo, proseguì nella costruzione del corpo C di Largo Sanità, sostenendo un investimento complessivo superiore ai due milioni di euro. La Fondazione Chirò adì il TAR Puglia chiedendo il risarcimento di danni milionari. Il Comune si costituì in giudizio ribadendo la validità della soluzione individuata nel 2013. Con sentenza n. 732 del 6 aprile 2016 il TAR dichiarò inammissibile il ricorso principale e improcedibile quello incidentale del Comune. La Fondazione propose appello al Consiglio di Stato, giudizio tuttora pendente.

A pochi mesi dalle elezioni amministrative del 2019, il 13 febbraio di quell’anno, la Giunta comunale dell’allora Sindaco Francesco Miglio approvò la delibera n. 41, seguita dalla deliberazione consiliare n. 31 dell’11 aprile 2019, con cui si decideva di concedere in comodato alla Fondazione Chirò l’intero edificio di Largo Sanità per 30 anni, questa volta rinnovabili, subordinando l’accordo alla rinuncia reciproca al contenzioso. Una scelta che ribaltava l’indirizzo del Consiglio del 2013. Contro quella delibera votarono i consiglieri comunali Caposiena, Manzaro, Lallo, Matarante e De Lallo, all’epoca all’opposizione. Gli stessi consiglieri oggi siedono nella maggioranza che sostiene la Sindaca Colangelo, trovandosi di fatto nella posizione di dover avallare una linea amministrativa opposta a quella allora difesa. Nel frattempo la Biblioteca Minuziano continuava a essere ospitata in locali presi in affitto dal Comune, con costi a carico dei cittadini e condizioni non ottimali per la conservazione dei volumi.

La relazione tecnica predisposta all’epoca per stimare i costi di gestione dell’immobile non teneva conto della disponibilità di personale comunale già in servizio presso la biblioteca, né giustificava, sotto il profilo economico, la concessione gratuita di un bene di tale valore senza procedura comparativa. Oggi la questione torna di attualità con l’ipotesi di cessione dell’immobile Pascoli alla stessa Fondazione. Un passaggio che riapre interrogativi non solo politici ma anche patrimoniali. Rinunciare a un immobile realizzato con risorse pubbliche per una funzione culturale specifica significa modificare radicalmente la destinazione di un investimento che ha inciso in modo significativo sui bilanci comunali.

Sul piano amministrativo emerge inoltre un elemento che impone particolare attenzione. Secondo verifiche anagrafiche facilmente riscontrabili, il dirigente comunale Di Lullo, coinvolto nei procedimenti istruttori, risulterebbe essere cugino di primo grado di Vincenzo Chirò, attuale gestore della Fondazione, in quanto la madre del dirigente e la moglie di Felice Chirò sarebbero sorelle. Un dato che, pur non configurando automaticamente profili di illegittimità, rende necessaria una valutazione rigorosa sotto il profilo dell’imparzialità e dell’opportunità amministrativa. La vicenda è scandita da accordi di programma, deliberazioni consiliari, atti di Giunta, contenziosi e sentenze. È tutta agli atti. Ricostruirla non significa riaprire vecchie polemiche, ma fornire un quadro completo mentre si prospettano nuove decisioni che incidono sul patrimonio pubblico e sull’identità culturale della città. Ed è proprio alla luce di questa storia che ogni accelerazione, oggi, merita di essere osservata con attenzione. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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