Touqif e il mercato parallelo del lavoro, Buccino (Soluzione Tecnica srls): “Il sistema funziona in questo modo”

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Dalla promessa, tradita, di un lavoro regolare in Italia al blocco di una pratica che, a distanza di anni, non ha ancora trovato una conclusione. È lungo questa traiettoria che si sviluppa la vicenda di Touqif Namouuh, il 26enne marocchino che ha denunciato di aver versato 8.000 euro a un intermediario, indicato come Abderrazak, connazionale residente a Sannicandro Garganico, per ottenere ingresso e occupazione attraverso il sistema dei flussi. Un percorso che, secondo il suo racconto, si è spezzato una volta arrivato in Italia, tra passaggi amministrativi incompleti, infinite attese in Prefettura e condizioni di vita precarie nello studio dell’avvocata di Torremaggiore Benedetta Belmonte. Una versione che si confronta con quella della professionista, che respinge le accuse e parla di un’iniziativa temporanea di carattere umanitario, e con quella del patronato, nella persona di Paola Gervasoni, che descrive una pratica formalmente corretta ma ferma per un intoppo burocratico legato all’ultimo parere dell’Ispettorato del lavoro. In questo quadro si inserisce il ruolo della società indicata come datore di lavoro, la Soluzione Tecnica srls di Poggio Imperiale, e la figura dell’intermediario che, secondo la denuncia, avrebbe gestito il contatto iniziale e il trasferimento. Due nodi rimasti finora senza una versione diretta, a causa della mancata risposta da parte dei titolari dell’impresa edile, i signori Luigi Buccino e Carlo Lentinio. Per questo, dopo la pubblicazione dei primi articoli, ieri l’Attacco ha provato con insistenza a ricostruire anche il punto di vista dell’azienda. Prima cercando di contattare direttamente l’intermediario marocchino Abderrazak al numero di telefono fornito in calce alla querela di Touqif Namouuh, risultato non valido. E poi, nuovamente, entrambi i titolari della Soluzione Tecnica srls. Che questa volta hanno risposto.

Il primo tentativo è stato rivolto ad Abderrazak, la figura che, secondo la denuncia di Touqif Namouuh, avrebbe gestito l’intero passaggio dal Marocco all’Italia, fino alla promessa di un lavoro e di un alloggio. Il numero di telefono indicato nella querela è stato contattato, ma è risultato non valido. Un elemento che, allo stato, ha impedito qualsiasi confronto diretto con l’uomo al centro delle accuse. A quel punto l’attenzione si è spostata sulla società indicata come datore di lavoro, la Soluzione Tecnica srls con sede a Poggio Imperiale. Un primo contatto con il titolare Luigi Buccino non è andato a buon fine. Il telefono ha squillato senza risposta. Il giornale ha quindi deciso di contattare il socio, Carlo Lentinio, per ottenere una prima posizione ufficiale dell’azienda. Lentinio ha ascoltato la ricostruzione dei fatti e le domande poste dalla testata, ma ha interrotto rapidamente il confronto con una presa di distanza brusca. “Non mi interessa questa vicenda, per qualsiasi cosa vi confronterete con il mio avvocato”, ha affermato, chiudendo la telefonata. Richiamato poco dopo, ha accettato di ascoltare nuovamente le domande, ma ha mantenuto una linea difensiva, seppur con toni più contenuti. “Chi vi ha autorizzato a pubblicare queste informazioni? Io non sono a conoscenza dei fatti, non ho elementi per rispondere e non intendo rilasciare dichiarazioni. Non so chi sia questa persona di cui parlate. Mi confronterò con il mio legale e, se necessario, vi faremo avere una posizione ufficiale”. Poi ha interrotto nuovamente la comunicazione.

La prima reazione dell’azienda è stata dunque improntata alla chiusura e alla cautela, con il rinvio a un eventuale intervento legale. Un atteggiamento che è cambiato poco dopo, quando è stato lo stesso Luigi Buccino a ricontattare l’Attacco. Il titolare si è mostrato disponibile ad ascoltare nel dettaglio le domande e a fornire una ricostruzione. Ha spiegato innanzitutto di non aver seguito direttamente la vicenda negli ultimi giorni, essendo impegnato in un cantiere a Termoli. “In questo periodo sto lavorando fuori, ho diversi cantieri aperti e non ho avuto modo di approfondire questa situazione”, ha chiarito, collocando la propria posizione in un contesto di distanza operativa dai fatti più recenti. Entrando nel merito, Buccino ha confermato di conoscere Touqif Namouuh e di aver avuto con lui un rapporto positivo. “Con Touqif c’è sempre stato un buon rapporto. Ci siamo mossi insieme più volte, siamo andati anche in Prefettura per cercare di capire cosa stesse succedendo e risolvere il problema”, ha affermato. Secondo la sua versione, coincidente con quella di Belmonte e Gervasoni, il nodo centrale della vicenda è stato rappresentato da un blocco amministrativo. “Non sappiamo esattamente dove si sia inceppata la procedura. Da quello che abbiamo visto, si tratta di un problema interno agli uffici della Prefettura. Non dipende né da noi come azienda né dal lavoratore”.

Buccino ha insistito su questo punto, allineandosi alla ricostruzione già fornita dal patronato. L’azienda, ha sostenuto, avrebbe seguito le procedure previste dal decreto flussi e avrebbe regolarmente assunto numerosi altri lavoratori nelle stesse condizioni. “Noi avevamo necessità di manodopera e abbiamo utilizzato lo strumento dei flussi, assumendo diversi lavoratori stranieri per periodi anche brevi, ma sempre nel rispetto delle regole”. Un passaggio rilevante ha riguardato le modalità di reclutamento. Buccino ha descritto un sistema basato su contatti informali sul territorio. “Quando abbiamo bisogno di lavoratori, ci rivolgiamo alle comunità presenti sul posto. A Poggio Imperiale, ad esempio, capita di chiedere direttamente in piazza o a persone del posto se conoscono qualcuno disponibile a lavorare. È un passaparola tra connazionali”. Una dinamica che, secondo lui, non ha implicato alcun coinvolgimento dell’azienda in eventuali intermediazioni economiche. Sul punto, il riferimento al pagamento degli 8.000 euro è stato esplicito. “So che esistono queste situazioni, che tra di loro possono chiedersi dei soldi per facilitare i contatti o l’arrivo in Italia. Non viviamo fuori dalla realtà. Ma sono dinamiche interne a queste reti, non riguardano l’azienda”. E ha aggiunto: “Noi non abbiamo mai chiesto né ricevuto somme di denaro da nessuno per assumere lavoratori”.

Alla domanda su Abderrazak, la risposta è stata altrettanto chiara. “Non so chi sia questa persona, non l’ho mai conosciuta. Potrebbe essere uno dei tanti intermediari che gravitano attorno a queste comunità, ma non ha nulla a che fare con noi”. Una presa di distanza che ha delimitato il perimetro della responsabilità aziendale alle sole procedure formali. Buccino si è soffermato poi sulle condizioni in cui arrivano i lavoratori. “Questi ragazzi spesso arrivano senza un alloggio, senza punti di riferimento. Si sistemano dove possono, in condizioni di fortuna. È una situazione che vediamo tutti i giorni”. In questo contesto ha inserito anche l’ospitalità fornita dall’avvocata Belmonte. “Da quello che so, li ha aiutati mettendo a disposizione uno spazio. Non c’è altro da interpretare, è una risposta a una necessità concreta”. Tornando al caso specifico, ha ribadito che Touqif è stato inserito nel percorso previsto e che il mancato completamento è dipeso esclusivamente da fattori esterni. “La pratica è stata avviata correttamente. C’è stato questo rallentamento che non siamo riusciti a sbloccare, ma non c’è mai stata una volontà da parte nostra di non assumere o di sottrarci agli obblighi”.

Infine ha aperto alla possibilità di un confronto più approfondito. “Se serve possiamo incontrarci, così vi mostro tutta la documentazione. Devo recuperarla dal commercialista, ma non abbiamo nulla da nascondere”. Parallelamente, il giornale ha provato a verificare lo stato della pratica sul piano istituzionale. Ma il contatto con Chiara Tedesco dell’Ispettorato del lavoro, indicato come ultimo passaggio necessario, non ha prodotto dichiarazioni. La funzionaria si è limitata a fornire il riferimento della responsabile Antonella Cangiano, che sarà contattata per chiarire tempi e modalità del parere mancante. Nel frattempo, l’avvocata Benedetta Belmonte ha accettato di incontrare la testata per un’intervista, aggiungendo un ulteriore elemento a una vicenda che resta sospesa tra la denuncia di un lavoratore che afferma di aver perso tutto e la posizione dell’azienda, che sostiene di aver operato correttamente e riconduce il blocco a criticità amministrative. Sullo sfondo rimane un’area grigia, in cui agiscono soggetti non formalizzati e circolano somme di denaro prive di tracciabilità. Resta allora una domanda, che va oltre il singolo caso e chiama in causa l’intero sistema: fin dove si estende questa rete di intermediazione informale e quali livelli è in grado di attraversare prima di emergere? 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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