Nelle ultime settimane, Manfredonia si è ritrovata al centro di una tempesta politica e mediatica. L’arrivo, quasi improvviso, di 70–100 richiedenti asilo - molti dei quali provenienti dal Bangladesh - ha acceso un dibattito che ha travolto la città. A far esplodere il caso non è stato tanto l’ingresso dei migranti nella Casa della Carità, quanto la mancata comunicazione preventiva alla comunità sipontina: un silenzio istituzionale che ha lasciato spazio a paure, sospetti, accuse e narrazioni distorte. Però a Manfredonia non è arrivata solo una settantina di richiedenti asilo, ma un sistema. Il modo in cui è stato fatto - senza una comunicazione preventiva o un confronto con la città – porta alla luce molto più di un disagio momentaneo. La Casa della Carità è diventata il simbolo di una evidente frattura. Mentre la città si interrogava, qualcuno ha puntato il dito contro l’arcivescovo Franco Moscone accusandolo di “fare cassa”, il vero business passava sotto traccia. La verità da raccontare è più complessa, dal momento che la Chiesa affitta i locali però non gestisce l’accoglienza. E soprattutto non incassa i fondi destinati ai migranti. Il canone è una parte minima di un meccanismo molto più grande, che passa altrove. Il vero centro economico dell’operazione è un altro: Alcantara Service srl. È questa società - sconosciuta ai più fino a poche settimane fa - che ha ottenuto l’appalto per accogliere i richiedenti asilo trasferiti dal CARA di Borgo Mezzanone, oggi in ristrutturazione. È questa società, quindi, che incassa i fondi pubblici e decide il personale da utilizzare, i servizi, i fornitori, la gestione quotidiana. Alcantara - negli ultimi anni - ha costruito una presenza dominante nell’accoglienza foggiana, spesso in assenza di concorrenti reali. Tanti, forse tutti, hanno chiesto trasparenza. Nessuno ha spiegato chi sia l’ente che gestisce la struttura, quali appalti abbia fin qui ottenuto, come sia cresciuto negli anni e quali dinamiche abbiano permesso la sua ascesa. Per anni, il sistema dell’accoglienza in Capitanata ha funzionato come una macchina che si muoveva tra affidamenti d’urgenza, gare deserte, proroghe tecniche, sostituzioni di strutture all’ultimo minuto e operatori che comparivano e scomparivano. In mezzo a tutto questo, c’è un nome che ha iniziato a emergere con regolarità: Alcantara Service srl. Si tratta di una società piccola, con sede in provincia di Lecce, che nel giro di tre anni è diventata il perno dell’intero sistema CAS della Prefettura di Foggia. La sua ascesa è stata una scalata silenziosa, fatta di spazi lasciati vuoti, di procedure che non trovavano concorrenti, di urgenze che richiedevano risposte immediate. E Alcantara era sempre lì, pronta a offrire camere, posti letto, strutture ricettive trasformate in centri di accoglienza. Nel 2023, per esempio, quando la Prefettura di Foggia firma con Alcantara il contratto da 125 posti, la società è già dentro il sistema da mesi, grazie a una serie di affidamenti d’urgenza che le hanno permesso di occupare, senza concorrenza, gli spazi più sensibili dell’accoglienza foggiana. Il decreto dell’11 ottobre 2023 - firmato dalla viceprefetto vicario Rachele Grandolfo - è un documento che racconta più di quanto sembri. La Prefettura risolve due contratti d’urgenza - uno del 14 agosto, l’altro del 28 settembre - perché sostituiti dal nuovo contratto ordinario.
Ma quei contratti d’urgenza avevano già affidato ad Alcantara la gestione di quattro strutture a San Giovanni Rotondo: 25 posti nell’Hotel Zipeto, altri 25 posti nell’Hotel Vaticano, 50 posti nell’Hotel San Matteo, e altri 25 posti nell’Hotel Carriera. Strutture che, guarda caso, sono le stesse che la società mette a disposizione nella gara europea ASP n. 3553399. Tutti contratti che prevedevano la clausola di recesso “in qualunque momento, senza necessità di motivazioni”. E vengono risolti lo stesso 11 ottobre 2023, con un altro decreto, perché sostituiti dal nuovo appalto ordinario. È come se l’urgenza avesse preparato il terreno all’ordinario. Un pò come se la gestione temporanea fosse stata il preludio naturale all’aggiudicazione definitiva.
Alcantara gestisce le strutture prima della gara, durante la gara e dopo la gara. E infatti, quando la gara si chiude, l’unica offerta è quella di Alcantara. Nessun altro operatore si presenta. Nessuno contende il terreno, oppure mette in discussione la sua posizione. Il ribasso offerto è quasi simbolico: 0,03%. Il prezzo pro die passa da 29,75 euro a 29,74 euro, e il kit da 150 euro scende a 149,95 euro.
Il contratto viene firmato il 13 ottobre 2023. È un documento di oltre cento pagine, che definisce ogni dettaglio del servizio, in cui compare per la prima volta il nome completo dell’amministratore unico, che risulta essere una donna: Ana Ironelys Alcantara Corporan, nata a Comendador (Repubblica Dominicana) il 14/08/1982. Un documento che certifica una cosa: Alcantara è diventata l’operatore di riferimento della Prefettura di Foggia.
Ma nel 2024 il quadro cambia. La Prefettura decide di voltare pagina e indice una nuova gara europea, molto più ampia, per un fabbisogno complessivo di 700 posti. È la gara ASP Consip n. 4450446 divisa in due lotti: il primo per strutture da 15 a 50 posti, il secondo per strutture da 51 a 100 posti. Questa volta, Alcantara non è più sola. Tornano in scena operatori che negli anni precedenti erano rimasti ai margini o avevano partecipato senza successo: il Consorzio Matrix, la Fondazione Siniscalco Ceci Emmaus, il RTI Stignano.
I verbali della commissione sono impietosi. Matrix presenta un’offerta tecnica che sembra uscita da un manuale di gestione integrata: protocolli sanitari con l’ASL, personale certificato con competenze linguistiche C1, progetti con enti locali, sistemi informatizzati di tracciamento, piani alimentari dettagliati. Stignano porta un modello comunitario solido, con personale qualificato e progetti integrati valutati “parzialmente adeguati”. Emmaus, storica realtà foggiana, presenta un protocollo sanitario giudicato “buono” e progetti sociali radicati nel territorio.
E Alcantara? Alcantara non presenta protocolli sanitari. Non documenta competenze linguistiche del personale. Non propone progetti integrati con enti locali. Non porta accordi con l’ASL. E non presenta misure migliorative significative. Il punteggio tecnico finale, infatti, è il più basso tra tutti: 27,6 punti, contro i 59 di Matrix, i 54,8 di Stignano e i 44 di Emmaus. È un crollo verticale, che mostra come Alcantara non sia l’operatore più forte, bensì il più presente. È la società che ha occupato gli spazi lasciati vuoti dagli altri, non quella che ha vinto per qualità progettuale.
Eppure, nonostante il punteggio tecnico disastroso, Alcantara resta un attore centrale. Per il Lotto II, quello da 51 a 100 posti, è l’unico offerente. Mette a disposizione il CAS Hotel Cicolella di San Severo e si presenta in RTI con la cooperativa Approdo. Anche qui, il ribasso è minimo: 0,09%. Anche qui, la documentazione è ritenuta conforme. Anche qui, la concorrenza è assente.
Il confronto tra Alcantara, Matrix, Stignano ed Emmaus non è solo una questione di punteggi. È una radiografia del sistema. Matrix rappresenta il modello industriale, strutturato, certificato. Stignano porta un modello comunitario, radicato ma meno formalizzato. Emmaus incarna il modello sociale, integrato, con una forte componente sanitaria. Alcantara, invece, rappresenta il modello dell’urgenza: rapido, flessibile, immediato, ma privo di quella struttura che emerge quando la competizione è reale.
Come ha fatto Alcantara a diventare il perno dell’accoglienza foggiana nonostante un’offerta tecnica così debole? La risposta dei documenti è perché c’era, quando gli altri non c’erano. Perché ha risposto alle urgenze, mettendo a disposizione strutture quando servivano. E anche perché il sistema, per anni, non ha avuto alternative. O meglio, le alternative esistono. Ma Alcantara, nonostante tutto, continua a presidiare i segmenti meno contendibili del sistema. Finché la Prefettura avrà bisogno di risposte immediate, Alcantara resterà lì, pronta a riempire ogni vuoto.
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