Al di là di quello che sarà il risultato elettorale del referendum confermativo relativo alla riforma costituzionale della magistratura, per il quale i cittadini dovranno recarsi alle urne i prossimi 22 e 23 marzo, c’è un aspetto meramente sociologico che va evidenziato. Pur trattandosi di un referendum estremamente tecnico, sembrerebbe che il dibattito pubblico stia lentamente riacquisendo nuova linfa. Dopo i numerosi incontri monotematici che si sono susseguiti negli scorsi mesi in diversi centri della Capitanata, da nord a sud, da est a ovest, nella serata di giovedì scorso è andato in scena presso la Palazzina Liberty di San Severo un “confronto per un voto consapevole” organizzato dall’associazione “Enrico Berlinguer” Alto Tavoliere. Seppur con un’inflessione verso il No, l’incontro ha contrapposto le ragioni dei due schieramenti. Dopo i saluti del presidente dell’associazione Franco Persiano, sono intervenuti Gianni Di Cagno, ex componente del Consiglio Superiore di Magistratura, Donatella Curtotti, professoressa ordinaria di Diritto Processuale Penale e prorettrice dell’Università di Foggia, nonché del Comitato per il No, l’avvocato Luigi Iorio del Comitato per il Sì e Alfredo Ciavarella, presidente dell’Unione Avvocati di San Severo. Moderatrice del confronto è stata la giornalista Elisabetta Ciavarella. L’avvocato Ciavarella, intervistato da l’Attacco, ha ribadito l’importanza di questi incontri, che devono rispondere ai bisogni informativi dei cittadini: “Credo siano molto importanti anche per far acquisire consapevolezza agli elettori e per scoprire cose di questa riforma costituzionale che oggi sono sconosciute e di cui se ne parla poco nei media. Credo sia importante sapere come nasce una legge, com’è nata in specie questa legge, quali siano i soggetti che l’hanno promossa e quale sia lo spirito della stessa legge. Credo che iniziando a capire queste cose si possa arrivare a delle conclusioni liberamente e con spirito critico”.
L’avvocato Di Cagno ha cominciato la sua disquisizione polemizzando direttamente nei confronti del Governo: “Abbiamo sempre lamentato tutti, a partire da me, la scarsità di investimenti nella giustizia per migliorare nell’interesse dei cittadini la resa del sistema giustizia. Questo Governo, attraverso il PNRR, ha avuto ben 2,7 miliardi di euro che in tre anni dovevano servire a migliorare i tempi della giustizia italiana. L’obiettivo fissato era quello dell’abbreviazione del 40% dei tempi sia dei processi penali sia dei processi civili. A giugno 2026 scade il periodo triennale, si è in ritardo sull’abbreviazione dei tempi dei processi penali, ma è ormai certo che sarà impossibile ridurre i tempi dei processi civili nella misura fissata dal PNRR – ha affermato l’ex componente del CSM –. Quindi, la Repubblica Italiana dovrà restituire all’Unione Europea quasi tre miliardi di euro perché il Ministro della Giustizia non è riuscito a ridurre significativamente i tempi della giustizia”. La professoressa Curtotti, prima di spiegare le ragioni che dovrebbero far propendere per il No, ha evidenziato come l’attenzione maggiore che il referendum sta riscontrando tra gli elettori rispetto al passato non sia positiva perché la riforma si calerebbe in un contesto inadeguato ad un voto consapevole: “Rispetto ad altri referendum costituzionali, che forse erano troppo tecnici e la gente si sentiva distante, sto notando un interessamento e un coinvolgimento da parte dei cittadini. Temo, però, un po' in negativo – ha detto la prorettrice di Unifg –. Sappiamo bene che questo è un momento, che va avanti da un po' di tempo, in cui il cittadino sta puntando il dito contro lo Stato. Cioè, il cittadino è facilmente portato a cercare la responsabilità delle cose in tutte le istituzioni statali. Questo status di insicurezza porta il cittadino ad aver paura. Ritengo che questo momento non sia quindi adatto per una riforma del genere”. “Ho ascoltato l’altro giorno un bell’intervento del magistrato Costanzo Cea e sono sulla stessa linea – ha asserito l’avvocato Iorio –. Dopo trent’anni di militanza in un partito di sinistra, dopo non aver mai avuto una tessera in nessun partito di estrema destra, dopo non essere né massone, né pregiudicato, né imputato, leggevo le dichiarazioni di Nicola Gratteri che diceva “votano Sì soltanto i massoni, i pregiudicati e gli imputati”. Dopo questa frase, mi sento di dire che voterò Sì a questa riforma al netto di queste etichette che stanno lanciando anche i nostri alleati di coalizione”. Il dibattito è poi proseguito con la voce del pubblico. Prima con il maestro Michele Monaco, che ha tentato, senza successo, di ricevere spiegazioni in merito alla posizione sul referendum della Chiesa cattolica citando il virgolettato del cardinale Zuppi. E ancora, l’intervento dell’ex Sindaco socialista Michele Santarelli, con il suo endorsement per il Sì, al quale è seguito un trambusto di voci discordanti con il due volte primo cittadino della Città dei Campanili.
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