Caso Enichem e arsenico, mezzo secolo dopo: le verità emerse e quelle che si continua ad attendere

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Non solo arsenico, ma anche diverse altre sostanze tossiche continuano a uscire fuori dalla falda del SIN (Sito di interesse nazionale) di Manfredonia mezzo secolo dopo l’incidente più grave del petrolchimico Anic-Enichem. Da allora si attende il completamento della bonifica, coi veleni che continuano a intossicare parte dei suoli e della falda, mentre un intervento sul mare non è mai stato previsto. E’ stato molto partecipato lo scorso 14 aprile, presso il teatro comunale Lucio Dalla, il dibattito pubblico incentrato sulla vicenda Enichem, dal titolo “Il conflitto della Memoria: Manfredonia 1976-2026”. La data del 26 settembre 1976 è quella tristemente nota dello scoppio della colonna di lavaggio dell’ammoniaca dell’ex petrolchimico ANIC, contenente arsenico che si disperse nell’aria e nel terreno circostante. Chi pone un’attenzione costante da sempre sulla vicenda è la professoressa Rosa Porcu, a capo della Casa della salute e dell’ambiente, che con le donne del movimento cittadino combattè contro i veleni della fabbrica di Stato. “Lunedì si inaugura il tavolo del SIN per la rinascita del Gargano con i tre sindaci, i due esperti della ricerca epidemiologica partecipata e due rappresentanti della Casa della salute, per realizzare la partecipazione alle decisioni come chiedevamo noi donne in piazza”, afferma a l’Attacco Porcu. Nel frattempo l’Attacco ospita un intervento  dell’ex parlamentare Franco Carella e dell’ambientalista Gianfranco Pazienza. “L’incontro in teatro ha riproposto un dibattito pubblico dedicato alla vicenda EniChem, fatta di memorie, dettagli e punti di vista che ancora oggi, apparentemente, non coincidono”, scrivono. “A partire dallo scoppio del 1976 e gli incidenti successivi, fino alla manifestazione dei 40.000, nel “conflitto della memoria” Manfredonia in quella storia industriale ha ritrovato consapevolezza delle proprie risorse e, grazie alla mobilitazione popolare, ha vinto contro “il mostro della chimica di Stato”. Riappropriandosi ora di una mobilitazione corale fatta con il movimento ecologista e dell’ambientalismo scientifico allora attivo sul Gargano, con il movimento cittadino, i pescatori - i quali scesero per primi in piazza per opporsi all’attracco della Deep Sea Carrier - con le donne divenute il simbolo della lotta per la difesa della salute e dell’ambiente”. 
Ecco l’intervento di Carella e Pazienza. 

Bisogna comunque evitare il rischio che una narrazione epica della lotta dei cittadini di Manfredonia contro lo stabilimento EniChem possa alterare la complessità storica, sociale ed ambientale di quella vicenda. Anzi, fare tesoro di quella complessità per affrontare le tante questioni ambientali aperte, compresa l’opposizione al deposito Energas. Per evitare che dopo l’EniChem e dopo le varie proposte di inceneritori, la città del Golfo sia condannata a fare i conti con il rischio rilevante. La prima lezione appresa dal Movimento cittadino deriva da quella “Commissione tecnico scientifica del Ministero dell’ambiente per la verifica della compatibilità ambientale e sanitaria” per la ripresa produttiva dello stabilimento EniChem. Divenendo protagonista di una grande opera di controinformazione (una prima esperienza di citizen science),  partecipando e condividendo le informazioni tecnico scientifiche, le decisioni e le azioni con i componenti della Commissione nominati in rappresentanza del Comune di Manfredonia.

Dalla Commissione tecnica ministeriale il Movimento apprese che nel definire il bilancio dell’arsenico era stato certificato come piccole concentrazioni di arsenico “scaricate” con continuità, attraverso le condense, per una portata complessiva di circa 450 Kg/anno. 
Ne si può escludere, sulla base delle informazioni raccolte, che quantità dello stesso ordine di grandezza siano state rilasciate in atmosfera. 
Si può quindi stimare che nel corso degli anni in cui gli impianti sono stati in esercizio, si stimano circa 20 tonnellate di arsenico da aggiungere alle 10 tonnellate sprigionate il 26 settembre 1976 con lo scoppio della colonna di lavaggio della CO2. Quantità rilasciate in ambiente sotto forma di emissioni in atmosfera e scarichi in falda o in mare.

Sull’arsenico altre informazioni devono essere conosciute. Dal punto di vista della tutela della salute dei cittadini, dire che la falda acquifera dell'area ex Enichem è inquinata potrebbe avere in teoria poco valore, se si considera che quella falda non  è (o non dovrebbe essere) utilizzata per uso irriguo. Lo stesso dicasi per falda sottostante alle zone agricole di proprietà  privata, confinanti con l'area dello stabilimento. 
Infatti già dal 2013 per queste aree, su proposta  del  Dipartimento di Prevenzione dell’ASL Foggia, fu emanata dal sindaco del Comune di Monte Sant'Angelo ordinanza contingibile e urgente di divieto di utilizzo delle acque di falda per scopi potabili, zootecnici e irrigui su colture e catena alimentare.

Il vero problema, in realtà resta lo stato di salute ambientale dell’area marina del SIN prospiciente, dove affiorano le sorgenti di falda.  La caratterizzazione dell’area preliminare all'avvio delle attività di bonifica, risale al 2008, eseguita da ICRAM per il MATM con i seguenti risultati: “I livelli di concentrazioni di metalli e di elementi in tracce determinati nei sedimenti sono tutti vicini ai valori naturali dell’area ad eccezione del mercurio che in alcuni hot spot presenta concentrazione elevate. Per quanto riguarda i composti organici nell’area sono presenti alcuni composti di sintesi riconducibili ad attività antropiche, come il caprolattame ed i policlorobifenili, a concentrazioni non elevate ma significative. Le indagini ecotossicologiche non hanno segnalato alcuna situazione di tossicità. Non si evidenzia contaminazione microbiologica”.

Nel corso di bonifica della falda alcune segnalazioni di dati anomali di inquinanti presenti nel SIN a mare avvennero nel luglio del 2013, quando  il Comune di Manfredonia comunicò a ISPRA i superamenti  dei valori di arsenico nelle acque  marine antistanti il SIN di Manfredonia a circa due miglia (stabiliti dal D.M. 260/2010). Altri chiarimenti furono richiesti dalla Capitaneria di porto di Manfredonia, intervenuta su segnalazioni di emissioni maleodoranti in località “Bacco a mare”, prelevando da quella sorgente un biofilm, inviato ad esaminare presso i laboratori dell’Arpa (che non riteneva attendibile le tecniche di prelievo del campione). La Capitaneria intervenne nel corso della riunione tecnica istruttoria del 30 aprile 2014 presso il MTTMA, chiedendo chiarimenti in merito alla mancata esecuzione dell’indagine di caratterizzazione integrativa dell’area marino costiera del SIN di Manfredonia. Verità a mare che sarebbe stata necessaria durante tutta l’attività di bonifica della falda effettuata con il sistema dei pozzi di emungimento della barriera idraulica.

A 50 anni dall’incidente del 1976 si sa che l’arsenico recuperato con la bonifica dalla “barriera dei pozzi”  attraverso il sistema di lavaggio del terreno ammonta ad una tonnellata l’anno, mentre quello che si perde nel SIN a mare non è ancora dato conoscere. Per questo anniversario le richieste da avanzare ai comuni interessati e ad ENI Rewind, come compensazione ambientale, sono richieste semplici e legittime: avviare finalmente le attività di verità a mare, per certificare quello che avviene con il lavaggio della falda; anche per testimoniare con dati scientifici l’efficacia del sistema di bonifica proposto se non si registrano fuoriuscite di arsenico durante le fasi di lavaggio della matrice suolo e non si inquina la matrice mare. Questo, oltre a rassicurare i cittadini, certificherebbe anche il buono stato di salute del mare e i risultati della bonifica. L'altra richiesta e quella di avviare un progetto di riqualificazione della fascia marino costiera, per restituire al bene comune il tratto di costa e ricucire la ferita inferta dell'ex Enichem non solo alla città del Golfo.

(di Francesco Carella e Gianfranco Pazienza).

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testatina dillo al direttore WEB

 

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