Quella che sembra una polemica tra operatori turistici e istituzioni è in verità qualcosa che rischia di pesare, e parecchio, su una stagione che sta per partire e su un equilibrio già fragile. Attorno al campo boe delle Tremiti si sta addensando un clima teso, fatto di accuse, difese e soprattutto di una domanda che resta lì, sospesa: si poteva evitare? La miccia l’ha accesa la denuncia di Adelmo Sorci, da ventisei anni impegnato tra ricerca, attività subacquee e promozione del territorio. Parole nette, senza troppi giri: “La gestione è proprio farlocca, ma in una maniera... è una tragedia”, ha detto a l’Attacco. Il nodo, secondo lui, è tutto lì: un progetto pensato per tutelare l’ambiente che però, calato nella realtà, rischia di bloccare chi su quell’ambiente ci lavora quotidianamente. Il nuovo campo boe - ampliato con circa cento ormeggi - nasce per limitare l’ancoraggio selvaggio e proteggere i fondali. Ma, nei fatti, racconta Sorci, “ha completamente limitato le attività operative di tutti: giri in barca, noleggi, snorkeling. Nei campi boe non si possono attraversare, e nella fascia tra costa e boe la navigazione è interdetta. È una situazione molto complessa”. Il risultato è paradossale: si tutela, ma si ferma tutto. O quasi: “Le barche che facevano il giro dell’isola non possono più avvicinarsi alla costa. Attività che servivano a far apprezzare il paesaggio vengono meno”, spiega. E con esse, inevitabilmente, anche una fetta di economia locale.
Il punto, insiste, non è la tutela ambientale, anzi, dice: “Noi lavoriamo da ventisei anni sulla ricerca e sulla divulgazione. Siamo i primi a voler proteggere questo mare. Ma oggi la vera sfida è conciliare sviluppo economico e tutela. E si può fare”. Il problema, secondo lui, è un altro: “Mancano le competenze. Si fanno progetti senza sentire chi vive il territorio”. E gli esempi non mancano. Dalla statua di San Pio -“un’attrazione importante, oggi di fatto chiusa” - fino alle attività subacquee: “Ci hanno fatto pagare 1200 euro per le boe delle immersioni, ma le boe non ci sono. E senza boe non possiamo lavorare. È assurdo”. A rendere il quadro ancora più complicato c’è il fattore tempo. Il progetto è legato ai fondi PNRR, con vincoli stringenti. In altre parole: difficile, se non impossibile, intervenire ora in maniera strutturale. “Ormai è andata oltre - dice Sorci -. Per modificare serve il Ministero. E non è una cosa semplice”.
Sul fronte istituzionale, però, la linea è diversa. La sindaca Annalisa Lisci respinge l’idea di un’amministrazione passiva o complice. Tutt’altro: “È un progetto che mi sono trovata. Quando ci siamo insediati era già in conferenza di servizio, cioè all’ultimo passaggio. Non l’ho fatto io”, chiarisce a l’Attacco. Una ricostruzione che punta a mettere ordine tra le versioni: “Abbiamo dato un primo parere favorevole, ma vincolato a modifiche. Subito dopo siamo usciti con una delibera di consiglio comunale per dire che eravamo contrari. E da due anni porto avanti questa battaglia”. Una battaglia fatta di lettere, incontri e tentativi di interlocuzione con Roma: “Sono andata più volte al Ministero, ho scritto anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ci sono più di trenta relazioni, non è che non abbiamo fatto nulla”.
Eppure il progetto è andato avanti lo stesso. “Ci è sempre stato detto che, se fatto male, andava rivisto. Ma poi questa revisione non c’è mai stata”, aggiunge. Ora la strada è una sola: provare a intervenire a valle, quando i giochi sono praticamente fatti.
“Chiederemo un incontro congiunto con Ministero e ISPRA per capire come apportare modifiche che permettano alla marineria e agli isolani di continuare a lavorare e vivere qui”, spiega Lisci. L’obiettivo è limare vincoli e limitazioni, senza stravolgere un progetto ormai chiuso.
La preoccupazione, però, resta. Ed è palpabile: “Io sono preoccupata per l’economia dell’isola. Qui le famiglie vivono di mare. Hanno investito nelle loro attività e oggi si trovano davanti a un impatto importante”.
Il punto, alla fine, è tutto in questo equilibrio che non torna. Da una parte la tutela, sacrosanta. Dall’altra la vita quotidiana di un territorio che sul mare si regge. “Non può essere concepito un parcheggio che blocca completamente la marineria”, dice la Sindaca.
In mezzo, come spesso accade, ci sono tempi stretti, competenze che si rincorrono e responsabilità difficili da ricostruire: “Il Parco dice che è stato il Ministero, il Ministero dice che è stato il Parco, non si capisce quale sia stata la genesi di questo progetto. Fatto sta che io qui le boe me le tengo”, sintetizza.
E mentre si prova a costruire una via d’uscita - forse un tavolo a Roma, forse qualche deroga - la stagione è alle porte. E il rischio, realistico, è che a pagare siano ancora una volta quelli che il mare lo vivono ogni giorno. Perché la sensazione, al di là delle versioni, è una sola: qualcosa, in questa storia, è arrivato troppo tardi. Intanto sulle Isole si lavora e si lavorerà a metà, barcamenandosi tra regole che mutano ed altre che arrivano senza spiegazioni, mentre chi vive di mare prova a capire come andare avanti senza certezze e con una stagione iniziata già in salita.
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