I medici di medicina generale scendono in campo per la somministrazione delle terze dosi.
In Puglia, infatti, l’accordo è stato raggiunto lunedì scorso. Ma a una condizione: che questo sia solo il viatico per una ristrutturazione del ruolo dei cosiddetti “medici di famiglia” sul territorio.
“Se avessimo dovuto fare un accordo solo sulla terza dose, non avremmo firmato neanche se pagati in oro – ha evidenziato a l’Attacco Francesco Pazienza dello Smi Puglia –. A noi non interessa fare i vaccinatori, ma svolgere un servizio che riesca a rispondere a tutte le esigenze che si possono presentare al malato, al nostro assistito”.
Le terze dosi, come già ricordato a livello nazionale, saranno somministrate dopo sei mesi dalla seconda. Secondo l’accordo dell’8 novembre scorso, dunque, anche i medici di medicina generale potranno effettuare le inoculazioni. I professionisti potranno operare all’interno dei propri ambulatori, negli hub o a domicilio.
“L'intesa raggiunta dovrà poi declinarsi nelle varie Asl della Puglia e queste sarà un ulteriore passaggio – ha rimarcato Pazienza –, infatti c’è bisogno di organizzazione e ci auguriamo, anzi vigileremo, affinché sia diversa dalle prime due dosi. Diversamente saremo molto battaglieri perché l'organizzazione precedente è stata improponibile. Cosa non è andato? Non c’erano i vaccini – ha aggiunto –, soprattutto non c’era organizzazione. Le dosi non erano sufficienti per soddisfare tutti i nostri pazienti, contiamo che in questa occasione ci siano maggiori scorte”.
L’inoculazione sarà un’aggiunta alle mansioni routinarie. “Ci prendiamo carico della somministrazione della terza dose tenendo comunque conto che bisogna continuare ad assolvere ai nostri compiti istituzionali – ha confermato Pazienza –, ovvero assistere i nostri pazienti con varie patologie quali le cardiopatie, l’ipertensione, il diabete, l’oncologia. Tutta una serie di problematiche che, in seguito alla pandemia, trovano risposte solo presso il medico di famiglia viste le lunghe liste d’attesa per poter eseguire prestazioni sia in termini di visite che di ambulatorio, oltre che le indagini strumentali”.
Dunque, dall’intesa di lunedì scorso è scaturita la proposta di articolare il lavoro del medico di medicina generale in chiave più moderna. “Abbiamo concordato con la parte pubblica di aprire una discussione su tutte le criticità della medicina generale del territorio – he evidenziato Pazienza –, una discussione che riveda l’organizzazione delle associazioni complesse, la possibilità di dare supporto con collaboratore di studio e infermieri, cercare una soluzione per ridurre le liste d'attesa, il potenziamento del 118, strutturare meglio il fascicolo sanitario elettronico e fornire i medici della strumentazione relativa alla telemedicina. Quindi, la somministrazione della terza dose deve contemplare il fatto di affrontare tematiche che oggi mettono a rischio la tenuta del sistema sanitario. Ragioniamo in questi termini perché ci poniamo il problema dei pazienti prima ancora del nostro”.
In Italia non è ancora iniziata la fase della somministrazione della terza dose a tutti, se ne sta discutendo. L’ulteriore inoculazione per i soggetti fragili ultrasessantenni è partita e viaggia sui binari della normalità. “Abbiamo fatto un accordo di prospettiva – ha sottolineato l’esponente dello Smi Puglia – se dovesse esserci un ampliamento, come sembra, a quel punto dovremo pensare a organizzare meglio il sistema vaccinale. Ritorno economico? Si tratterà di un lavoro che verrà svolta al di fuori dell’orario giornaliero e quindi è naturale che venga premiato con un qualcosa in più, è stata prevista una quota che verrà distribuita ai medici di medicina generale che somministreranno le dosi”.
La platea conta 1,5 milioni di pugliesi (1 milione di over 60, 400mila fragili, 130mila operatori sanitari. 110 mila dei componenti di questa platea sono stati già vaccinati con la terza dose. “Vaccinarsi presto e bene – ha dichiarato l’assessore alla Sanità Pier Luigi Lopalco durante la sottoscrizione dell’accordo – è l’unica modalità che abbiamo per evitare gravi malattie tra la popolazione più a rischio e per passare con tranquillità l’inverno che sta per arrivare”.
Non è ancora chiaro se anche i farmacisti si uniranno ai medici per la campagna vaccinale della terza dose. Pazienza però non ha dubbi in merito. “Se devo costruire una casa mi rivolgo ai muratori, non certo a un falegname – ha rimarcato a l’Attacco –. Non ne faccio una questione di casta, di categoria: mi chiedo, ove dovessero esserci delle problematiche legate alla vaccinazione, la farmacia e il farmacista sono strutturati per intervenire su effetti collaterali? Questo è un aspetto, anche legale, da non sottovalutare. Esistono delle abilità in ogni settore, forse è il caso che ognuno eserciti prestazioni che rientrino nelle proprie competenze”.
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