Anche la Regione Puglia prende in considerazione la possibilità di procedere alla “revoca immediata dell'autorizzazione all'esercizio con conseguente chiusura della struttura” se a seguito dei controlli si dovesse accertare “un’eventuale responsabilità anche del titolare dell'autorizzazione” per i fatti accaduti al Don Uva di Foggia. E’ quanto si legge in una nota inviata dal dipartimento salute alle Asl interessate, ai gestori e alla Procura di Foggia.
Lo scandalo dei 30 dipendenti coinvolti a vario titolo nell’inchiesta sui maltrattamenti e abusi a danno delle pazienti del reparto femminile dell’ex istituto ortofrenico di via Lucera sta avendo una eco molto ampia e sta inducendo i vari attori della vicenda a prendere ciascuno le proprie contromisure. Ma in questa vicenda il ruolo della politica è tutt’altro che marginale, fu lo stesso Michele Emiliano a seguire in prima persona il salvataggio delle strutture dell’ex Congregazione delle ancelle della Divina Provvidenza. Dopo il crac, la titolarità delle tre sedi (di Foggia, Bisceglie e Potenza) e delle autorizzazioni passò ad Universo Salute. Questo spiegherebbe anche le voci che lo descrivono furibondo per quanto emerso.
“Il problema della ‘clinica degli orrori’ a Foggia è un pugno nello stomaco rispetto alla grande umanità dei foggiani. E umilia l’intera città sul piano nazionale – il commento di Dino Marino, già presidente della commissione sanità in consiglio regionale, con Nichi Vendola governatore, politico di lungo corso e amministratore sanseverese, oggi in Azione-Italia Viva -. Ma la domanda che mi pongo è: perché nonostante il danno mediatico alla città e i maltrattamenti acclarati dagli inquirenti la politica tace? Resta in silenzio il governo regionale ma anche l’opposizione langue. Non mi risulta una iniziativa politica dei consiglieri regionali di Foggia e di tutto il consiglio regionale, che a mio avviso, proprio per le questioni oramai note, dovrebbe intervenire. Per fare cosa? Secondo quanto emerso dalle intercettazioni, sono gli stessi dipendenti che mettono in discussione i requisiti per l’accreditamento, quando parlano della carenza del personale previsto. E’ proprio l’accreditamento che a mio avviso va rivisto immediatamente dalla giunta regionale”.
E poi la proposta: “Confrontandomi con illustri specialisti del territorio si è parlato dell’ipotesi di commissariare la struttura da parte della Regione per poi affidarla all'Azienda ospedaliera e farne un polo di eccellenza di neurogeriatria, lungodegenza e riabilitazione per tutta la Puglia, anche alla luce della crisi degli ospedali e delle Rsa”.
E’ di natura politica anche la critica mossa dal senatore FdI Ignazio Zullo che da consigliere regionale ha affrontato a lungo i temi della sanità pugliese.
“Non intendo minimamente entrare nel merito della vicenda attuale che investe il Don Uva, essendo oggetto di attenzione da parte dell'autorità giudiziaria. Devo, però, con rammarico evidenziare che la politica che governa la Regione non si può ‘svegliare’ solo quando ci sono inchieste penali. I campanelli d’allarme c’erano e si sentivano, tant’è che da consigliere regionale più e più volte ho allertato il presidente Emiliano e tutto l'assessorato alla salute per discrasie e disparità di trattamento che la Regione riservava a Universo Salute, società che gestisce anche il Don Uva, rispetto tutte le altre strutture non solo dello stesso setting assistenziale ma anche operanti in altri settori di assistenza”.
Il meloniano aveva proposto interrogazioni e proposte di legge che puntavano a istituire una commissione di indagine, scontrandosi contro un muro “che di fatto ha impedito al sistema di avere piena conoscenza di tutte le procedure amministrative, organizzative e contabili che connotano il rapporto Regione-Universo Salute. Per questo oggi mi chiedo: se ci fosse stata una commissione regionale d’inchiesta si sarebbe potuto evitare tutto quello che è emerso nei giorni scorsi? Non so ma certamente avrebbe potuto essere una leva di riflessione su comportamenti ed eventuali azioni correttive”.
Il senatore fa poi notare come la Regione, dopo aver aggiornato le tariffe per Universo Salute (ma non per altre Rsa) spedisca “una letterina di ‘ammonimento’. Ma perché quella letterina non è mai stata spedita quando sollevavo questioni delicate in ordine a tariffe e a costi (standard) sui quali si forma la tariffa? E come hanno potuto erogare maggiori somme in funzione degli aumenti tariffari senza una propedeutica valutazione dei requisiti e degli standard assistenziali? Purtroppo nel sistema Emiliano non è mai stato facile fare opposizione per allertare e indirizzare su strade di più approfondite direzioni. Oggi apprendo da notizie di stampa di quanto e come Universo Salute abbia sostenuto Emiliano alle scorse elezioni Regionali e capisco il perché di tanto ostracismo nei miei confronti”, ha concluso Zullo.
Chiedono chiarezza anche gli altri gestori delle strutture socio sanitarie pugliesi. “Vogliamo capire se si tratta di un fatto isolato, legato a comportamenti delinquenziali commessi da singole persone oppure se è mancato il monitoraggio”, ha sottolineato a l’Attacco Antonio Perruggini, presidente di Welfare a Levante, associazione di categoria che raggruppa i titolari di numerose strutture pugliesi.
“E’ molto importante fare chiarezza sui controlli e sugli accreditamenti, purtroppo quello che manca in Regione è una visione di sistema. Noi non siamo contro nessuno ma siamo contro chi non osserva le regole, che devono essere uguali per tutti. Chi gestisce le strutture ha il dovere di assicurare un servizio etico e protetto in favore dei disabili e degli anziani; la Regione ha il dovere di consentire una gestione regolare senza vessazioni e al tempo stesso deve garantire il monitoraggio dei servizi offerti. Intanto gli operatori continuano a fare un lavoro straordinario, li sento tutti i giorni e pur lavorando serenamente, sono preoccupati che si finisca per buttare il bambino insieme all’acqua sporca e questo non deve accadere”, ha concluso Perruggini.
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