Don Uva, arrivata lettera anonima: “Durante i turni di notte soffriamo a causa della mancanza di Oss”

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Sul caso “Don Uva”, travolto dallo scandalo emerso nell’operazione “New Life” su violenze, maltrattamenti e molestie sessuali ai danni di 25 pazienti con disturbi psichici del reparto ortofrenico (7 i dipendenti, tra infermieri e operatori socio-sanitari, arrestati in carcere; 8 ai domiciliari; 30 indagati in totale) c’è la lettera anonima, giunta nelle scorse ore in redazione, di chi si qualifica, in calce alla missiva, soltanto come 'dipendenti del Don Uva'. “Non ci firmiamo perché temiamo ripercussioni da parte dell'azienda”, la motivazione addotta per la mancanza di sottoscrizione personale. La lunga lettera, di cui si riportano i passaggi salienti, getta accuse sulla gestione aziendale in merito alla cura degli ospiti del “Don Uva”, confermando in parte l’impianto difensivo degli indagati negli interrogatori davanti al gip.

Indagati i quali hanno sostenuto che insulti, minacce e qualche ceffone ai pazienti dell’ortofrenico sarebbero conseguenza dello stress psico-fisico di chi doveva lavorare sotto organico e occuparsi di oltre 30 degenti con gravi problemi. Ma se per pm e gip si tratta di “parziali ammissioni” degli indagati, ora, però, la lettera anonima dei “dipendenti del Don Uva” - che fa esplicito riferimento all’inchiesta giudiziaria “New Life” - tratteggia un quadro conforme alla tesi degli ascoltati dal giudice per le indagini preliminari.

“Durante i turni di notte – si legge nella missiva - stiamo soffrendo a causa della mancanza di personale Oss. Ciò sta creando una situazione insostenibile e stiamo facendo del nostro meglio per gestire la situazione, ma sta diventando sempre più difficile […]. La carenza di personale notturno (un solo Oss su 38/40 degenti) sta mettendo a rischio la qualità delle cure che stiamo fornendo ai nostri ospiti e sta causando notevole stress e burnout ai dipendenti che stanno coprendo questi turni. È importante che la direzione del ‘Don Uva’ prenda provvedimenti per garantire che ci sia personale sufficiente durante tutte le fasce orarie, in particolare durante la notte e non incorrere in situazioni che possano degenerare perché non fornita la giusta assistenza. Tutti sanno e tutti vedono ma nessuno prende provvedimenti”, evidenzia la segnalazione giunta a l’Attacco, che continua con quanto segue. “Frequenti sono i controlli che l’azienda pone in essere durante i turni di mattina nella figura di avvocati e non sanitari, i quali vengono incaricati di controllare il servizio offerto dai dipendenti ai degenti in ordine a eventuali errori per ciò che concerne l’approccio al paziente. Tutti vedono attraverso le telecamere poste nei reparti, ma nessuno prende provvedimenti, aspettano che gli operatori stanchi della situazione possano degenerare, arrivare all’esasperazione e commettere sbagli”.

Poi la denuncia si concentra sul carico di lavoro degli infermieri di reparto e sulle mansioni non congrue ai loro incarichi di servizio alle quali questi ultimi sarebbero tuttavia costretti a sottoporsi.

“Gli infermieri - si legge ancora - sono professionisti sanitari che hanno la responsabilità di fornire assistenza ai pazienti sotto la supervisione di un medico, ma ahimè a volte siamo costretti ad accettare prescrizioni terapeutiche anche tramite telefono. Sempre ci vengono assegnati compiti che non sono pertinenti alla nostra formazione e competenze, come ad esempio la gestione amministrativa, o la trascrizione di terapia farmacologica di responsabilità dei medici aventi in cura i degenti. Ci viene chiesta la pulizia degli ambienti, igiene del paziente e mansioni alberghiere che non competono all’infermiere in alcun modo (sentenza n° 395/2019). Ci viene chiesto di coprire da soli più moduli anche su più piani, superando, quindi, di gran lunga il numero massimo a cui un professionista può assolvere per legge […]. Controllano controllano ma nessuno sequestra le consegne dove noi infermieri trascriviamo tutto ciò che accade nel reparto e soprattutto il personale realmente presente in servizio”.

Infine il passaggio sulla decisione dell’amministrazione del “Don Uva” di alzare una recinzione attorno al reparto ortofrenico. “Fu la nuova gestione – riporta la lettera anonima - nella figura di ‘Universo Salute’ in primis a non avere umanità verso i degenti dell’Istituto Ortofrenico [...] quando appena insediata pensò bene di recintare e segregare i pazienti all’interno di un perimetro al di fuori del quale non potevano e non possono ancora oggi uscire. Per circa 92 anni i pazienti sono sempre stati liberi di muoversi all’interno dell’ospedale e non solo, alcuni godevano del permesso per uscire al di fuori dell’ospedale tanto da prendere parte insieme a noi operatori alla vita sociale e famigliare di tutti i giorni: molti pazienti negli anni sono stati ospiti presso le abitazioni di noi operatori come membri di famiglia. Non abbiamo bisogno di lezioni di umanità – si sottolinea -. Sappiamo benissimo cosa significa amare e prendersi cura di chi soffre”.

A conclusione della missiva: “Noi dipendenti abbiamo fiducia nella magistratura. Avremo fiducia nella nostra dirigenza solo quando ci metterà nelle condizioni di dare il mille per mille per i cari degenti. Ben vengano le telecamere per documentare l'amore e la professionalità che investiamo su di loro […]”.

Contattato da l’Attacco per una replica, l’amministratore delegato di “Universo Salute”, Paolo Telesforo, non vuole neppure conoscere il contenuto della lettera.

“Rispondo solo a lettere firmate – il suo incipit -. Per me le segnalazioni anonime non hanno valore: le reputo atti di vigliaccheria. Perché questi signori, se ritengono di essere nel giusto, non intentano causa presso il giudice del lavoro?”, si domanda Telesforo. Secondo il quale “dietro c’è qualcuno che vuole destabilizzare il sistema. Penso che non si tratti neppure di un’iniziativa dei dipendenti del ‘Don Uva’. L’importante è che le istituzioni sappiano. Saremo i primi - conclude Telesforo - a portare questa lettera in Procura, come abbiamo sempre fatto per le decine di segnalazioni anonime che, nel tempo, ci hanno riguardato”.

Il “Don Uva”, nelle ore successive allo scoppio del caso “New Life”, è stato interessato dall’ispezione della Asl, che non ha avuto alcuna osservazione in merito alla regolarità della gestione della residenza sanitaria.

In un’intervista pubblicata sabato scorso sulla Gazzetta del Mezzogiorno, Telesforo aveva inoltre dichiarato: “Lo scandalo non ci spaventa. Una cosa è certa: non cederò l’azienda a chi vuole prendersela per riciclare denaro di dubbia provenienza”. l’Attacco ieri mattina gli ha domandato, allora, a chi si riferisse. “Affermazioni in termini generali – ha chiosato sul punto Telesforo - . Non c’è alcun riferimento specifico in quanto dichiarato in quell’intervista, né alcuna manifestazione d’interesse all’orizzonte”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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