Circa 1 italiano su 4 soffre di allergie; quelle respiratorie, come asma e rinite allergica, interessano circa 12 milioni di persone e costano più di 7 miliardi all’anno in cure, mentre quelle alimentari toccano il 3-4% della popolazione adulta e il 10% dei bambini e adolescenti. Si stima che quelle da veleno di imenotteri colpiscano circa 5 milioni di italiani ogni anno, dei quali 1 a 8 su 100 sviluppano reazioni allergiche.
Le allergie da farmaci colpiscono il 7% degli italiani e oltre il 20% delle persone in ospedale: è quanto rileva l’Associazione allergologi e immunologi italiani territoriali e ospedalieri (Aaiito). Ecco perché il ricorso ai medici specialisti del settore si moltiplica sempre di più, inoltre, ricordano gli esperti, è fondamentale gestire correttamente l'immunoterapia specifica e l'arsenale farmacologico disponibile in Italia in quanto comporterebbe una riduzione della morbidità di questi pazienti e un miglioramento della loro qualità della vita. Inoltre assicurerebbe un consistente risparmio al Servizio sanitario nazionale in termini di riduzione dei ricoveri, dei giorni di assenza dal lavoro e dalla scuola per le complicanze che derivano da una inappropriata gestione di tali patologie.
Ma ancora una volta è la carenza di medici a determinare un disservizio a danno dei pazienti. All’ambulatorio di San Severo, ad esempio, manca dallo scorso luglio l’allergologa, in congedo dal lavoro per legittimi motivi. In questi casi il datore di lavoro (nella fattispecie la Asl Foggia) ha l’onere di trovare un sostituto che consenta di dare continuità al servizio. Eppure questo non è avvenuto, lo confermano diverse segnalazioni che arrivano dagli utenti di San Severo e dintorni che si sono sentiti dire dal centro unico di prenotazione che visite all’ambulatorio di allergologia per il momento non se ne fanno. L’alternativa è quella di recarsi presso altre strutture della provincia.
“Il problema - fanno notare alcuni pazienti a l’Attacco – è che chi ha bisogno dello specialista allergologo deve sottoporsi a più visite e analisi prima di addivenire ad una diagnosi precisa, il che significa fare la spola più volte tra la nostra zona di provenienza e il luogo dove riceve l’allergologo disponibile, il che rende tutto molto più complicato, pur avendo un ambulatorio, in teoria operativo all’ospedale di San Severo”.
Di fronte a quella che agli occhi dei pazienti è sembrata una sospensione del servizio il cui termine è ad oggi sine die, alcuni di loro hanno fatto presente la cosa agli uffici amministrativi della Regione Puglia.
In effetti una risposta da parte della Asl, sollecitata da Bari, ci sarebbe stata, quasi disarmante nella sua semplicità e che suona più o meno così: “Sappiamo che manca l’allergologo, abbiamo anche provato a cercarne altri ma non sono voluti venire e quindi non abbiamo potuto sostituire il titolare dell’incarico”. E tanti saluti.
Intanto monta il malcontento tra i cittadini, soprattutto con l’arrivo della primavera, foriera di reazioni allergiche e disturbi che richiedono l’intervento dello specialista.
“Che senso ha investire tanti soldi pubblici in un ospedale che non può erogare le prestazioni che sulla carta dovrebbe garantire? E perché i contribuenti, pur continuando a pagare tasse e tributi, non possono beneficiare dei servizi previsti dal Servizio sanitario nazionale?”, gli interrogativi dei sanseveresi.
L’ambulatorio in questione si trova all’interno del Masselli Mascia che pure è stato spesso nel corso degli anni al centro di dibattiti e polemiche circa la sua funzionalità non sempre esplicata appieno e con reparti spesso chiusi a singhiozzo, sempre a causa della carenza di personale; tra i casi più eclatanti per i quali a più riprese si sono mobilitati comitati cittadini, partiti politici, amministrazione comunale, ci sono quelli, più recenti, dei reparti di ostetricia e ginecologia, o quelli di ortopedia e di pediatria, o ancora prima di oculistica e urologia.
Nel caso di allergologia, si tratta di un servizio in capo al distretto socio sanitario 51 ma la sospensione delle visite in questa branca della medicina rappresenta agli occhi dei cittadini l’ennesimo impoverimento complessivo dell’offerta sanitaria in un contesto territoriale già spesso penalizzato dalla carenza di personale.
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